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giovedì 5 luglio 2018

Comparanoia




Comparanoia: una bellissima parola in lingua inglese che riassume perfettamente quella condizione, comune a molte persone, che si potrebbe definire paranoia da confronto; il confronto, spesso inutile, che facciamo tra noi e gli altri, e che ci fa sentire del tutto inadeguati. Guardiamo le altre persone, quello che sono, quello che fanno, ci sentiamo inferiori e veniamo presi dall’invidia, il mostro dagli occhi verdi che non ci permette di essere sereni con noi stessi.

Perché ammettiamolo: se l’erba del vicino è sempre più verde, le vite degli altri sono sempre più interessanti delle nostre; il vicino di casa ha la macchina più figa, la collega si veste meglio di noi, il tipo in palestra è più fisicato … e potrei continuare per ore. Insomma, ci guardiamo attorno e chiunque sembra migliore di noi.

Nell’era dei social, poi, la cosa è portata all’estremo. Scorriamo la home di facebook o instagram e vediamo persone sempre felici, belle, in forma, che viaggiano, acquistano, vivono una vita al 100% e a noi sembra sempre di arrancare. Eccola la comparanoia: guardiamo quello che abbiamo noi, quello che facciamo, quello che siamo e non ci sembra mai abbastanza.
Noi non siamo abbastanza: abbastanza belli, abbastanza ricchi, abbastanza interessanti …
La nostra autostima scivola velocemente sotto le scarpe e pensiamo di dover fare qualcosa per risollevarla. Le opzioni a quel punto sono due:
  • Rimboccarsi le maniche per cercare di migliorarci e raggiungere gli obiettivi (raggiungibili) che vogliamo;
  • Denigrare chi ci sembra migliore, così da sentirci noi i migliori sottolineando i difetti altrui.
La seconda purtroppo è una pratica comune, ed è diffusa in moltissimi ambienti.

Nemmeno il cosplay ne è esente, anzi; tra liti, flame, pettegolezzi e organizzazioni che si lanciano insulti a vicenda ce ne è per tutti i gusti. Sembra che sia quasi più rilevante chi la dice più grossa rispetto a chi ha il cosplay fatto meglio. Quasi come se denigrare chi ci sta antipatico migliori la qualità dei nostri lavori, indipendentemente dalla realtà dei fatti.
E tutto ciò non è bene. Il confronto sano dovrebbe portare a migliorare noi stessi, dovrebbe spingerci a superare i nostri limiti e ad alzare quella famosa asticella, in qualunque ambito noi vogliamo cimentarci, e non farci denigrare gli altri solo per sentirci meglio. Anche perché questo comportamento non ci aiuterà: se siamo insoddisfatti di noi stessi possiamo sentirci meglio solo migliorandoci. Il vicino ha l’erba più verde? Impegniamoci di più a curare il nostro prato; quel ragazzo che vediamo in palestra ha un fisico migliore del nostro? Diamoci da fare con l’allenamento. Far sembrare gli altri inferiori a noi non servirà a nulla perché ci sarà sempre qualcuno più bravo, più bello, più ricco, più …

Dobbiamo poi renderci conto che quello che vediamo sui social è solo una parte della vita degli altri, e nello specifico la parte che loro scelgono di mostrarci. Se guardate il mio profilo Instagram, ad esempio, penserete che io sono sempre in giro, sempre in viaggio, sempre a fare cose. Quello che vi mostro sono le mie foto dei viaggi, delle fiere a cui partecipo, delle uscite sulla neve, delle cene e degli aperitivi… quello che non vi dico è che magari il viaggio l’ho fatto un anno prima e le foto sono da mesi in attesa di essere postprodotte; o che l’ultima foto che ho messo di me in cosplay è di una fiera di due mesi fa. Di sicuro non vi faccio vedere la serata che passo sul divano, in pigiama, con il viso devastato dalla stanchezza e l’odio verso il genere umano.
La vita che vediamo degli altri, soprattutto quelli che conosciamo poco, è una sola faccia della medaglia, la faccia che loro vogliono farci vedere, un lato bello, accuratamente selezionato. Ma non possiamo mai sapere qual è l’altra faccia della medaglia, cosa c’è dietro ad una vita che ci sembra perfetta.

Non facciamoci prendere dall’ansia da confronto e non cerchiamo a tutti i costi di sminuire ciò che gli altri sono. Guardiamoci allo specchio in maniera critica e cerchiamo i nostri punti di forza da far valere e quelli deboli su cui possiamo lavorare.
Tutto il resto è solo noia … anzi comparanoia!

