Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post

mercoledì 18 luglio 2018

Le serie TV che ho visto di recente - parte 2



Photo by JESHOOTS.COM on Unsplash

Tempo fa vi avevo promesso un secondo post sulle serie che stavo seguendo. Per vari motivi lo sto scrivendo solo ora, ma non ho mai smesso di macinare episodi su episodi; né da sola né con Lui. Di seguitop vi racconto le serie che mi/ci hanno appassionato di recente.



The Good Place
Questa serie è stata una rivelazione. Io e Lui abbiamo iniziato a guardarla spinti più dalla necessità di una sit com leggera per accompagnare la cena, che da un reale interesse. Due stagioni, pochi e brevi episodi: l’ideale. Ma The Good Palce si è rivelata molto più di questo. Il concept della serie vuole approfondire in modo leggero, divertente e a tratti irriverente, quesiti di filosofia morale. No, non è un prodotto noioso, se ve lo state chiedendo, e di sicuro non manca di originalità. L’inizio è già qualcosa di mai visto prima: la protagonista Eleanor Shellstrop (una Kristen Bell eccezionale) è morta e si risveglia in Paradiso, il Good Place del titolo, appunto; peccato che Eleanor in vita non abbia tenuto un comportamento ineccepibile, anzi, e lei ne è ben consapevole. Rendendosi conto, quindi, di trovarsi nel posto sbagliato per uno scambio di identità, Eleanor cercherà di rimediare, imparando ad essere una persona migliore. Ovviamente questo suo percorso di miglioramento sarà costellato di gag, battute, situazioni al limite del paradossale e personaggi esilaranti, il tutto condito con due finali di stagione sorprendenti. Con leggerezza e con uno humor estremamente elegante, The Good Place vuole fare riflettere sul nostro comportamento, su come ci relazioniamo con gli altri e su quanto consideriamo giusto o sbagliato. E poi è stata rinnovata per una terza stagione. Insomma, The Good Place è una serie da vedere.
Voto 10



Westworld 2
È un dato di fatto che HBO sforna un successo dopo l’altro. Forte di una serie come Game of Thrones, l’emittente statinutense pare voler alzare costantemente l’asticella. Il problema nasce quando occorre bissare un successo planetario come Westworld. La prima stagione era stata pazzesca: bella, avvincente, incasinata al punto giusto. Ci costringeva a guardare subito l’episodio successivo per sapere, per capire cosa stava succedendo. La seconda stagione ha, ahimè, perso invece parte di quel mordente. Nell’ampliare lo spazio (e il tempo) e i personaggi, gli autori hanno reso la trama troppo confusionaria e difficile da seguire. Ci si perde nelle varie linee temporali, nel capire chi è davvero umano oppure un host; alcune digressioni, come quella nello ShogunWorld, sono risultate quasi inutili allo sviluppo principale. Io e lui abbiamo fatto veramente fatica a seguirla, al punto che non sempre avevamo voglia di vedere l’episodio successivo. Non che sia stata completamente da buttare questa seconda stagione, ma da un progetto come Westwolrd e dalla HBO mi aspettavo qualcosa di più.
Voto 6,5



New Girl
Ancora una sit com. Sì perché alle volte c’è bisogno di alleggerire l’atmosfera con qualcosa di divertente, non siete d’accordo? Conosco New Girl da quando la trasmetteva MTV, ma non l’ho mai seguita in modo continuativo. Complice Netflix che distribuisce le prime 6 stagioni, ho deciso di riguardarla e di concludere poi con la settima grazie al santo streaming (lo so che non si dovrebbe fare ma pazienta). Le prime sei stagioni sono esilaranti, ben scritte e molto ben interpretate. I personaggi funzionano, da soli ma soprattutto nelle interazioni tra loro. Jess, Nick, Schmidt e Winston sono assolutamente e volutamente esagerati, adorabili e non stancano, cosa non scontata per una sit com di sei stagioni. La trama, per quanto vagamente ripetitiva, scorre bene per tutte le sei stagioni. La settima stagione invece non funziona a dovere. È tutto troppo. Troppo esagerati i personaggi, troppo caricaturali, troppo inverosimile la trama. Troppo tutto. Però almeno chiude tutte le storyline, anche se l’episodio finale è risultato un po' meh … comunque io adoro Winston, e Cece. Ma soprattutto Winston.
Voto 7.5



