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martedì 12 dicembre 2017

Regina di Fiori e Radici



Ogni tanto i libri mi capitano tra le mani; letteralmente.

È il caso di Regina di Fiori e Radici, scritto da Laura MacLem, volume che mi è stato prestato da un’amica che conosce la mia passione per il mito di Ade e Persefone.

Regina di Fiori e Radici è, infatti, una riscrittura di questo mito, già tante volte raccontato, ma con un punto di vista particolare; la vicenda è qui raccontata in prima persona dalla dea Persefone. Quella che è sempre stata protagonista muta e quasi inconsapevole nel mito, scopriamo essere in realtà una donna forte e una dea estremamente potente, una figura femminile a tutto tondo che non solo non si lascia trasportare dalle situazioni, ma prende in mano il suo destino e decide per sé in tutto e per tutto.

Il mito lo conosciamo tutti: Ade, il signore dell’Averno, si invaghisce della dea della Primavera e la rapisce per farne la sua regina. Demetra, madre di Persefone, impazzisce per la scomparsa della figlia e fa cadere il mondo in un inverno perenne. Il mito si conclude quindi con l’accordo tra Ade e Demetra in cui si dividono il tempo e la compagnia di Persefone.

Nel mito però non c’è traccia del pensiero della dea, dei suoi sentimenti e tanto meno delle sue opinioni. Un modo di raccontare un po’ troppo maschilista che ci priva del punto di vista della protagonista che è invece una eroina moderna, capace di insegnarci l’emancipazione e la lotta per affermare il proprio io. Persefone non ci sta a lasciare che gli altri decidano per lei e per la sua vita, che, in quanto dea, è eterna, ignorando i suoi sentimenti e il suo volere.

In un mondo dove la regola è che i matrimoni vengano combinati, Persefone sceglie di amare Ade ancora prima che il dio dell’Averno la rapisca, e continua a sceglierlo anche dopo, quando avrebbe la possibilità di fuggire o comunque di ritornare da sua madre, lei decide di rimanere al fianco del marito, di onorare il suo matrimonio. Questo nonostante l’Oltretomba non sia adatto alla Primavera.

È una donna forte Persefone, che riesce ad addolcire Ade, scontroso e taciturno, riesce ad imporsi al volere della madre e a tenere testa persino a Zeus, sovrano degli dei nonché suo padre; è una donna vera, consapevole del proprio corpo e della propria femminilità, capace di essere gentile con tutti come di mettere in atto una ribellione spietata, in grado di mettere in ginocchio l’umanità intera.

Persino Zeus, alla fine, si rende conto che quella sua figlia, a lungo ignorata e creduta una vuota fanciulla innamorata dei suoi fiori, è in realtà una dea potente e volitiva, capace di far rispettare il proprio volere.

D’altro canto anche Ade è un ottimo personaggio: lui è la morte e come tale non può che essere un uomo implacabile, inflessibile ma inevitabilmente giusto. La morte non fa preferenze, non guarda chi è ricco o povero, bello o brutto, raccomandato o meno; la morte è uguale per tutti e così è il dio che la governa. All’apparenza freddo e taciturno, Ade è però capace di piccoli slanci d’affetto nei confronti della sua sposa, piccoli ma che riferiti ad un simile personaggio risultano enormi e fanno capire che il rapimento di Persefone non è mai stato un capriccio. A differenza del fratello Zeus, Ade non ha rapito una fanciulla a caso in preda ad un desiderio momentaneo: ha rapito Persefone perché è lei che vuole accanto, ora e per sempre.

Il libro in generale è ben scritto, utilizza un tono aulico ben dosato, mai banale o fastidioso, anche se si perde un po’ nel raccontare la ribellione di Persefone. Ecco quest’ultima parte è un po’ confusionaria, si capisce poco cosa l’autrice ci stia descrivendo e dove voglia portare la storia. Quasi come se fosse stata scritta un po’ troppo frettolosamente. Questa parte avrebbe invece meritato molta più attenzione e cura e forse il libro sarebbe stato un piccolo gioiello, rasentando la perfezione.

Peccato, ma nel complesso rimane comunque un bel libro che merita di essere letto anche da chi non ama particolarmente i miti o da chi non si è mai avvicinato ad essi.



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lunedì 23 ottobre 2017

I miei libri dell'estate 2017



E rieccoci con un nuovo appuntamento letterario.
Ormai lo sapete che sono una lettrice accanita, e nei mesi estivi appena passati son riuscita a divorarmi, o quasi, quattro libri di cui vorrei parlarvi. Dopo capirete il perché del quasi.
Sono libri molto diversi tra loro perché, benché io ami particolarmente il genere fantasy e distopico, non disdegno libri di altro genere, a patto che siano comunque ben scritti.
Quindi ecco cosa avevo sul comodino questa estate!