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domenica 27 maggio 2018

Lettera aperta ad una amica in difficoltà


Sarebbe bello poterti dire che quello che stai provando ora è l’eccezione, una caso particolare, qualcosa che non sarebbe dovuto accadere; mi piacerebbe dirti che non soffrirai mai più, che tutto andrà bene e che sarai sempre felice.
Ma mentirei.
Nella vita ti troverai ad affrontare molti momenti di sconforto, per motivi differenti; c’è chi è più fortunato, e
ne vive di meno, e chi invece viene messo alla prova di più; ma tutti prima o poi hanno affrontato l’angoscia di una perdita,
di una delusione, di qualcosa che non va come desiderato. Tutti si sono disperati, hanno pensato che tutto fosse perduto,
ma si sono rialzati, con qualche ammaccatura in più, e sono andati avanti.
Tra tutte le delusioni, quelle d’amore sono forse le peggiori, perché minano la tua autostima:  
non è mai piacevole sentirsi rifiutati, vedere che i propri sentimenti, così belli e così puri, non vengono corrisposti.
Ma questo ti voglio dire: tutto il dolore che senti adesso, tutta l’angoscia che ti attanaglia passerà.
Non so dirti come, non so dirti quando, ma posso assicurarti che passerà.
E tu sarai più forte, più consapevole della donna che sei e di cosa vuoi.
Tutto questo ti servirà per crescere, per capire cosa è giusto per te e che tipo di persona vuoi accanto;
ti renderà una donna forte e sicura di te, capace di scegliere e di mettere se stessa prima di tutti gli altri.
Ti guarderai indietro e ripenserai a questo momento con nostalgia, congratulandoti con te stessa per averlo superato.
Non lasciarti abbattere! Non credere di non essere abbastanza solo perché una persona non ricambia i tuoi sentimenti.
Sei bella, sei in gamba e sei più forte di quello che pensi.
Non lasciare che sia il pensiero di una sola persona a determinare il tuo valore, perché tu vali molto più di quello.
Il tuo valore lo determini tu, con le tue azioni e i tuoi principi, con il tuo essere la persona che vuoi essere
e non in base a quello che pensa qualcun altro di te.
Sei giovane, tanto, e alla tua età tutto è un assoluto.
I sentimenti che provi hanno una forza e una spensieratezza che crescendo purtroppo perderai.
Adesso ti sembra tutto troppo grande e troppo intenso; ti sembrerà di non riuscire a sopportarlo.
Ma ti assicuro che non è così.
Affronterai la tempesta e la supererai; conoscerai altre persone, ti innamorerai di nuovo, e probabilmente soffrirai ancora.
Verrai lasciata e lascerai a tua volta; darai dei due di picche e ne prenderai.
E con il tempo imparerai a gestire il dolore, a relativizzarlo e ad andare avanti con esso, nonostante esso.
Non farà meno male, ma crescendo si diventa più razionali e si impara a chiudere il dolore in un cassetto e andare avanti.
Non so dirti se è meglio o peggio, perché invecchiando si perde molta della magia dell’adolescenza,
ma si diventa più capaci di sopportare i momenti bui.
E anche se pensi che ora sia tutto perduto, non lo è.
Le cose cambieranno, perché devono cambiare, e tu dovrai imparare che devi ripartire ogni volta da te stessa.
Imparerai che la vita va avanti, nonostante tutto, e che quello che adesso ti sembra impossibile,
passo dopo passo, sarà più facile di quanto pensi.

Ricordati sempre che sei tu la persona più importante, ed è di te stessa che devi prenderti cura.

Photo by Ben Rosett on Unsplash
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mercoledì 31 gennaio 2018

My Weekly Planner - Febbraio



è arrivato febbraio!!
il mese del carnevale e di San Valentino, quindi abbiamo due ottime ragioni per rimpinzarci di dolciumi!!
un mese corto dove prendiamo lo stipendio prima del solito! XD 
evviva febbraio!!

come vi avevo promesso ogni mese aggiungo una nuova sezione del mio weekly planner! come per gennaio ho inserito anche la pagina iniziale in stile Kakebo.

il pdf scaricabile free lo trovate qui 

come sempre spero vi piaccia e che lo troviate utile! 
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mercoledì 3 gennaio 2018