The Handmaid’s Tale 2
Ndr: mentre vi scrivo è già andato in onda il season finale, ma ancora non l’ho visto, quindi le mie considerazioni non ne terranno conto. Temevo molto questa seconda stagione, perché si avventura su un sentiero inesplorato: la prima seguiva pari pari il romanzo della Atwood, e si concludeva esattamente dove l’autrice aveva terminato le sue pagine. Quindi questi nuovi tredici episodi erano un’incognita e un bel rischio che la produzione si è assunta. Devo dire che non mi ha deluso affatto. Gli autori hanno approfondito il regime dittatoriale di Gilead, mediante l’introduzione di nuovi personaggi, come Eden, la moglie bambina di Nick, o l’utilizzo di luoghi solo accennati in precedenza, come le colonie. Abbiamo potuto conoscere meglio i perversi meccanismi di questa dittatura teocratica, le regole, le cerimonie e tutto quanto viene messo in pratica per piegare la volontà delle persone, ed è agghiacciante. Tremendamente agghiacciante. Ma soprattutto abbiamo approfondito i personaggi femminili della serie, che sono decisamente i più interessanti. Gli uomini di The Handmaid’s Tale sono, credo volutamente, piatti, monotematici, non hanno uno sviluppo nel corso degli episodi, una crescita personale, un cambiamento; le donne invece hanno mille sfaccettature, e mille modi diversi di interagire tra loro. June/Offred, con la sua ferrea volontà di opporsi a Gilead inserendosi in qualunque spiraglio di libertà le venga concesso; Serena Joy e il suo modo perverso di approcciarsi a June, in continuo oscillare tra il considerarla un oggetto di sua proprietà o un’alleata contro un sistema che le si è ritorto contro. E poi Emily, Zia Lydia, Janine, Moira e tutte le altre donne, bucano lo schermo e hanno davvero qualcosa da raccontare, sia per quello che sono, ma soprattutto per quello che sono state prima di Gilead e che non riescono davvero a smettere di essere. Come è già stato detto molte volte The Handmaid’s Tale ha come scopo principale quello di raccontarci una storia che non è poi così lontana dalla nostra società attuale, non c’è un baratro tra noi e loro, ma solo pochi piccoli passi. Riflettiamoci.
Voto 10



Smash
Questo è stato il classico recuperone estivo: Smash è una serie del 2012, composta da sole due stagioni. L’avevo in parte seguita quando era stata trasmessa da Mediaset Premium, ma non fino alla fine e mi era sempre rimasto il tarlo. Ok, non sto parlando di una serie imperdibile, di quelle che rimangono nell’immaginario collettivo per anni; ma Smash è un prodotto leggero e godibile, una di quelle serie di cui ogni tanto si sente il bisogno, patinata e romantica al punto giusto. E poi trattandosi di soli 36 episodi in tutto, sarebbe stato un vero peccato non chiuderla. Warning: se non amate i musical o i film dove cantano e ballano state lontani da questa serie! Smash infatti è ambientato a Brodway e racconta la produzione di un musical dalla nascita dell’idea, fino alla messa in scena vera e propria. Viene raccontato il lavoro che c’è dietro la produzione di un musical, le prove, i workshop, le difficoltà tecniche e quelle finanziarie, il tutto intrecciato con le vicende dei protagonisti, che si muovono sullo sfondo di una New York scintillante e molto glamour. Molti, anzi moltissimi gli intermezzi musicali, anche tre o quattro a episodio, come è giusto che sia per una serie basata sul musical, nella quale gli interpreti sono per la maggior parte veterani di Brodway. Insomma, se amate il musical e la magia del teatro Smash fa per voi!
Voto 8
Leggi tutto...

domenica 4 marzo 2018

Le serie tv che ho visto di recente - parte 1




È da un po’ di tempo che pubblico molto poco qui sul blog, e principalmente post molto brevi.
Questo inizio 2018 è stato, ed è tutt’ora, un periodo intenso e frenetico; vuoi per il lavoro, che per fortuna non manca; vuoi perché Lui si è trasferito a casa mia, momentaneamente, e quindi abbiamo entrambi cambiato leggermente le nostre abitudini, adeguandoci a quelle dell’altro; vuoi perché mi sto dedicando ad un nuovo cosplay che mi sta portando via tutto il tempo libero … se poi ci mettiamo le uscite, le fiere, le giornate sulla neve … insomma, a casa Grey siamo parecchio impegnati ultimamente!
Ma nonostante gli impegno ci stiamo divorando serie tv come se non ci fosse un domani! Quindi volevo parlarvi di alcune che ho seguito negli ultimi tempi. Dato che sono molte, dividerò il post in due.
Queste sono le prime quattro



STAR TREK: DISCOVERY
È stata sicuramente LA serie evento di questo autunno/inverno. Un ritorno tanto atteso (quello dell’universo di Star Trek) quanto controverso. Se ne è tanto parlato, in bene e in male, e questo significa che, comunque sia, è stato un successo. La serie si colloca temporalmente tra Enterprise e la Serie Classica, in piena guerra Klingon, ed è ambientata sulla Discovery, nave spaziale della neonata Federazione. Non mi dilungo sulla trama della quale si è ampiamente parlato; di sicuro Netflix ha creato un prodotto ottimo, visivamente impeccabile, con una trama solida e un cast eccellente. Per quel che mi riguarda adoro Lorca e Tilly, mentre odio la Burnham. Gli effetti speciali sono splendidi e richiamano molto gli ultimi film della saga, quelli diretti da J.J.Abrams. Ovviamente non tutto è stato spiegato e la stagione si chiude con un cliffangher, ma i tentativi di inserirla in continuity ci sono. Non ci resta che attendere la stagione 2 prevista, però, non prima del 2019.



