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domenica 24 giugno 2018

A rieccome!!!


Sono stata poco attiva su questo blog ultimamente perché la mia testa e le mie energie erano impegnate in altro: un paio di viaggetti di cui spero di parlarvi nei prossimi post, ma soprattutto cosplay, tanto cosplay.
Quando ho iniziato due anni e mezzo fa, ero in un momento della mia vita in cui cercavo nuovi stimoli; non ero contenta di quello che avevo e sentivo il bisogno di cambiare; ero stata ad un paio di fiere e un’attività creativa e ricreativa come quella mi era sembrata un’ottima alternativa.  


L’ultima cosa che mi aspettavo, però, era che diventasse uno dei miei hobby principali, al quale dedicare molto tempo, energie e soldi.
Il cosplay è stata un’occasione per conoscere nuove persone e stringere nuove amicizie. E anche se la maggior parte è rimasta, e credo rimarrà, confinata all’ambito fieristico, con alcuni cosplayer si è instaurato un bel rapporto di amicizia che è andato ben oltre le fiere.


E nonostante alcune (poche) persone e alcuni brutti episodi capitati di recente, l’ambiente del cosplay è bello, divertente e più sano di molti altri. La competizione c’è, ed è spesso feroce, ma nelle gare a cui ho partecipato, ho trovato non solo cosplayer bravissimi ma anche belle persone, e gareggiare è stato un piacere.


Un paio di premi vinti e la costante voglia di migliorarmi e di alzare sempre di più l’asticella, mi hanno messo in testa nuove idee e progetti da realizzare; e per farlo avrò bisogno di conoscere nuovi materiali, imparare a lavorarli e acquisire skills che non pensavo nemmeno di voler possedere!



Insomma, quello che credevo fosse solo un divertimento per nerd si sta rivelando un interessante banco di prova e io non vedo l’ora di rimettermi al lavoro!
  

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martedì 14 novembre 2017

Linguadoca parte 3: il Rossiglione


E rieccomi finalmente con la terza e ultima parte del racconto del viaggio in Occitania.
Come sempre perdonate la lentezza ma fatico molto ad editare le foto.

Gli ultimi tre giorni del viaggio itinerante ci hanno portati nel Rossiglione, più precisamente nel dipartimento dei Pirenei Orientali, zona di Perpignan.

Prima di raggiungere Perpignan, però, abbiamo fatto tappa all’Abbazia di Fontfroide, a circa 20 chilometri da Narbonne. Ce l’avevano caldamente consigliata perché molto bella e caratteristica e poi perché i conversi producono ancora dell’ottimo vino che poi vendono con il marchio Abbaye de Fontfroide. Diciamo che ci ce l’ha consigliata ci ha commissionato anche alcune bottiglie nel caso fossimo passati.
Va beh, l’avete capito che questa è stata una vacanza all’insegna del vinoh!! XD

Succo d’uva fermentato a parte (XD), l’abbazia è molto bella e vale la sosta. È stata fondata nel 1093, ma fino a che non divenne un’abbazia cistercense (nel 1144) non godette di particolare prestigio. Successivamente la sua fortuna fu legata al conte di Barcellona e alla viscontessa di Narbona che cedettero terre e ricchezze. Da quel momento l’abbazia prosperò e divenne una delle roccaforti della crociata contro gli Albigesi, fino alla rivoluzione francese quando venne abbandonata. Venne acquistata agli inizi del 1900 dagli artisti Gustave Fayet e Madeleine d’Andoque che ne curarono la ristrutturazione e la fecero diventare un’importante sito artistico.











Da lì ci siamo poi spostati verso il Rossiglione, una regione a forte influenza spagnola, o per meglio dire catalana, e la differenza rispetto alle altre zone della Francia che abbiamo visitato si vede eccome.
Noi alloggiavamo a Rivesaltes, il piccolo paese dove si trova l’aeroporto di Rivesaltes-Perpignan. La cittadina è famosa per i suoi vini dolci, ma anche per una tristissima pagina della storia del secolo scorso: si trovava proprio a Rivesaltes il più grande campo d’internamento del sud della Francia attivo dal 1941 al 1942, diventato poi campo d’internamento per prigionieri di guerra tedeschi e collaborazionisti, quindi centro di smistamento per harki, gli ausiliari dell’esercito francese, durante la guerra d’indipendenza algerina. È anche il meglio conservato di Francia e proprio in questo luogo è stato recentemente costruito un memoriale.