My Weekly Plan


anno nuovo, vita nuova!

così recita un vecchio detto, ma è davvero così?
di sicuro l'inizio dell'anno porta con sè la voglia di rinnovare e rinnovarsi, nuovi progetti, buoni propositi. in realtà succede dopo ogni periodo di vacanza più o meno lungo; non solo a gennaio, quindi, ma anche a settembre se ci pensate bene.
"mi iscriverò in palestra", "sarò più ordinato", "risparmierò soldi" ...
tante idee che spesso vengono abbandonate, non tanto per mancanza di volontà quanto per mancanza di organizzazione.
no, ok, per quanto riguarda la palestra, la volontà gioca un ruolo fondamentale ... ma per tutto il resto è solo questione di organizzazione.
e io, che sono una persona che tende ad essere troppo molto abbastanza organizzata, voglio correre in vostro aiuto!

ho creato per me stessa un weekly plan, ovvero una agenda settimanale sulla quale scrivere giorno per giorno impegni, appuntamenti, annotazioni; ogni settimana è corredata da una TO DO list da compilare e da uno spazio per annotazioni varie (tipo la lista della spesa).
inoltre ho integrato all'inizio di ogni mese una pagina che facesse le funzioni di un Kakebo, sulla quale quindi annotare le spese fisse e valutare quindi il budget e il risparmio previsto.
questo perché trovavo immensamente scomodo avere due supporti, uno per l'agenda e uno per il Kakebo.

qui  trovate il link dal quale potete scaricarlo. cercherò di inserirlo mese per mese così avrete la vostra agenda tutto l'anno!

spero vi piaccia e che la troviate utile! ^^



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mercoledì 30 agosto 2017

Kakebo, ovvero come i giapponesi ci insegnano il risparmio


L’estate sta volgendo al termine e le vacanze sono ormai solo un ricordo.

Tra un rientro in ufficio e una valigia da disfare, bisogna anche scendere a patti con il conto in banca; perché se le ferie sono belle, è anche vero che tra cene, aperitivi, viaggi, gite, souvenir, acquisti compulsivi o meditati, abbiamo tutti speso parecchio.

Bisogna correre ai ripari

Come fare per rimettere ordine nei conti di casa? Come si può non passare da ostriche e champagne a pane, cipolle e acqua?
Da tempo sul web si parla di un metodo giapponese ideato per gestire i conti di casa e risparmiare, il metodo Kakebo; in molti ne hanno scritto, qualcuno utilizzando l’agenda “ufficiale”, altri creando la loro personale versione stampabile. Io lo uso da alcuni mesi e, dopo averlo fatto scoprire anche a Lui, ve ne voglio parlare.



Diciamolo subito in modo chiaro: non è che i giapponesi abbiano poi scoperto l’acqua calda! Perché con un po’ di buona volontà, una penna e un foglio bianco, tutti siamo perfettamente in grado di compilare un registro delle spese.
Ma ciò che rende il Kakebo un metodo diverso da tutti gli altri è il suo non essere una mera lista delle entrate e delle uscite, ma prevedere una pianificazione attenta e uno scrupoloso controllo quotidiano.
Il Kakebo è infatti una sorta di agenda dove annotare quotidianamente le spese suddivise per tipologia (spese indispensabili, vizi, vestiario, optional, spese impreviste …) in modo da averle tutte costantemente sott’occhio, in modo concreto.



Ad inizio mese si stabilisce il budget a disposizione, sottraendo dalle entrate le spese fisse e il risparmio desiderato., budget al quale ci si deve dovrebbe attenere proprio grazie al quotidiano controllo delle spese.
A fine mese, poi, bisogna tirare le somme: sommare tutte le voci separatamente e vedere cosa è andato bene e cosa è andato storto, dove abbiamo risparmiato e dove invece abbiamo speso troppo.
A fine anno poi si stilano i report e i grafici annuali che permettono così di capire dove vanno a finire i nostri soldi!



Il punto di forza di questo metodo, o almeno così dicono, è proprio nell'autodisciplina: scrivere quotidianamente le entrate e le uscite aiuta ad eliminare le spese inutili, a risparmiare, ma soprattutto a riflettere sulle proprie abitudini di spesa. Dovrebbe farci aumentare la consapevolezza di come stiamo utilizzando i nostri soldi e, di conseguenza, aggiustare il tiro se una delle voci sta diventando troppo elevata.
Questo esercizio, inoltre, favorisce l’idea di avere tutto sotto controllo e diminuisce la sensazione di ansia.
Di sicuro il metodo Kakebo aiuta ad avere una visione più chiara e definita delle disponibilità finanziarie, di quello che ci si può permettere e di cosa no, spalmando il budget mensile nelle settimane per non rischiare di sperperare tutto nei primi dieci giorni del mese e arrivare alla fine senza soldi.