BIG LITTLE LIES
È la serie che insieme a The Handmaid’s Tale ha vinto più premi nel 2017. Sì lo so che non è proprio una novità, ma ho approfittato di una lieve influenza che mi ha costretto in casa tre giorni per recuperarla. Iniziamo con il dire che è una miniserie, sette episodi da 50 minuti ciascuno, in puro stile HBO. La trama è bella, un thriller ambientato a Monterey, tra la ricca borghesia californiana. Ed è proprio in questa società dove tutti devono necessariamente apparire perfetti, con vite perfette, in case perfette accanto a partner perfetti, che si dipana la storia di cinque donne accomunate da una vita che così perfetta non è, fino al tragico finale. Big Little Lies è, a tutti gli effetti, un piccolo capolavoro, come solo HBO è in grado di darci, recitato magistralmente da un cast stellare, a riprova che i grandi attori hollywoodiani sono sempre più attratti dalle serie tv; e che queste ultime sono ormai diventate una vera e propria alternativa al cinema.



GIPSY
Un altro thriller psicologico, un’altra protagonista femminile interpretata da un’attrice di Hollywood, la bellissima Naomi Watts; un’altra serie breve ma intensa, un’originale Netflix uscita già da qualche tempo ma che sono riuscita a recuperare solo di recente. La storia è semplice: una psichiatra annoiata della sua perfetta vita newyorkese, si crea una doppia identità ed inizia ad intrecciare relazioni pericolose con persone appartenenti alla vita dei suoi pazienti, mettendo in crisi il suo matrimonio e rischiando la professione. Tutta la serie si regge su Naomi Watts, bella in modo assurdo, magnetica e sensuale. Ottima anche la fotografia, luminosa e leggera quando Naomi è Jean, densa, appiccicosa e colorata dai neon quando la Watts è Diane. Forse non sarà la serie tv dell’anno, ma si presta molto bene ad un binge watching. Peccato solo che Netflix non l’abbia rinnovata per una seconda stagione.



MARVELOUS MRS MAISEL
Sembra che in quest’inverno mi sia dedicata solamente a serie con personaggi femminili, e forse è davvero un po’ così. Della Meravigliosa Signora Maisel ne avevo sentito parlare a lungo perché anche questa serie ha fatto incetta di riconoscimenti sia agli Emmy che ai Grammy Awards e, complice un weekend dove Lui non c’è stato, me la sono letteralmente divorata. Diciamo innanzitutto che è una serie Amazon TV, e che ho guardato grazie al Suo abbonamento Prime; diciamo che gli autori sono quei Palladino che crearono quel fenomeno degli ani 2000 che fu Gilmore Girls; diciamo poi che la serie è ambientata nella New York degli anni 50 … ed ecco servita una serie deliziosa, con una protagonista eccezionale e dalle atmosfere piacevolmente vintage. Un piccolo gioiellino che vi straconsiglio, soprattutto se come me avete amato alla follia Gilmore Girls.

Leggi tutto...

martedì 12 dicembre 2017

Regina di Fiori e Radici



Ogni tanto i libri mi capitano tra le mani; letteralmente.

È il caso di Regina di Fiori e Radici, scritto da Laura MacLem, volume che mi è stato prestato da un’amica che conosce la mia passione per il mito di Ade e Persefone.

Regina di Fiori e Radici è, infatti, una riscrittura di questo mito, già tante volte raccontato, ma con un punto di vista particolare; la vicenda è qui raccontata in prima persona dalla dea Persefone. Quella che è sempre stata protagonista muta e quasi inconsapevole nel mito, scopriamo essere in realtà una donna forte e una dea estremamente potente, una figura femminile a tutto tondo che non solo non si lascia trasportare dalle situazioni, ma prende in mano il suo destino e decide per sé in tutto e per tutto.

Il mito lo conosciamo tutti: Ade, il signore dell’Averno, si invaghisce della dea della Primavera e la rapisce per farne la sua regina. Demetra, madre di Persefone, impazzisce per la scomparsa della figlia e fa cadere il mondo in un inverno perenne. Il mito si conclude quindi con l’accordo tra Ade e Demetra in cui si dividono il tempo e la compagnia di Persefone.