Noi ci siamo limitati a girovagare un po’ per il centro e a visitare un domain l’ultimo giorno (che novità!), ma l’impressione era quella di essere in Spagna piuttosto che in Francia; ricorda molto i paeselli spagnoli situati lungo la strada che da Barcellona porta a Margalef, oppure i paesini dell’entroterra del nostro Meridione. Case gialle o arancioni, stradine strette, auto parcheggiate selvaggiamente, capannelli di persone sedute in piazza o davanti alla porta di casa; scene molto mediterranee ma decisamente poco francesi. Anche il clima è cambiato molto: siamo passati dalle fresche e ventilate giornate nell’Aude, ad un caldo afoso da togliere il respiro. Ma forse non è colpa del luogo ma degli sbalzi climatici della metà di agosto.

Analoga situazione a Perpignan, che non ci è piaciuta perché l’abbiamo trovata parecchio sporca e abbandonata; tranne il Palazzo dei Re di Majorca e la piazza della Cattedrale, il resto della città era talmente deprimente e trascurato da farci abbandonare il nostro giro e fuggire a Castelnou.
Il Palazzo reale, invece, è molto carino. Mi aspettavo qualcosa in più in fatto di decorazioni e magnificenza, e invece è una struttura abbastanza spartana nella sua semplicità, ma forse per questo molto maestosa. Costruito nel XIII secolo, è una costruzione gotica che aveva anche e soprattutto funzione difensiva. Interessanti la sala del trono e le due cappelle, quella della santa croce e, quella più piccola ma più decorata, della Regina.






Dopo aver visitato la cattedrale gotica, molto bella anch’essa, siamo fuggiti a Castelnou, a circa quaranta minuti di macchina da Perpignan.
Classificato come uno dei borghi più belli di Francia, è l’antica capitale della viscontea di Vallespir, della quale conserva anche il castello del X secolo. Il borgo è un gioiello interamente costruito in pietra, racchiuso dalle mura che si attraversano tramite la porta monumentale, per entrare in un dedalo di stradine fiorite e pittoresche. Unica pecca il fatto che sia invaso di botteghe di souvenir e mini ristoranti, che fanno perdere un po’ la magia del luogo, ma di qualcosa dovranno pur vivere anche gli abitanti!
Noi abbiamo mangiato uno straordinario panino con prosciutto, pomodoro e l’immancabile formaggio di capra (chèvre), che era grande quasi quanto la mia faccia e con la densità di un tondino di ghisa! XD
E meno male perché la sera abbiamo tentato di trovare un ristorante per cena, ma essendo Ferragosto era tutto irrimediabilmente chiuso! Abbiamo dovuto optare per il McDonald!




Per consolarci della giornata un po’ meh e stufi di luoghi medievali, il giorno dopo ce la siamo presa con molta calma e nel pomeriggio siamo andati a Leucate. Dire che ce ne siamo innamorati è poco!
Leucate è una cittadina costiera famosa per il suo mare e le sue lagune che la rendono perfetta per gli sport come Surf, Windsurf e Kite Surf. Posta all’ingresso delle Corbiéres, vanta 18 chilometri di spiaggia bianca e uno dei porti più grandi del Mediterraneo, Port Leucate. Ma non solo: nelle lagune di Leucate si coltivano ottime ostriche.
Noi ci siamo andati dopo pranzo, con l’idea di cenare lì. Arrivati a Leucate Plage abbiamo trovato una immensa spiaggia, come sempre ordinata, poco chiassosa, molto rilassante. Dopo una passeggiata sulla ciclabile ci siamo fermati in uno dei chioschi a goderci il sole e l’odore del mare insieme all’ultima birra della vacanza.
Quindi ci siamo spostati a Port Leucate per cena, non prima di esserci persi nella zona residenziale davanti al mare. Dopo aver peregrinato circa un’ora raggiungiamo la zona del porto per scoprire che dal parcheggio avremmo fatto 500 metri se solo fossimo andati nella direzione opposta … bene ma non benissimo!
A Port Leucate si respira un’aria tipicamente marittima, con le banchine del porto ingombre di turisti, ristoranti e negozi di souvenir, oltre che di barche attraccate. Il sole ormai basso rendeva il clima particolarmente gradevole, tipico del momento del rientro dalla spiaggia di una giornata estiva, in attesa che la zona si riempisse di persone per la cena o la passeggiata serale. Abbiamo comprato ancora un paio di souvenir e poi abbiamo scelto un ristorante per la cena a base di ostriche, pesce e vino rosè. Una delizia nemmeno troppo costosa per chiudere la vacanza alla grande.