Per quanto mi riguarda ci sono mesi in cui il Kakebo ha funzionato alla grande, e mesi dove spese impreviste si sono comunque accumulate e il mio conto in banca non ne è uscito vincitore.
Non sono sicura che a fine anno mi metterò realmente a stilare i grafici e tutti i rendiconti richiesti, come non credo che comprerò l’agenda ufficiale nel 2018. Di sicuro continuerò ad utilizzare il metodo, magari utilizzando una normalissima agenda, avendone comunque appreso i principi di base. 



Anche Lui si è trovato molto bene con questo metodo, per quanto non lo abbiamo trovato particolarmente innovativo, e ne abbiamo utilizzato una versione semplificata anche in vacanza, segnando su un quaderno ogni sera quanto spendevamo e cercando di mantenere un budget.
Se volete farlo anche voi, vi suggerisco di provare a stampare qualche fee printable; ce ne sono molti sul web e a voi non resta che scegliere la versione che più vi aggrada, così da iniziare almeno con una versione guidata.


Fatemi sapere se l’avete trovato interessante!
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martedì 22 agosto 2017

Linguadoca: parte prima



Ultimamente sono stata poco presente qui sul blog,ma un luglio parecchio impegnativo al lavoro, e poi le agognate ferie mi hanno portato lontano dalla tastiera del pc. Ma anche le ferie terminano ed eccomi qua.

Le vacanze non sono vacanze se non si oltrepassa un confine, almeno per me; rimanere a casa tutto agosto non fa per me: non riuscirei mai a riposarmi davvero se non spiccassi il volo per una destinazione ignota.

A me, però, il mare non piace particolarmente e Lui non ci può andare, pena pesanti scottature; però di andare nel freddo nord non ne avevamo nessuna voglia; decidiamo quindi per la Francia del sud, calda, assolata, e ignota ad entrambi.
Lui ha una sola richiesta: Rennes le Chateau. Affascinato dai templari, desidera visitare il piccolo borgo sede di tanti misteri. A me stuzzica molto l'idea di visitare una zona di eretici e quindi organizziamo un tour in tre tappe in Linguadoca.

La Linguadoca-Rossiglione è un'ex regione francese, dal 2016 confluita nella regione dell'Occitania. Inizia al confine con la Camargue e si estende fino al confine spagnolo. È una regione ricca di storia, di monumenti e siti turistici, alcuni borghi medievali annoverati tra i borghi più belli di Francia e alcuni siti patrimonio dell'UNESCO.

Terra di templari, eretici, vino e sale! 



Di questa regione noi abbiamo visitato i dipartimenti del Gard, dell'Herault, dell'Aude e dei Pirenei Orientali.

Qui vi racconto la nostra prima tappa, nel Gard e nell'Herault.



Ci siamo mossi in auto dall'Italia, il che è stato un vero sollievo per me: non avevo vincoli di peso per quanto riguarda le valigie! Inoltre non avremmo avuto nessun problema di spostamento, quindi ho cercato dei B&B dai quali raggiungere comodamente tutti i siti che volevamo visitare.

I primi cinque giorni siamo stati ospiti del Mas Sant Ange di Lunel, a una ventina di minuti di auto da Montpellier. Un b&b molto carino, moderno e pulito, con una cucina a disposizione degli ospiti e la colazione servita in giardio; noi ci siamo trovati molto bene e vi rimando al sito di booking per i dettagli. 
Da qui poi raggiungere quello che volevamo vedere è stato un attimo.

Saintes – Maries – de – la – Mer

Questa cittadina di mare è in realtà in Camargue ed è stata la meta del nostro primo pranzo francese; una cittadina bianca, luminosa e pulita, che deve il suo nome alla leggenda provenzale delle “Marie del Mare”, secondo la quale Maria Salomè e Maria Jacobè avrebbero raggiunto la regione in barca, insieme alla serva Sara (la “vierge noire” diventata patrona dei gitani) e ad altri seguaci di Gesù.
Da vedere assolutamente la chiesa fortificata, dal cui tetto si gode la vista della città e delle sue spiagge finissime.
abbiamo pranzato in un bar sul lungomare, vicino all'attracco del battello per il tour della costa camarguese; tapas e un'insalata nicoise molto invitanti. fate un giro sul mio Instagram per vedere la foto. 