Nel mito però non c’è traccia del pensiero della dea, dei suoi sentimenti e tanto meno delle sue opinioni. Un modo di raccontare un po’ troppo maschilista che ci priva del punto di vista della protagonista che è invece una eroina moderna, capace di insegnarci l’emancipazione e la lotta per affermare il proprio io. Persefone non ci sta a lasciare che gli altri decidano per lei e per la sua vita, che, in quanto dea, è eterna, ignorando i suoi sentimenti e il suo volere.

In un mondo dove la regola è che i matrimoni vengano combinati, Persefone sceglie di amare Ade ancora prima che il dio dell’Averno la rapisca, e continua a sceglierlo anche dopo, quando avrebbe la possibilità di fuggire o comunque di ritornare da sua madre, lei decide di rimanere al fianco del marito, di onorare il suo matrimonio. Questo nonostante l’Oltretomba non sia adatto alla Primavera.

È una donna forte Persefone, che riesce ad addolcire Ade, scontroso e taciturno, riesce ad imporsi al volere della madre e a tenere testa persino a Zeus, sovrano degli dei nonché suo padre; è una donna vera, consapevole del proprio corpo e della propria femminilità, capace di essere gentile con tutti come di mettere in atto una ribellione spietata, in grado di mettere in ginocchio l’umanità intera.

Persino Zeus, alla fine, si rende conto che quella sua figlia, a lungo ignorata e creduta una vuota fanciulla innamorata dei suoi fiori, è in realtà una dea potente e volitiva, capace di far rispettare il proprio volere.

D’altro canto anche Ade è un ottimo personaggio: lui è la morte e come tale non può che essere un uomo implacabile, inflessibile ma inevitabilmente giusto. La morte non fa preferenze, non guarda chi è ricco o povero, bello o brutto, raccomandato o meno; la morte è uguale per tutti e così è il dio che la governa. All’apparenza freddo e taciturno, Ade è però capace di piccoli slanci d’affetto nei confronti della sua sposa, piccoli ma che riferiti ad un simile personaggio risultano enormi e fanno capire che il rapimento di Persefone non è mai stato un capriccio. A differenza del fratello Zeus, Ade non ha rapito una fanciulla a caso in preda ad un desiderio momentaneo: ha rapito Persefone perché è lei che vuole accanto, ora e per sempre.

Il libro in generale è ben scritto, utilizza un tono aulico ben dosato, mai banale o fastidioso, anche se si perde un po’ nel raccontare la ribellione di Persefone. Ecco quest’ultima parte è un po’ confusionaria, si capisce poco cosa l’autrice ci stia descrivendo e dove voglia portare la storia. Quasi come se fosse stata scritta un po’ troppo frettolosamente. Questa parte avrebbe invece meritato molta più attenzione e cura e forse il libro sarebbe stato un piccolo gioiello, rasentando la perfezione.

Peccato, ma nel complesso rimane comunque un bel libro che merita di essere letto anche da chi non ama particolarmente i miti o da chi non si è mai avvicinato ad essi.



Leggi tutto...

lunedì 27 novembre 2017

Perché a me Justice League è piaciuto



Non ho mai fatto mistero di essere un’amante della DC Comics, dei suoi personaggi così tormentati e delle sue atmosfere cupe. Batman è da sempre il mio supereroe preferito, insieme a Green Arrow e Black Canary, e non ho mai nascosto di sopportare poco la Marvel.
Per questo motivo Justice League era il film che più attendevo nel 2018; in parte perché speravo in una rinascita del DCEU (che dopo Wonder Woman non sembrava più così improbabile) in parte perché volevo vedere i pettorali di Momoa formato gigante! XD
Bene, ieri sera l’ho visto e … mi è piaciuto e molto anche! Sono uscita dalla sala con gli occhi a cuoricino e la bocca che non riusciva a dire altro se non “Che spettacolo!” … no, in realtà ho utilizzato un termine più colorito, ma non mi sembra il caso di replicare … XD
L’ho amato dall’inizio alla fine e adesso vi spiego il perché, punto per punto.