Meglio di così non si poteva fare: eravamo pronti per tornare a casa.
Ma non prima di aver comprato altro vino! XD
PS: nota di merito per la gite de France che ci ha ospitati a Rivesaltes. La Tour du Terroir è un piccolo ma curato bed&breakfast, molto casalingo, dove tutto ruota attorno al vino, dagli arredi agli sconti per i vari domain del quale abbiamo approfittato. I proprietari sono persone molto socievoli e ottimi cuochi e gourmet. La particolarità di questa struttura è che tutto è cucinato in casa: a colazione pane, pan brioches, yougurt, marmellate sono tutte preparate dalla proprietaria. Inoltre offrono non solo una chambre d’hotes, ma anche una table d’hotes: al costo di 25€ servono una cena tipica con degustazione di vino. La cosa interessante è che si cena con loro e con altri ospiti eventualmente presenti.

E io ho scoperto che dopo due bicchieri di vino parlo un francese che Giovanna d’Arco levate proprio! XD
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venerdì 6 ottobre 2017

Linguadoca parte seconda: l'Aude



Ci ho messo tempo a scrivere questo secondo post sul viaggio in Francia perché ci metto un sacco di tempo a sistemare le foto. Sono inqualificabile, lo so! Però adesso le ho terminate ed eccovi il racconto.
La seconda tappa del nostro viaggio ci porta sul Canal du Midi; ma proprio proprio sul canale: la nostra Gite de France a Homps era una splendida villa ottocentesca situata così vicino alla riva del canale che dovevamo fare attenzione a non finirci dentro con la macchina uscendo dal parcheggio!
Ma andiamo con ordine.
Lasciamo Lunel in mattinata ma senza fretta, prendendo l’autostrada in direzione Narbonne. L’idea è di fare una tappa intermedia e per questo dobbiamo uscire dall’autostrada nei pressi di Bèzier e inoltrarci per strade extraurbane che si snodano nelle colline del Minervois.
Il Minervois è una regione francese famosa per i suoi vini (tanto per cambiare!) e deve il suo nome al paese di Minerve, nominato tra i Borghi più belli di Francia. Il paesaggio è costituito da dolci colline coperte di vigneti che si estendono a perdita d’occhio.

Vigne, vigne, vigne ovunque! Ogni tanto un ulivo

La nostra idea è di raggiungere proprio Minerve, il piccolo borgo medievale posto su una grande roccia e circondato da canyon e falesie rocciose. Qui, nel 1210 fu condotto il primo grande eccidio della crociata contro gli Albigesi. Si pensava che Minerve fosse inespugnabile, ma Simon de Monfort la prese d’assedio; dopo sette settimane la città capitolò, ma i Catari rifiutarono di abiurare la loro fede e in 150 morirono bruciati. Un monumento ricorda ancora il luogo del grande rogo.
Oggi Minerve è un paesello di 126 abitanti, visitabile in un’ora. Le stradine strette, le case medievali, la chiesa di Sant Etienne del XI-XII secolo e il grande ponte di pietra ne fanno un piccolo gioiello per gli amanti del medioevo. Nel borgo sono poi presenti numerose cantine dove degustare il vino locale direttamente dai produttori. Inutile dire che ce ne siamo andati ubriachelli e con tre bottiglie di vino in più nel bagagliaio! XD
Vinoh!!!





Arriviamo a Homps che è ancora metà pomeriggio, molto prima di quanto preventivato.
Abbiamo soggiornato alla Maison desPalmiers, una bella villa costruita dalla famiglia Saint Exupery nel 1860. La stanza era splendida, arredata con mobili d’epoca, ampi finestroni e carta da parati azzurra, e tutta la struttura era adorabile, con un giardino mediterraneo dove, tempo permettendo, fare colazione. Purtroppo noi ci siamo riusciti, poiché quei giorni soffiava un forte vento gelido, e soprattutto la mattina faceva molto freddo. Peccato che furba come una volpe, mi sia dimenticata di fotografarla.
Il Canal du Midi è esattamente come me lo immaginavo: elegante ma senza sfarzo, di quella raffinatezza silenziosa che solo i quadri dell’impressionismo francese sanno trasmettere. Le house boat lo solcano pigre (la navigazione è consentita ad una velocità massima di 8 Km/h!), le sue rive, collegate da ponti antichi come il canale stesso, sono fiancheggiate da alti platani, vigne e prati. Nei centri abitati, come Homps, i locali, ristoranti, le enoteche si affacciano tutti sul canale, ma senza eccessi, senza schiamazzi; non una sedia fuori posto o un rumore troppo forte.
L’eleganza è regina assoluta di questo piccolo angolo di Francia



E a noi non resta che adeguarci, vestirci bene e camminare lenti, verso il wine bar più vicino (vin au verre), che in realtà era il ristorante LeTonnelliers, a goderci con calma un aperitivo e poi un’ottima cena.