Nimes e Pont du Gard

Elegante e silenziosa, Nimes, capoluogo del dipartimento del Gard, ci ha stupiti perché molto più piccola di quanto ci aspettassimo. Da vedere assolutamente l'Arena, l'anfiteatro romano del 1 secolo d.C., la Maison Carrée, il tempio romano del 5 anno d.C., uno dei meglio conservati al mondo, e la Tour Magne, quello che rimane di una torre di guardia del 16 a.C che si raggiunge dal settecentesco Jardin de la Fontaine.
In Esplanade Charles de Gaulle abbiamo mangiato delle ottime omlettes.
E non si può andare a Nimes senza prima recarsi al Pont du Gard, il colossale acquedotto romano del 1 secolo d.C., un monumento straordinario ed imponente, sito dell'UNESCO dal 1985 e nominato Grand Site de France dal 2004.






Saint-Guilhem-le-Desert

Nelle Gole dell'Herault, in mezzo ad alte falesie, nel 804 d.C., Guilhem, cugino di Carlo Magno, fondò l'abbazia di Gellone, che divenne una tappa fondamentale nel cammino di Santiago. Nel XI secolo l'abbazia fu ricostruita ed è, ai giorni nostri, una delle più importanti testimonianze dell'arte romanica della Linguadoca. Attorno all'abbazia si sviluppa un piccolo borgo, inserito nel patrimonio mondiale dell'UNESCO insieme al vicinissimo Pont du Diable, uno dei più antichi ponti medievali di Francia. Il sito è anche nominato Grand Site de France.
Il ponte ci ha un po' delusi, mentre perdersi per i vicoletti di Saint-Guilhem è bellissimo, fino ad arrivare alla piazza principale dove un immenso platano fa ombra ai turisti che sorseggiano un buon bicchiere di vino. Molti, infatti, i venditori di vino che gestiscono un piccolo negozio di degustazione. provate il rosè, noi ne siamo stati conquistati. 







Aigues Mortes e le Saline

La cittadina di Aigues Mortes è interessante più per la sua cinta muraria che per la città in sé, che non ha nulla di diverso di tanti altri borghi in Linguadoca. Ma la cinta muraria è eccezionale e la sua vista vale la visita. E quando si è lì non si può evitare la visita alle saline, dalle quali si gode di uno spettacolare panorama sulle mura circondate dagli stagni di acqua rosa, dai quali viene estratto il famoso sale della Camargue.

Il tour di un paio d'ore con il trenino è decisamente turistico ma molto suggestivo. E poi la visita allo shop vale la pena solo per portarsi a casa vagonate di sale aromatizzato!  





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mercoledì 14 giugno 2017

Cosplay, flame e stupidità: my 2 cents



Antefatto: questo è un post scritto di getto, con quello che mi passa per la testa ultimamente. Perdonate la sintassi a volte troppo colloquiale e il lessico sicuramente non all’altezza dei miei post consueti.

Sono entrata nel mondo del cosplay da relativamente poco tempo rispetto alla maggior parte delle persone che ho conosciuto: poco più di un anno e mezzo fa, all’iComix del Novembre 2015, ho partecipato alla mia prima fiera da cosplayer e non da semplice visitatrice in borghese. Ero stata ad un paio di eventi in precedenza (Galliate Comix e Games Week 2015),grazie ai quali ho scoperto un mondo divertente, dove conoscere persone nuove, nerd come me, un mondo del quale ho voluto fare parte attivamente.

Tutto questa premessa per dire che ho iniziato a fare cosplay perché mi piace e continuerò a farlo perché mi diverto e perché ho conosciuto finora molta gente carina, simpatica, socievole. Amo fare la scema in fiera, fermarmi a fare foto, chiederne io ad altri, senza mai prendermi sul serio, perché no, non riesco a prendermi sul serio vestita da Pollon o con una mascherina nera sugli occhi.