In molti si sono lamentati che la trama di JL è troppo semplice e lineare. A parte il fatto che la storia è in tutto e per tutto simile a quella del primo Avengers (e su questo sì che ci sarebbe da ridire …), ma in ogni caso quando vado al cinema a vedere un cinecomics non mi aspetto di certo una trama complicata o un film da premio oscar. Voglio i supereroi, le botte e gli effetti speciali. That’s all.
È stato anche più e più volte criticato l’antagonista, Steppenwolf, privo, a parere dei detrattori, di spessore, di personalità. Si voleva un cattivo più a tutto tondo, con un passato incasinato, un presente da redimere e un futuro in catene, forse. Un personaggio più approfondito e più interessante.
Peccato che Steppenwolf non sia il fulcro del film, bensì la causa scatenate e per questo non necessiti di più spazio di quello che ha avuto. Capiamoci, è il ritorno di Steppenwolf, il suo cercare le scatole madri per la conquista della Terra, che mette in moto tutto, MA questo non è il centro della vicenda.
La chiave di JL è la creazione stessa della squadra, come in Avengers il fulcro di tutto non era Loki … e suvvia, diciamocelo, in confronto a Steppenwolf, Loki è un nemico ridicolo!



Quello che il film ci vuole raccontare è come Batman riesce a mettere insieme sei supereroi con, e nonostante, l’aiuto di Wonder Woman; ci racconta di un Batman che si vede costretto, suo malgrado, a capire la sua umanità e ad ammettere di non poter combattere da solo, come ha sempre fatto.

“Sono felice che sai fare di nuovo il gioco di squadra”
Magari non per molto”


La forza dell’eroe di Ben Affleck, a differenza di quello di Christian Bale, è proprio questa: la comprensione dei propri limiti umani (non dimentichiamoci che Batman è l’unico senza superpoteri), l’età che avanza (venti anni di servizio a Gotham) e la consapevolezza di non potercela fare da solo.

Quali sono i tuoi super poteri?”
Sono ricco!”

Bruce Wayne deve mettere da parte il suo orgoglio e il suo brutto carattere in nome di un bene più grande, ed ammettere che Superman non è solo utile, ma indispensabile alla squadra. Un bel passo avanti rispetto a BvS!
In tutto questo si innestano gli altri personaggi, tutti con dei conti in sospeso:
Wonder Woman/Diana Prince ha un passato doloro da lasciarsi alle spalle per riuscire ad accettare il suo ruolo di leader; Cyborg/Victor Stone che, analogamente, ha bisogno di trovare il suo ruolo. E Flash/Barry Allen alla disperata ricerca di un gruppo in cui non sentirsi isolato.



A proposito di Flash, il personaggio è stato molto criticato per le sue battute e per il suo essere la spalla comica del gruppo; a mio parere, invece, la caratterizzazione è abbastanza aderente al personaggio: Barry Allen è ancora un ragazzino in JL, che si è trovato con superpoteri che non sa bene come gestire e cosa comportano; un ragazzino asociale in cerca e di qualcuno che lo capisca. In quest’ottica le sue battute e il suo carattere brillante non sono poi così fuori luogo. E poi dai, nessuno ha storto il naso per il bimboragno di Civil War!
Il meno caratterizzato è forse Aquaman, ma di lui avremo nel 2018 la pellicola dedicata e in più non dimentichiamoci che si trova al di fuori del suo elemento naturale. Senza l’acqua Aquaman non è altro che un fortissimo picchiatore, ma di fatto non ha nessuno con cui confrontarsi. Attendiamo quindi …



Justice League è, per me, un film godibile, ben bilanciato nei toni e nel ritmo; visivamente è, a parer mio, un ottimo prodotto, né troppo oscuro, né troppo cartoonesco; nessun personaggio è preponderante, anzi ognuno fa il suo per il ruolo che ha. La componente drammatica e i toni cupi, tanto criticati in BvS, vengono alleggerite da battute che però non risultano mai fuori luogo o esagerate. Forse non un capolavoro, ma di sicuro un film godibile e apprezzabile anche da chi non conosce del tutto i fumetti da cui sono tratti (a differenza di BvS).
Nell’anno in cui la Marvel ha tirato fuori un film di qualità media (I Guardiani della Galassia 2) e una vera ciofeca (Thor: Ragnarok), la DC vince a mani basse con due pellicole ben fatte, quali Wonder Woman e Justice League.

Con buona pace della critica.  
Leggi tutto...

lunedì 23 ottobre 2017

I miei libri dell'estate 2017



E rieccoci con un nuovo appuntamento letterario.
Ormai lo sapete che sono una lettrice accanita, e nei mesi estivi appena passati son riuscita a divorarmi, o quasi, quattro libri di cui vorrei parlarvi. Dopo capirete il perché del quasi.
Sono libri molto diversi tra loro perché, benché io ami particolarmente il genere fantasy e distopico, non disdegno libri di altro genere, a patto che siano comunque ben scritti.
Quindi ecco cosa avevo sul comodino questa estate!