Il giorno dopo lo dedichiamo all’unica tappa scelta da Lui: Rennes-le-Chateau e Carcassonne. Dei misteri che avvolgono Rennes-le-Chateau ho parlato sul sito de Il Bosone, qui ne voglio parlare da turista; il borgo è carino, anche se non eccezionale, in un’oretta lo si riesce tranquillamente a girare tutto, fermandosi anche nei negozietti di souvenir. Il posto è ovviamente preso d’assalto da turisti di ogni nazionalità ma rimane abbastanza tranquillo e soprattutto molto, molto fresco. Non siamo entrati nel museo poiché non avevamo moltissimo tempo a disposizione, però la vista dal belvedere accanto alla Tour Magdala ci ha incantati. Un bicchiere di vino (tanto per cambiare XD) e un panino per pranzo e ci siamo rimessi in auto verso Carcassonne.






Carcassonne
… almeno una volta nella vita è da vedere. La cittadella medievale fortificata è una delle meglio conservate d’Europa ed è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1997; costruita su fondamenta romane, la cittadella divenne famosa per il suo ruolo centrale nella crociata Albigese. Con la sua cinta muraria e le 72 torri, è una visione mozzafiato non appena si raggiunge la città. Il resto perde importanza davanti a tale maestosità. Essendo così famosa era, ovviamente, inondata dai turisti: nelle stradine attorno al castello (l’ingresso al castello è a pagamento ma l’interno delle mura è ad accesso libero) era impossibile camminare e i negozi erano gremiti di gente. Noi abbiamo visitato tutto il castello, in un continuo sali e scendi da scale, scalette; bellissimo ma stancante. Ammetto di aver rimpianto la mancanza di un obiettivo grandangolare per la mia Canon!










L’unica pecca: non aver potuto assaggiare la Cassoulet, il piatto tipico della regione e cucinato quasi ovunque a Carcassonne, ma il parcheggio interrato chiudeva alle ore 20, troppo presto per permetterci di gustare la cena con calma. Alla fine siamo ritornati a Homps, per poi dirigerci a Olonzac e cenare a Le Minervois Bel, un elegante ristorante con un servizio impeccabile!




Il terzo e ultimo giorno di permanenza a Homps l’abbiamo impiegato per visitare Narbonne. La città ha una storia millenaria, essendo stata la prima colonia romana fondata al di fuori dell’Italia, nel 118 a.C. e divenendo poi la capitale della Gallia Narbonense. Narbonne è una città curata ed elegante, pulita e piena di fiori; la passeggiata lungo il canale permette di scoprire una città luminosa e raffinata, accogliente e mai caotica. Anche il mercato dislocato lungo il canale mancava della tipica connotazione degli analoghi italiani: nessuno che strillava, niente spintoni; insomma i francesi dimostrano eleganza in tutto.
Di Narbonne abbiamo visitato il Palazzo dell’Arcivescovo, un imponente palazzo in stile gotico oggi sede del municipio, e la cattedrale di St. Just e St. Pasteur, l’unico esempio di cattedrale gotica del mediterraneo, e ne è valsa davvero la pena.
Poi la stanchezza della vacanza ha iniziato a farsi sentire e abbiamo dirottato il pomeriggio verso la spiaggia di Narbonne Plage; attenzione! Narbonne si trova a circa 20 Km dal litorale, quindi occorre prendere l’auto e spostarsi lungo una strada un po’ curvosa che supera un altopiano brullo e roccioso. Da lì la vista è mozzafiato!








Narbonne Plage è una tipica cittadina di mare, con ristoranti, negozi di souvenir e profumo di crema solare ovunque; abbiamo raggiunto la spiaggia libera e siamo rimasti un paio d’ore a riposarci sotto il sole, per poi ripartire in direzione Homps.
Alla sera siamo tornati da Les Tonnelliers per un bicchiere di vino e le immancabili olive d’aperitivo e abbiamo cenato da En Bonne Compagnie, piccolo ma grazioso bistrot con una cucina davvero deliziosa, dove avevamo cenato anche la prima sera, tornando a casa belli ubriachelli!




La mattina dopo, prima di ripartire in direzione Perpignan, ci siamo regalati una piccola crociera di due ore lungo il Canale.
Questo angolo di Francia ci ha conquistati, per la calma dei residenti, per il loro stile di vita lento ma sempre elegante, cordiali senza essere mai invadenti. La luce, regina di tutto, è qualcosa di eccezionale, limpida, chiara, calda.
Siamo stati così bene qui … ma è già ora di ripartire per la terza tappa.

Tempus fugit …





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