E allora, perché questo post? Perché ultimamente vedo sui social una proliferazione assurda di flame, insulti, discussioni inutili che non mi sta piacendo affatto. Vedo un netto contrasto tra l’atmosfera che si respira in fiera e quello che leggo sui social. È vero, internet è pieno di troll e leoni da tastiera da prima che comparissero facebook & Co, ma ultimamente mi pare che la cosa stia sfuggendo di mano.
Vedo post creati appositamente per provocare un flame, cosplayer che prendono per il culo altri cosplayer o chi non fa parte di questo mondo per motivazioni non meglio precisate, persone che si arrogano il diritto di criticare e pretendono di dire chi può fare o non fare cosa.

BASTA!

Credo sia il caso di fare tutti quanti un passo indietro, rivedere le nostre priorità e l’atteggiamento che abbiamo nei confronti degli altri.

IL COSPLAY E’ UN PASSATEMPO, NON UN LAVORO. Forse qualcuno riesce a viverci, ma per la maggior parte di noi è e rimarrà un passatempo. Facciamocene una ragione, una volta per tutte! E in quanto passatempo va affrontato come tale; invece aprendo i vari gruppi facebook dedicati non trovo altro che rivalità, lamentele perché non si è stati premiati ad una gara o perché in giuria c’è quel cosplayer piuttosto che un altro … ma perché? Perché inacidirsi il sangue quando si potrebbe tranquillamente andare tutti d’amore e d’accordo? 



Ricordiamoci che essere famosi nel cosplay non significa nulla. Non si è FAMOSI, si è CONOSCIUTI NELL’AMBIENTE. C’è una grossa differenza. Nessun cosplayer verrà chiamato per essere intervistato dalla D’Urso o da Mentana; nessuno, per quanto conosciuto in ambito cosplay, verrà fermato per strada, nessuno di noi diventerà FAMOSO. Tutti continueremo a recarci al supermercato senza problemi. Fidatevi, sarà così.

Proprio per questo nel mondo del cosplay c’è spazio per tutti e ognuno di noi può diventare più o meno CONOSCIUTO (non famoso) per le sue capacità: chi è un ottimo costumista, chi un make up artist con i controfiocchi, chi è bravo a costruire armature, chi è particolarmente somigliante ad un personaggio … insomma ognuno può trovare la propria strada, farsi conoscere e apprezzare, senza per questo denigrare quella degli altri. 



Per quanto mi riguarda credo che l’unica cosa che so fare davvero bene sia scrivere, e quindi ho ripreso in mano questo blog ed eccomi qui. Ci guadagnerò? Non credo proprio… ma non è questo il mio obiettivo. Sento di avere delle cose da dire e mi sono creata questo spazio per farlo. Vi romperò le scatole spammandovi questo blog in tutte le salse? OVVIAMENTE! Mi arrabbierò se qualcun altro ne dovesse aprire uno? CERTO CHE NO! 
Perché dovrei?


Basta criticare, basta accanirsi gli uni contro gli altri! 
Rispettiamoci e rispettiamo le scelte altrui. Ad esempio io non amo i cosplay gratuitamente nudi, come i mashup di Slave Leia + qualsiasi altro personaggio a scelta (in realtà non amo i mahup in generale ma questa è un’altra storia …), ma di sicuro non vado ad inveire su facebook contro le ragazze che lo fanno. Scelta loro, punto. Io preferisco un cosplay più fedele all’originale quindi mi atterrò a questa mia scelta, ma è una decisione mia personale. 

Il fatto che non mi piaccia l’idea di un tipo di costume, non mi autorizza a screditare pubblicamente chi lo fa

Come nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a screditare chicchessia solo perché fa l’ennesimo cosplay di Harley Quinn o di Elsa, perché fa una versione alternativa di un personaggio, perché fa crossplay, perché fa una versione genderbend, perché il cosplay non è perfetto nei minimi particolari, perché … (aggiungeteci quello che volete). IL COSPLAY E’ UN PASSATEMPO! E se vogliamo anche una forma d’arte, e come tale ognuno sceglie l’espressione che meglio lo rappresenta.



Idem per il discorso Patreon; nemmeno io condivido l’idea di vendere le mie foto, soprattutto senza veli, ma non per questo mi sento libera di definire “cagna” chi lo fa. Alcune ragazze vogliono vendere le loro foto? Libere di farlo. Se ci guadagnano meglio per loro. Io non ho nessun interesse a screditarle, tanto che a me non ne viene in tasca nulla. Posso dire che è una cosa che io non farei, ma io sono io, non sono loro.