È uno dei libri che ho scambiato tramite AccioBooks (e che non ho più perché ho nuovamente scambiato!), e mi ha incuriosita più per la copertina che per la trama vera e propria. Si tratta infatti di un Chick Lit, ovvero di quel tipo di letteratura rosa destinata a giovani donne single, ma con un piglio più moderno dei soliti romanzetti Harmony; è un genere di letteratura al quale mi approccio sempre con un po’ di sospetto, ma con il sistema di scambio libri posso permettermi di sperimentare.
Ambientato a New York, è la storia di Esme, 23 anni, incinta e mollata dal fidanzato, che trova lavoro in una piccola libreria indipendente dell’Upper West Side. Il romanzo è carino, non un capolavoro, ma si lascia leggere senza troppe pretese; l’ho trovato ideale nel caldo delle sere di luglio, dopo aver faticosamente terminato Gli Eredi della Terra di Falcones. La protagonista è abbastanza anonima e a tratti odiosa, il fidanzato, beh, il classico mammone ricco da abbandonare con decisione senza passare dal via. Interessanti gli altri personaggi che fanno da contorno, ma sono tutti abbastanza stereotipati e senza grande spessore psicologico. La storia è il classico esempio di vicenda problematica che si conclude con un lieto fine per la protagonista; leggero e scorrevole, è un testo senza infamia e senza lode, che vi consiglio se amate questo genere di letteratura o se cercate qualcosa da leggere in totale relax, magari quando avete appena chiuso un bel mattone!

Ho amato tantissimo il primo libro di questa trilogia di Pierce Brown (Red Rising) scoperta per caso; ho atteso a lungo l’uscita di questo secondo capitolo, temendo però di rimanere delusa. In rarissimi casi, infatti, il secondo libro di una trilogia eguaglia se non addirittura supera il primo. Golden Son è uno di questi. Il libro è avvincente, con continui colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine. La narrazione passa dalle brulle terre del Pianeta Marte agli immensi spazi del sistema solare. Non si tratta più di scaramucce tra studenti, ma di vere e proprie battaglie interplanetarie. Troviamo un Mietitore più maturo ma anche più combattuto riguardo al suo destino, alla sua missione; ritroviamo tutti i personaggi del primo libro, e altri se ne aggiungono, nuovi Oro, altri Colori, che vanno a completare il puzzle di una società che non sappiamo se amare o odiare. Bello, bello, bello!
Se come me amate i distopici, la fantascienza alla Star Trek, questo libro fa per voi! Credetemi non riuscirete a smettere di leggerlo!

Altro libro che mi è capitato tra le mani grazie ad AccioBooks (sito che non smetterò mai di ringraziare!); il termine capitato è quanto mai calzante: l’autrice, Stefania Signorelli, mi ha contattata per uno scambio andato a buon fine. Al momento dell’apertura del pacchetto mi sono trovata due libri invece di uno: Stefania mi ha gentilmente fatto omaggio di una copia del suo Afrodite Bacia Tutti e così mi sono ritrovata a leggerlo al ritorno dalla vacanza in Francia.
Il libro è una raccolta di racconti, ciascuno con un personaggio della mitologia greca come protagonista: Afrodite, Elena, Ercole, Persefone, Enea, Megera, Narciso … La particolarità è che l’autrice ha ambientato i racconti ai giorni nostri; quindi Narciso diventa un ragazzino innamorato di se stesso che passa la giornata sui social, Persefone è una figlia che si divide tra un marito un po’ distante e una madre anziana e bisognosa di cure che non sopporta il compagno della figlia; Afrodite è una ragazza bellissima, incostante e un po’ facile, che ha sposato Efesto forse per noia rendendolo infelice.
Alcuni racconti sono molto belli, altri un po’ meno, ma in tutti si percepisce un’aria decadente, spesso un po’ noir; nessuno degli eroi è felice, ma tutti sono ingabbiati in una vita che si trascina e non li rende mai del tutto soddisfatti.
Un libro interessante, ben scritto, con un lessico ricercato dove non mancano i giochi di parole e i riferimenti alla mitologia. Consigliato a tutti: gli amanti della classicità ritroveranno innumerevoli minuscoli riferimenti, chi non è avvezzo leggerà tante piccole storie molto gradevoli e curate.