È uno dei libri che ho scambiato tramite AccioBooks (e che non ho più perché ho nuovamente scambiato!), e mi ha incuriosita più per la copertina che per la trama vera e propria. Si tratta infatti di un Chick Lit, ovvero di quel tipo di letteratura rosa destinata a giovani donne single, ma con un piglio più moderno dei soliti romanzetti Harmony; è un genere di letteratura al quale mi approccio sempre con un po’ di sospetto, ma con il sistema di scambio libri posso permettermi di sperimentare.
Ambientato a New York, è la storia di Esme, 23 anni, incinta e mollata dal fidanzato, che trova lavoro in una piccola libreria indipendente dell’Upper West Side. Il romanzo è carino, non un capolavoro, ma si lascia leggere senza troppe pretese; l’ho trovato ideale nel caldo delle sere di luglio, dopo aver faticosamente terminato Gli Eredi della Terra di Falcones. La protagonista è abbastanza anonima e a tratti odiosa, il fidanzato, beh, il classico mammone ricco da abbandonare con decisione senza passare dal via. Interessanti gli altri personaggi che fanno da contorno, ma sono tutti abbastanza stereotipati e senza grande spessore psicologico. La storia è il classico esempio di vicenda problematica che si conclude con un lieto fine per la protagonista; leggero e scorrevole, è un testo senza infamia e senza lode, che vi consiglio se amate questo genere di letteratura o se cercate qualcosa da leggere in totale relax, magari quando avete appena chiuso un bel mattone!

Ho amato tantissimo il primo libro di questa trilogia di Pierce Brown (Red Rising) scoperta per caso; ho atteso a lungo l’uscita di questo secondo capitolo, temendo però di rimanere delusa. In rarissimi casi, infatti, il secondo libro di una trilogia eguaglia se non addirittura supera il primo. Golden Son è uno di questi. Il libro è avvincente, con continui colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine. La narrazione passa dalle brulle terre del Pianeta Marte agli immensi spazi del sistema solare. Non si tratta più di scaramucce tra studenti, ma di vere e proprie battaglie interplanetarie. Troviamo un Mietitore più maturo ma anche più combattuto riguardo al suo destino, alla sua missione; ritroviamo tutti i personaggi del primo libro, e altri se ne aggiungono, nuovi Oro, altri Colori, che vanno a completare il puzzle di una società che non sappiamo se amare o odiare. Bello, bello, bello!
Se come me amate i distopici, la fantascienza alla Star Trek, questo libro fa per voi! Credetemi non riuscirete a smettere di leggerlo!

Altro libro che mi è capitato tra le mani grazie ad AccioBooks (sito che non smetterò mai di ringraziare!); il termine capitato è quanto mai calzante: l’autrice, Stefania Signorelli, mi ha contattata per uno scambio andato a buon fine. Al momento dell’apertura del pacchetto mi sono trovata due libri invece di uno: Stefania mi ha gentilmente fatto omaggio di una copia del suo Afrodite Bacia Tutti e così mi sono ritrovata a leggerlo al ritorno dalla vacanza in Francia.
Il libro è una raccolta di racconti, ciascuno con un personaggio della mitologia greca come protagonista: Afrodite, Elena, Ercole, Persefone, Enea, Megera, Narciso … La particolarità è che l’autrice ha ambientato i racconti ai giorni nostri; quindi Narciso diventa un ragazzino innamorato di se stesso che passa la giornata sui social, Persefone è una figlia che si divide tra un marito un po’ distante e una madre anziana e bisognosa di cure che non sopporta il compagno della figlia; Afrodite è una ragazza bellissima, incostante e un po’ facile, che ha sposato Efesto forse per noia rendendolo infelice.
Alcuni racconti sono molto belli, altri un po’ meno, ma in tutti si percepisce un’aria decadente, spesso un po’ noir; nessuno degli eroi è felice, ma tutti sono ingabbiati in una vita che si trascina e non li rende mai del tutto soddisfatti.
Un libro interessante, ben scritto, con un lessico ricercato dove non mancano i giochi di parole e i riferimenti alla mitologia. Consigliato a tutti: gli amanti della classicità ritroveranno innumerevoli minuscoli riferimenti, chi non è avvezzo leggerà tante piccole storie molto gradevoli e curate.

Ho comprato questo libro in versione ebook perché incuriosita dalle mille recensioni entusiaste lette in giro per il web. Doveva essere il fantasy definitivo, una storia avvincente come mai scritte prima, una protagonista senza paura, cazzuta come non mai, che riesce a domare un nemico malvagio e sanguinario.
Non ho trovato nulla di tutto ciò.
Ho fatto una enorme fatica a terminare le poco più di 250 pagine di un libro scritto in modo approssimativo (per quanto riguarda la trama) e poco realistico. Va bene la riscrittura delle Mille e una Notte in chiave moderna, va bene rendere Sherazade (o Sharzaad) una eroina contemporanea, però ridurli alla stregua di un Young Adult proprio no!
La storia manca di spessore, i personaggi sono piatti e stereotipati, la trama scorre poco ed è noiosa, nonostante sia scritto bene dal punto di vista lessicale e della struttura. Sostanzialmente non accade nulla in tutto il libro, Shazi dovrebbe essere in costante pericolo di vita eppure questo non si avverte mai nemmeno lontanamente; le poche descrizioni non aiutano ad immergersi nel mondo favoloso e arabeggiante delle Mille e Una Notte: non si sente l’odore di spezie o il caldo del deserto, non si avverte l’opulenza che dovrebbe avere un palazzo reale arabo; dovrebbe essere un mondo da sogno, ricco ed esotico, scintillante d’oro e profumato di incenso. Non si sente nulla di tutto ciò. Ed è un vero peccato.
Assolutamente sconsigliato!


Vi ho lasciato i link agli store on line.
Spero di avervi ispirato per qualche prossima lettura!  
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mercoledì 26 luglio 2017

I Baroni del Cielo - Pamela Williams



In fiera, come a tutti gli eventi che coinvolgono molte persone, si incontra gente di ogni tipo: persone simpatiche, persone antipatiche; persone interessanti e altre un po’ meno.
Qualche volta capita di conoscere persone che hanno davvero qualcosa da dire, e che lo fanno bene.
Una di queste è Pamela Williams, pseudonimo di Pamela Meleca, ed è di lei che oggi voglio parlare, in particolare del suo libro “I Baroni del Cielo”.

Ho conosciuto Pamela alla scorsa edizione del Rock In Comics a Somma Lombardo, evento del quale vi avevo parlato qui; durante la giornata Pamela ha presentato il suo libro e in più ho avuto l’occasione per scambiare qualche parola con lei.
Ci siamo poi riviste successivamente a Trecate e a Ricetto e, poiché abbiamo in comune alcune amicizie nell’ambiente cosplay, abbiamo approfondito la conoscenza reciproca. Devo dire di aver trovato in lei una ragazza molto gentile e disponibile, una cosplayer in gamba ed una persona molto alla mano.
Come ho già fatto in passato (vi ricordate di Alessia Palumbo?) ho voluto dare a Pamela e al suo libro un’opportunità: l’ho comprato e, con un ritardo di due mesi sulla tabella di marcia, a giugno l’ho letto;
ed ora, a distanza di un mese, ecco la mia recensione.

Iniziamo a dire che I Baroni del Cielo è il primo libro pubblicato da Pamela, per l’editore Sillabe di Sale; questa la sinossi presente sul sito dell’editore (così evito spoiler):

Quando la Signora di tutte le terre di Drakonar Rain decide di tornare alla Villa ereditata dall’amato nonno, non immagina certo che la sua vita possa venire sconvolta da avvenimenti eccitanti e situazioni mortalmente pericolose…
Ivy Drakeryan è la predestinata ignara del crudele destino che l’attende, immerso in una dimensione oscura della quale nemmeno lei ne è a conoscenza, almeno fino a quando non incontra il Demone da sempre imprigionato sotto i suoi  occhi che ne reclama il possesso, trascinandola in un’atmosfera carica di tenebre e di sensualità dove difficilmente Ivy riuscirà a ribellarsi e a resistere al lato oscuro della passione.
Tra incontri intriganti ed eventi inaspettati, la protagonista dovrà affrontare numerosi ostacoli che metteranno a repentaglio non soltanto la sua vita, ma anche quella delle persone più care.
Tenebre e sensualità, personaggi misteriosi ed intriganti, situazione magnetiche e giochi di seduzione eccitanti che non staccheranno il lettore fino all’ultima pagina.

Benché pensato come primo volume di una saga, potrebbe benissimo essere un romanzo autoconclusivo: il finale rimane sì aperto, ma la trama si chiude comunque senza un vero e proprio cliffhanger; e la cosa, in realtà, a me non dispiace affatto. Mi piacciono i libri che si concludono lasciando la possibilità di un altro volume ma senza l’urgenza di doverlo leggere.