Ho comprato questo libro in versione ebook perché incuriosita dalle mille recensioni entusiaste lette in giro per il web. Doveva essere il fantasy definitivo, una storia avvincente come mai scritte prima, una protagonista senza paura, cazzuta come non mai, che riesce a domare un nemico malvagio e sanguinario.
Non ho trovato nulla di tutto ciò.
Ho fatto una enorme fatica a terminare le poco più di 250 pagine di un libro scritto in modo approssimativo (per quanto riguarda la trama) e poco realistico. Va bene la riscrittura delle Mille e una Notte in chiave moderna, va bene rendere Sherazade (o Sharzaad) una eroina contemporanea, però ridurli alla stregua di un Young Adult proprio no!
La storia manca di spessore, i personaggi sono piatti e stereotipati, la trama scorre poco ed è noiosa, nonostante sia scritto bene dal punto di vista lessicale e della struttura. Sostanzialmente non accade nulla in tutto il libro, Shazi dovrebbe essere in costante pericolo di vita eppure questo non si avverte mai nemmeno lontanamente; le poche descrizioni non aiutano ad immergersi nel mondo favoloso e arabeggiante delle Mille e Una Notte: non si sente l’odore di spezie o il caldo del deserto, non si avverte l’opulenza che dovrebbe avere un palazzo reale arabo; dovrebbe essere un mondo da sogno, ricco ed esotico, scintillante d’oro e profumato di incenso. Non si sente nulla di tutto ciò. Ed è un vero peccato.
Assolutamente sconsigliato!


Vi ho lasciato i link agli store on line.
Spero di avervi ispirato per qualche prossima lettura!  
Leggi tutto...

venerdì 6 ottobre 2017

Linguadoca parte seconda: l'Aude



Ci ho messo tempo a scrivere questo secondo post sul viaggio in Francia perché ci metto un sacco di tempo a sistemare le foto. Sono inqualificabile, lo so! Però adesso le ho terminate ed eccovi il racconto.
La seconda tappa del nostro viaggio ci porta sul Canal du Midi; ma proprio proprio sul canale: la nostra Gite de France a Homps era una splendida villa ottocentesca situata così vicino alla riva del canale che dovevamo fare attenzione a non finirci dentro con la macchina uscendo dal parcheggio!
Ma andiamo con ordine.
Lasciamo Lunel in mattinata ma senza fretta, prendendo l’autostrada in direzione Narbonne. L’idea è di fare una tappa intermedia e per questo dobbiamo uscire dall’autostrada nei pressi di Bèzier e inoltrarci per strade extraurbane che si snodano nelle colline del Minervois.
Il Minervois è una regione francese famosa per i suoi vini (tanto per cambiare!) e deve il suo nome al paese di Minerve, nominato tra i Borghi più belli di Francia. Il paesaggio è costituito da dolci colline coperte di vigneti che si estendono a perdita d’occhio.

Vigne, vigne, vigne ovunque! Ogni tanto un ulivo

La nostra idea è di raggiungere proprio Minerve, il piccolo borgo medievale posto su una grande roccia e circondato da canyon e falesie rocciose. Qui, nel 1210 fu condotto il primo grande eccidio della crociata contro gli Albigesi. Si pensava che Minerve fosse inespugnabile, ma Simon de Monfort la prese d’assedio; dopo sette settimane la città capitolò, ma i Catari rifiutarono di abiurare la loro fede e in 150 morirono bruciati. Un monumento ricorda ancora il luogo del grande rogo.
Oggi Minerve è un paesello di 126 abitanti, visitabile in un’ora. Le stradine strette, le case medievali, la chiesa di Sant Etienne del XI-XII secolo e il grande ponte di pietra ne fanno un piccolo gioiello per gli amanti del medioevo. Nel borgo sono poi presenti numerose cantine dove degustare il vino locale direttamente dai produttori. Inutile dire che ce ne siamo andati ubriachelli e con tre bottiglie di vino in più nel bagagliaio! XD
Vinoh!!!





Arriviamo a Homps che è ancora metà pomeriggio, molto prima di quanto preventivato.
Abbiamo soggiornato alla Maison desPalmiers, una bella villa costruita dalla famiglia Saint Exupery nel 1860. La stanza era splendida, arredata con mobili d’epoca, ampi finestroni e carta da parati azzurra, e tutta la struttura era adorabile, con un giardino mediterraneo dove, tempo permettendo, fare colazione. Purtroppo noi ci siamo riusciti, poiché quei giorni soffiava un forte vento gelido, e soprattutto la mattina faceva molto freddo. Peccato che furba come una volpe, mi sia dimenticata di fotografarla.
Il Canal du Midi è esattamente come me lo immaginavo: elegante ma senza sfarzo, di quella raffinatezza silenziosa che solo i quadri dell’impressionismo francese sanno trasmettere. Le house boat lo solcano pigre (la navigazione è consentita ad una velocità massima di 8 Km/h!), le sue rive, collegate da ponti antichi come il canale stesso, sono fiancheggiate da alti platani, vigne e prati. Nei centri abitati, come Homps, i locali, ristoranti, le enoteche si affacciano tutti sul canale, ma senza eccessi, senza schiamazzi; non una sedia fuori posto o un rumore troppo forte.
L’eleganza è regina assoluta di questo piccolo angolo di Francia



E a noi non resta che adeguarci, vestirci bene e camminare lenti, verso il wine bar più vicino (vin au verre), che in realtà era il ristorante LeTonnelliers, a goderci con calma un aperitivo e poi un’ottima cena.