I Baroni del Cielo è un fantasy un po’ atipico, dove la consueta ambientazione pseudo-medievale lascia il posto ad un mondo dal sapore vittoriano: innanzitutto l’ambientazione è in una villa e non in un castello; inoltre vengono affiancati come mezzi di trasporto cavalli, carrozze ed un aeroplano. Anche gli abiti dei protagonisti, e soprattutto di Ivy, rielaborano uno stile di inizio novecento, in chiave più moderna e quasi fumettosa. Si discosta un po’, quindi, dal fantasy classico che siamo tutti abituati a conoscere, e lo stile ricorda un po’ i manga giapponesi: soprattutto nei primi capitoli si ha l’impressione di leggere la versione romanzo di un manga. E se all’inizio la cosa destabilizza un po’, proseguendo la lettura è molto piacevole.

La trama è bella ed intrigante, ben bilanciata e soprattutto mai scontata.
E anche quando le vicende sembrano aver preso una direzione intuitiva, non manca mai il colpo di scena che lascia il lettore a bocca aperta, soprattutto nei capitoli finali.
I personaggi sono ben caratterizzati e portano il lettore ad immedesimarsi con essi oppure a detestarli: Ivy proprio non riuscivo a sopportarla, l’ho detestata per tutto il romanzo, non empatizzando mai con lei, con i suoi sentimenti e con le sue scelte. Ma come dico sempre, se un personaggio riesce a suscitare dei sentimenti nel lettore, che sia simpatia o, al contrario, insofferenza, significa che il personaggio è decisamente riuscito.
In alcuni passaggi la narrazione risulta un pochino criptica e alcune frasi ho dovuto rileggerle un paio di volte, ma nel complesso è un libro ben scritto, scorrevole e mai pesante.
I capitoli centrali, relativi ai sogni della protagonista, saranno la gioia dei lettori amanti delle atmosfere più horror: benché ad Ivy non succeda (quasi) nulla di male, l’ansia traspira dalle pagine, al punto che, leggendolo di sera prima di addormentarmi, mi sono spesso ritrovata a fissare gli angoli bui della stanza con un certo timore.
Non mi sono piaciute invece le scene erotiche, descritte in maniera troppo esplicita e con un linguaggio troppo grezzo, ai limiti del colloquiale, che poco si presta ad un romanzo; allo stesso modo mi ha infastidito molto il modo in cui Ivy esprime i suoi sentimenti nei confronti di Math, di Alex, o di chicchessia: uno stile molto shojo, o young adult che stride con il pubblico a cui è rivolto il romanzo.

Ma del resto qualche pecca un lavoro d’esordio deve pur averla, e in ogni caso questi sono peccati veniali che sono certo verranno corretti nei libri futuri; perché I Baroni del Cielo è in generale è un buon libro e un ottimo esordio che vi consiglio vivamente di leggere; ci sono dei dettagli da sistemare, ma Pamela ha talento e deve assolutamente continuare a scrivere!


Aspetto con ansia il prossimo volume!
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martedì 25 aprile 2017

Acciobooks: il portale per lo scambio di libri



Da lettrice compulsiva quale sono, vado sempre alla ricerca di libri. Dal momento che le spese sono tante e i soldi per gli extra mai abbastanza, tutte le occasioni che mi permettono di ottenere un buon libro ad un prezzo vantaggioso sono sempre ben accette.

Questa è senza dubbio una delle motivazioni che mi hanno portata a scegliere il supporto digitale cinque anni fa; non l’unica, ma di sicuro una delle principali (magari più avanti scriverò un post ad hoc sulla scelta di passare dal supporto cartaceo all’ebook reader).
Inoltre mi sono recentemente posta il problema di quale destino dare ai miei libri cartacei già letti, che al momento giacciono alla rinfusa su uno scaffale dell’armadio a muro nella mia stanza, totalmente inutilizzati e pieni di polvere. Sinceramente mi dispiace un sacco vederli così e stavo meditando su come potergli dare una nuova vita.