Il giorno dopo lo dedichiamo all’unica tappa scelta da Lui: Rennes-le-Chateau e Carcassonne. Dei misteri che avvolgono Rennes-le-Chateau ho parlato sul sito de Il Bosone, qui ne voglio parlare da turista; il borgo è carino, anche se non eccezionale, in un’oretta lo si riesce tranquillamente a girare tutto, fermandosi anche nei negozietti di souvenir. Il posto è ovviamente preso d’assalto da turisti di ogni nazionalità ma rimane abbastanza tranquillo e soprattutto molto, molto fresco. Non siamo entrati nel museo poiché non avevamo moltissimo tempo a disposizione, però la vista dal belvedere accanto alla Tour Magdala ci ha incantati. Un bicchiere di vino (tanto per cambiare XD) e un panino per pranzo e ci siamo rimessi in auto verso Carcassonne.






Carcassonne
… almeno una volta nella vita è da vedere. La cittadella medievale fortificata è una delle meglio conservate d’Europa ed è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1997; costruita su fondamenta romane, la cittadella divenne famosa per il suo ruolo centrale nella crociata Albigese. Con la sua cinta muraria e le 72 torri, è una visione mozzafiato non appena si raggiunge la città. Il resto perde importanza davanti a tale maestosità. Essendo così famosa era, ovviamente, inondata dai turisti: nelle stradine attorno al castello (l’ingresso al castello è a pagamento ma l’interno delle mura è ad accesso libero) era impossibile camminare e i negozi erano gremiti di gente. Noi abbiamo visitato tutto il castello, in un continuo sali e scendi da scale, scalette; bellissimo ma stancante. Ammetto di aver rimpianto la mancanza di un obiettivo grandangolare per la mia Canon!










L’unica pecca: non aver potuto assaggiare la Cassoulet, il piatto tipico della regione e cucinato quasi ovunque a Carcassonne, ma il parcheggio interrato chiudeva alle ore 20, troppo presto per permetterci di gustare la cena con calma. Alla fine siamo ritornati a Homps, per poi dirigerci a Olonzac e cenare a Le Minervois Bel, un elegante ristorante con un servizio impeccabile!




Il terzo e ultimo giorno di permanenza a Homps l’abbiamo impiegato per visitare Narbonne. La città ha una storia millenaria, essendo stata la prima colonia romana fondata al di fuori dell’Italia, nel 118 a.C. e divenendo poi la capitale della Gallia Narbonense. Narbonne è una città curata ed elegante, pulita e piena di fiori; la passeggiata lungo il canale permette di scoprire una città luminosa e raffinata, accogliente e mai caotica. Anche il mercato dislocato lungo il canale mancava della tipica connotazione degli analoghi italiani: nessuno che strillava, niente spintoni; insomma i francesi dimostrano eleganza in tutto.
Di Narbonne abbiamo visitato il Palazzo dell’Arcivescovo, un imponente palazzo in stile gotico oggi sede del municipio, e la cattedrale di St. Just e St. Pasteur, l’unico esempio di cattedrale gotica del mediterraneo, e ne è valsa davvero la pena.
Poi la stanchezza della vacanza ha iniziato a farsi sentire e abbiamo dirottato il pomeriggio verso la spiaggia di Narbonne Plage; attenzione! Narbonne si trova a circa 20 Km dal litorale, quindi occorre prendere l’auto e spostarsi lungo una strada un po’ curvosa che supera un altopiano brullo e roccioso. Da lì la vista è mozzafiato!








Narbonne Plage è una tipica cittadina di mare, con ristoranti, negozi di souvenir e profumo di crema solare ovunque; abbiamo raggiunto la spiaggia libera e siamo rimasti un paio d’ore a riposarci sotto il sole, per poi ripartire in direzione Homps.
Alla sera siamo tornati da Les Tonnelliers per un bicchiere di vino e le immancabili olive d’aperitivo e abbiamo cenato da En Bonne Compagnie, piccolo ma grazioso bistrot con una cucina davvero deliziosa, dove avevamo cenato anche la prima sera, tornando a casa belli ubriachelli!




La mattina dopo, prima di ripartire in direzione Perpignan, ci siamo regalati una piccola crociera di due ore lungo il Canale.
Questo angolo di Francia ci ha conquistati, per la calma dei residenti, per il loro stile di vita lento ma sempre elegante, cordiali senza essere mai invadenti. La luce, regina di tutto, è qualcosa di eccezionale, limpida, chiara, calda.
Siamo stati così bene qui … ma è già ora di ripartire per la terza tappa.

Tempus fugit …





Leggi tutto...