Poi finalmente un giorno ho avuto l’illuminazione.
Leggevo un post sul blog L’Angolo dei Libri [inserisci link] e ho scoperto Acciobooks, una rivelazione! Acciobooks non è altro che un sito di scambio/vendita libri, ma principalmente scambio, dove tramite un motore di ricerca la persona che cerca un determinato libro viene messa in contatto con una persona che lo possiede e lo vuole cedere.
La filosofia del sito è essenzialmente quella della libera circolazione dell’arte e della cultura: i libri devono essere liberi di viaggiare di mano in mano, di lettore in lettore, permettendo così alle parole scritte di arricchire quante più persone possibili. Perché, secondo il sito, i libri salvano la vita, permettendo l’evasione dalla quotidianità.
Nell’era del digitale, dove ogni informazione è disponibile in rete e dove la cultura è, potenzialmente, davvero accessibile a tutti, ha un che di poetico questa visione del libro cartaceo che viaggia in tutta Italia di città in città.
E non me ne vogliano gli autori e gli editori, ma lo scambio di libri ha sicuramente anche un indubbio vantaggio economico: nella teoria acquistando un solo libro si potrebbe leggere per tutta la vita.
Nella teoria ho scritto, perché nella realtà non è proprio così.

Ma entriamo nel dettaglio di come funziona AccioBooks: innanzi tutto è necessario registrarsi mediante un indirizzo email valido e una password; una volta fatto questo si può accedere al proprio profilo e, tramite un semplice motore di ricerca, caricare nella propria libreria l’elenco dei libri che si vogliono liberare, indicando se si vogliono scambiare o vendere e lo stato in cui si trova il libro.
Una volta caricati i propri libri potete navigare nel sito, che come avrete potuto capire non è altro che un grande data base: inserite nel motore di ricerca il titolo o l’autore del libro che state cercando … et voilà, vi viene mostrato chi possiede quel libro e lo vuole scambiare o vendere.
Cliccando sull’utente e poi sulla stringa sotto l’immagine del libro invierete una email al proprietario dove vi dichiarate interessati a scambiare o comprare il libro. Attenzione! La stringa blu riguarda lo scambio, quella verde riguarda la vendita. nella foto qui sotto potete vedere il mio profilo; non c'è la stringa verde della vendita perché ho scelto solamente di scambiare i libri e non venderli. 
In entrambi i casi, comunque, se lo scambio va in porto si spedisce il libro, e qui consiglio la spedizione tramite piego di libri una tariffa postale agevolata per la spedizione di libri.



Per quanto la filosofia del sito sia molto friendly, al limite dell’hippy, e che in teoria nel momento in cui di trova una persona disponibile allo scambio di libri tutto dovrebbe filare liscio, la mia esperienza in merito non è del tutto positiva: in sole due settimane, e con una decina di libri messi a disposizione, sono riuscita effettivamente a scambiare un libro, e questo lo considero un ottimo traguardo.

C’è da dire che però sono stata contattata da almeno una decina di persone interessate a scambiare uno dei miei libri, e alle quali ho risposto dicendomi interessata ad un libro dei loro, che poi però sono scomparse nel nulla. Poco male, non ci ho perso altro se non il tempo di scrivere qualche mail, ma devo dire che la cosa mi ha irritata non poco.

In ogni caso, visto quello che costa e l’impegno necessario a mantenere la registrazione al sito, pari a zero, consiglio vivamente Acciobooks a chi come me necessita di avere qualcosa di nuovo da leggere ogni mese, perché avere la possibilità di un libro più o meno gratis ogni tanto è un’opportunità da non sottovalutare.
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martedì 11 aprile 2017

Geralt before the witcher






Quanti di voi hanno giocato ai tre capitoli di The Witcher, serie di videogiochi sviluppati dal team polacco CD Project RED? In molti credo.
Ma quanti di voi sanno che i programmatori si sono ispirati alla saga dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski?
Ebbene sì, lo strigo Geralt di Rivia non nasce sulle tastiere dei programmatori, ma agli inizi degli anni 90 dalla penna di uno scrittore polacco, che ne fa il protagonista di una serie di due raccolte di racconti e sei romanzi.
Io ho letto le due raccolte di racconti, Il Guardiano degli Innocenti e La Spada del Destino, e di questi vi voglio parlare.
Partiamo da un presupposto: la serie dei videogiochi si ispira alla saga di Sapkowski, ma non ne ricalca le vicende, anzi cronologicamente si pone qualche anno dopo l’ultimo romanzo.
Le antologie di racconti invece rappresentano l’inizio della saga e cronologicamente il primo da leggere è Il Guardiano degli Innocenti, mentre gli eventi narrati ne La Spada del Destino sono successivi.


























I racconti sono tutti autoconclusivi e apparentemente scollegati, ma continuando nella lettura ci si rende conto che in realtà una macrostruttura è presente nei testi: Il Guardiano degli Innocenti serve a presentarci Geralt e il suo mondo, mentre La Spada del Destino approfondisce i legami che Geralt ha con gli altri personaggi ma soprattutto con quello che sembra essere il suo destino, una tematica questa che lo segue lungo tutti i racconti del secondo volume.
Ma andiamo con ordine: Geralt di Rivia è uno strigo, un umano modificato geneticamente per essere un potente cacciatore di mostri, che proprio facendo questo si guadagna da vivere. Attorno a lui si muovono altri personaggi quali il bardo Ranuncolo, la maga Yennefer, la piccola Cirilla di Cintra.
In questi due libri vengono poste le basi su cui poggiano i romanzi successivi: viene introdotto il mondo in cui si muove Geralt, un mondo fantasy piuttosto cupo, popolato non solo da esseri umani ma anche da altre razze (elfi, nani, sirene, ondine, driadi) e da una varietà di mostri più o meno aggressivi, che Geralt affronta in cambio di denaro; vengono presentati i personaggi che faranno parte della storia dello strigo e le tematiche sulle quali si baserà il racconto dei libri successivi.
In particolare capiamo che Geralt non è un mercenario senza scrupoli, ma segue il codice morale degli strighi e un codice d’onore tutto suo, che gli impediscono di uccidere indiscriminatamente per denaro, ma soltanto quei mostri che mettono a repentaglio la vita di altre persone, e che, se possibile, preferisce trovare una via alternativa, una soluzione dialettica.
La particolarità di Sapkowski è proprio quella di aver preso gli archetipi del fantasy e di averli rielaborati in un modo mai banale e scontato: Geralt non è l’eroe senza macchia e senza paura, ma nemmeno un assassino spietato, è un uomo come tutti, con i suoi dubbi, le sue incertezze e sentimenti, si aggrappa saldamente alla sua morale e a una buona dose di cinismo per poter sopravvivere in un mondo dove non esistono il bianco e il nero ma solo sfumature di grigio; non esiste il giusto e sbagliato, il colpevole o l’innocente, ma situazioni che stanno nel mezzo e con le quali bisogna scendere a patti. Tutti quanti, che si tratti di uno strigo o di un bardo, di una maga o di un principe
L’autore affronta nei vari racconti grandi tematiche sulle quali gli uomini sono portati, come sempre, ad interrogarsi, quali il destino, l’etica, il razzismo e la convivenza con il diverso, i sentimenti e i sacrifici che si possono fare per amore, ma sempre con lo sguardo disincantato di Geralt che vorrebbe piegare la realtà alla ragione, ma che alla fine capisce che esistono cose che non possono essere combattute ma soprattutto sconfitte, ma soprattutto che non c’è sempre una soluzione, ma spesso bisogna trovare un compromesso.

Lo stile di Sapkowski è particolare: dimenticatevi Jordan o Tolkien con le loro lunghe e particolareggiate descrizioni; Sapkowski lascia molto all'immaginazione del lettore senza soffermarsi troppo sui dettagli, la scrittura è semplice e fluida, a volte forse persino troppo, soprattutto ne Il Guardiano degli Innocenti, mentre La Spada del Destino si rivela un testo più maturo del precedente.
Entrambi sono molto verbosi: i personaggi parlano, parlano, parlano tanto tra loro e quasi tutto viene spiegato attraverso i dialoghi. A me questo uso dell'infodump non disturba più di tanto, ma c’è ovviamente chi non lo apprezzerà.
Si tratta di un fantasy cupo, nordico, privo di fronzoli che per questo non va incontro ai gusti di tutti; ma c’è anche da dire che le due raccolte di racconti aprono la strada alla saga di cinque libri ben più corposi.
Sicuramente piaceranno molto ai gamers appassionati della serie, ma credo che possano rivelarsi una lettura interessante per molti amanti del genere fantasy.
Io l’ho trovato piacevole, e sicuramente leggerò anche i romanzi.

Voto 7,5
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giovedì 9 marzo 2017

I Due Regni - Le Porte di Eshya




Vi avevo già parlato qui de “La città Intera”, il primo libro della saga fantasy intitolata I due Regni, dicendovi quanto mi era piaciuto questo esordio editoriale della giovanissima Alessia Palumbo.
Oggi sono qui a parlarvi del secondo libro della saga, ovvero Le Porte di Eshya.
Chi mi conosce bene sa che ormai mi sono convertita quasi al 100% al libro elettronico, per moltissimi motivi che non vi sto a spiegare qui ed ora (magari farò un post apposito in futuro …), ma questa volta ho deciso di fare un’eccezione, perché l’autrice, nei mesi antecedenti all’uscita, mi ha proposto di acquistare una copia cartacea del suo secondo romanzo, numerata e autografata e ho accettato. Ho scritto acquistare, perché sì, il libro l’ho comprato: non è un post sponsorizzato questo (ahahahahaha … post sponsorizzato … ahahahahaha). Ci tengo a sottolinearlo per garantire che tutto quanto scritto qui lo penso sinceramente.
Questa la trama del libro:

La Città Intera è più forte che mai e Farwel, persa nei suoi oscuri meandri, si accorge a sue spese che non può fronteggiare questo colosso da sola. In attesa del momento giusto per agire, continua a servire la Comandante nelle vesti di Asur, non immaginando i pericoli che si celano ad ogni angolo. Intanto, da giovane, prima dell'avvento della Città Funesta, la protagonista sarà costretta ad affrontare le conseguenze del Rito di Drator e del suo malvagio marchio che la perseguiterà per tutti gli anni a venire.
In una morbosa spirale che avvolge il lettore dalla prima all'ultima pagina, continua l'avvincente storia di Farwel e di un Delor devastato dalla guerra civile

Se il primo libro ve lo avevo caldamente consigliato, questo secondo ve lo stra-consiglio!
È tangibile la crescita dell’autrice insieme alla storia: le pagine scorrono rapide grazie ad uno stile fluente e mai pesante; per quanto la scrittura sia ricercata, a tratti aulica, le parole studiate e i periodi curati, non scade mai nella pedanteria o nel lezioso. Nella struttura del libro continua l’alternarsi di capitoli ambientati nel presente e capitoli che raccontano le vicende del passato di Farwel, in un continuo rincorrersi di eventi che portano il lettore a voler proseguire la lettura per scoprire che cosa succede dopo.
Anche la trama è cresciuta: se nel primo libro su tutto dominava Farwel e gli altri personaggi erano un contorno utile e ben riuscito, ma pur sempre un contorno, questa volta la protagonista è calata in un contesto molto più corale, dove gli altri personaggi diventano fondamentali per la narrazione tanto quanto la nostra Incantatrice.
È possibile dividere la storia in due metà distinte, nelle quali individuiamo delle coppie di personaggi: una prima metà è dominata dal dualismo Farwel/Asur, dove le due personalità che abitano lo stesso corpo cercano di prevalere l’una sull’altra, che poi si interfacciano entrambe, ma in modo diametralmente opposto, con la Comandante; la seconda metà del libro è dominata dalla coppia non-coppia Farwel/Idai, dal loro passato condiviso, dai sentimenti necessariamente repressi in nome di una causa più alta. Finalmente conosciamo Idai, il grande amore di Farwel, che nel primo libro era stato solamente un nome sospeso nel passato della maga; e nell’alternarsi delle due dimensioni temporali la figura di Idai è dominante quasi quanto quella di Farwel. Vediamo nascere l’amore tra i due, ancora ragazzi, in un’Accademia che inizia ad essere intaccata dai pregiudizi sulla magia sui quali si fonderà la Città Intera; li vediamo ritrovarsi, nel presente e fare i conti con qualcosa accaduto nel passato, qualcosa che però non ci verrà ancora svelato, che pesa sul presente ma che deve essere messo da parte in nome di una missione più grande e importante.
Iniziamo a capire, in questo libro, gli effetti che ha su Farwel quanto accaduto durante il Rito di Drator, e intuiamo che il segno sul suo serbatoio magico potrebbe essere la causa di quanto non è ancora stato detto nel passato e la chiave di volta per affrontare la Città Intera nel presente.
Come vi dicevo è un libro molto più maturo del precedente ed è proprio in queste dinamiche tra i personaggi che la maturità dell’autrice emerge.

Se devo trovare dei difetti, posso dire che non ho apprezzato molto la sottotrama riguardante il libro letto da Farwel ai tempi dell’Accademia; l’ho trovata una storia un po’ troppo banale rispetto a tutto il resto e una vicenda che nulla aggiunge e nulla toglie a quella principale, anzi devo dire che questi capitoli hanno disturbato la lettura, interrompendo l’alternarsi armonico delle trame principali. Spero che nel prossimo libro anche questa sottotrama trovi un suo posto all’interno della narrazione principale e che mi faccia ricredere di quanto appena scritto. Vi farò sapere.

Per concludere, le Porte di Eshya è un libro eccellente, ben scritto e strutturato, molto avvincente; in poco tempo il lettore si trova ad affezionarsi ai personaggi che si muovono lungo capitoli che non sono mai banali né noiosi, in un mondo credibile e ben descritto, con le sue caratteristiche e le dinamiche che lo muovono al suo interno; in un genere, il fantasy, dove normalmente la figura del mago è dipinta come una sorta di deus ex machina onnisciente e onnipotente, qui i maghi sono perseguitati proprio per la loro natura, in una società intrisa di pregiudizi razzisti. Difficile credere che un’autrice tanto giovane sia riuscita ad allontanarsi tanto dai clichè di un genere troppo spesso uguale a se stesso.

Trovate il libro in vendita su Amazon, IBS , sia in formato cartaceo che elettronico, ma il mio consiglio è di cercare Alessia alle prossime fiere e scambiare due chiacchiere con lei!


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martedì 6 dicembre 2016

Alessia Palumbo - I Due Regni, La Città Intera



Io sono una divoratrice seriale di libri … no davvero, ho raggiunto vette da 40 libri l’anno e ho comprato un ebook reader anche per non avere pile di libri in giro per casa a prendere polvere.
Leggo più o meno qualunque cosa abbia almeno due frasi per pagina.
Il mio genere preferito è il fantasy: lessi il Signore degli Anelli in tempi non sospetti, quando Jackson non aveva ancora iniziato a girare il film, ho il libro completo delle Leggende di Earthsea e ho iniziato la saga di Geralt di Rivia, ma magari di questi parleremo un’altra volta.
Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché vorrei parlarvi di un libro fantasy di una giovane autrice che ho scoperto alla scorsa fiera di Galliate, ovvero I Due Regni – La Città Intera della giovanissima Alessia Palumbo (qui il link alla pagina facebook, qui quello al sito).
Iniziamo dalla trama, così come viene descritta dalla stessa autrice in quarta di copertina:

In un regno devastato dai conflitti fra maghi e guerrieri, la Città Intera è sorta, baluardo nella lotta contro chiunque possieda sangue magico.
In questo scenario si muove Farwel, decisa a riportare pace ed equilibro in un luogo dove imperversa solo timore e morte. In un fantasy, certamente non canonico, si muove la sfera umana dell’interiorità e di ogni sua sfumatura, non trovando il malvagio o il corrotto in un mostro da debellare o in una antica maledizione che pende sul capo indistinto della razza umana, ma dentro quegli stessi personaggi che creano e distruggono. Parallelamente alla vicenda, altri filoni narrativi si intrecciano, mostrando eventi del passato privi del dolore della Città Intera, ma carichi già di un nefasto presagio”.

Il libro è assolutamente meraviglioso, avvincente e appassionante; io non riuscivo a smettere di leggerlo! È un romanzo che si muove a metà tra un fantasy classico, incentrato sulla lotta tra bene e male, dove troviamo magia e combattimenti in stile cappa e spada, e un romanzo del tutto atipico per il genere, poiché mancano le creature soprannaturali che ritroviamo invece nei fantasy classici (un draghetto, però, amica mia, potevi metterlo, eh? Uno solo… piccino … sullo sfondo …), il mondo è quasi più simile a quello di un romanzo distopico, oscuro e decadente, e il nemico non è una minaccia esterna, ma l’umanità stessa, con i suoi limiti, le sue paure e pregiudizi.
Farwel, poi, non è l’eroina senza macchia e senza paura che va incontro al suo destino a testa alta e spada sguainata, come i grandi eroi, ma una donna (forte richiamo ai romanzi della Zimmer-Bradley) che non solo deve combattere contro coloro che vogliono sterminare i maghi, ma anche, e soprattutto, cercare di raccogliere i pezzi di se stessa e della sua vita, riparando agli errori del suo passato.
Interessante poi l’alternarsi di tre storie lungo il dipanarsi dei capitoli: le vicende della Farwel adulta e della sua lotta contro la Città Intera, le vicende della giovane Farwel all’accademia dove studia per diventare una maga, un romanzo nel romanzo che la nostra eroina legge nelle pause dello studio, tre filoni narrativi che si alternano e rincorrono nel libro.

Insomma, un libro che vi consiglio vivamente, sia che siate appassionati del genere, sia che vi avviciniate al fantasy per la prima volta.
Inoltre lo trovate anche in versione digitale, su Amazon, IBS o anche in fiera, cosa abbastanza insolita per quanto riguarda un autore emergente, e che, personalmente, ho apprezzato moltissimo, vista la mia conversione quasi completa all’e-book.

Io, intanto ho prenotato la copia cartacea numerata del secondo romanzo, perché l’importante è essere coerenti, sempre!

Foto Credits: pagina facebook I due Regni
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