Altro tormentone che mi ha dato molto fastidio ultimamente è il prendere in giro chi non conosce il cosplay e lo guarda con ignoranza e pregiudizio. Non è comportandosi in questo modo che si avvicinano le persone al cosplay; non è prendendole in giro o trattandole con superiorità che possiamo vincere i loro pregiudizi e invogliarli ad interessarsi a noi e a capire di più ciò che facciamo. Trattiamo gli “esterni” con rispetto, spiegando loro che non è una cosa stupida, ma che è un ambiente sano, divertente, stimolante. 

Però poi creiamolo questo mondo che vogliamo far conoscere agli altri!



A costo di sembrare retorica vi dirò: c'è già tanta bruttezza a questo mondo, tante occasioni per far sentire le persone inappropriate (vi rimando, a proposito, al mio articolo sul Blue Whale nel Bosone), necessità di creare delle challenge per provare a sentirsi felici; noi abbiamo la possibilità di giocare e divertirci con i nostri personaggi preferiti, di tornare bambini anche solo per qualche ora.

Non roviniamo tutto con la stupidità.

PS: tutte le foto in questo post sono VOLUTAMENTE brutte foto, prese da facebook e per lo più fatte con il cellulare. questo perché ritengo che siano quelle che incarnano meglio ciò che io penso debba essere lo spirito di una fiera. non me ne vogliano le persone immortalate, ma siamo più belli così!   
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martedì 30 maggio 2017

Epices and Love



La maggior parte delle persone che conosco sognano di visitare i paesi del Nord Europa, le città di Londra, Berlino, Amsterdam. Paesi anglosassoni o germanici che hanno di sicuro un grande appeal per storia e tradizioni, ma che su di me, a parte qualche rara eccezione, non hanno un particolare effetto.
Io ho sempre nutrito interesse verso i paesi del mediterraneo e del mondo arabo, affascinata dalla loro cultura e dall’arte, così particolari e ricche.
Nella mia mente al freddo, grigio e austero nord Europa ho sempre preferito gli assolati, caldi e caotici paesi dell’area magrebina o mediorientale.
Alla nebbia di Londra preferirei il caldo di Granada, ad una birreria di Monaco di Baviera un Riad di Marrakesh, a Stonenge preferisco la città di Petra, in Giordania.
Sono paesi difficili quelli appartenenti al mondo arabo, ora più che mai, ma non bisogna dimenticare che sono stati luoghi culla di una civiltà ricca e raffinata, le cui propaggini arrivano fino all’Europa, in Andalusia e, sotto certi aspetti, anche in Sicilia.

Amando così tanto il mondo arabo e in generale il bacino del Mediterraneo, pur avendolo visitato troppo poco, ho una passione viscerale per le spezie. Quei profumi e sapori, intensi, avvolgenti, penetranti.
Non mi bastano mai, ne comprerei in continuazione e, grazie al fatto che se conservate ben chiuse si mantengono a lungo, ne compro quantità spropositate ogni volta che ne ho l’occasione: in Grecia ho comprato un mix di Origano e Timo di Kalymnos; al mercato della Boqueria a Barcellona ho acquistato dei misti per pollo e verdure, in Sicilia l’origano di Erice. Ogni anno poi, durante la fiera dell’artigianato, ne faccio sempre una bella scorta allo stand di Epices and Love, nella zona francese. L’anno scorso poi ho comprato anche dei misti piccanti in uno stand calabrese …
Insomma, come mi ha detto tempo fa un amico, ho talmente tante spezie che nel 1400 mi ci sarei comprata uno stato!

E se si parla di spezie, non posso certo dimenticare l’India, con i suoi sapori particolari, quei profumi e i piatti così caratteristici. Non sono mai stata in India ma un viaggio lì lo vorrei fare, prima o poi.

Visto che tra le cose che mi riesce meglio fare, una di queste è cucinare, amo sperimentare ricette dal gusto esotico; volevo quindi proporvene due che ricordano molto i paesi magrebini e l’India: un pollo al curry e un cous cous con pollo e verdure.
Lui è stato, ovviamente, obbligato ad assaggiarle entrambe, e devo dire che ne è stato entusiasta!
Per quanto riguarda il curry ho utilizzato quello in vendita nei supermercati, niente di particolare. Invece il masala piccante e le spezie per la tajine le ho prese alla scorsa fiera dell’artigianato.
Però si possono acquistare tranquillamente online.
La cosa divertente di queste due ricette è che le ho preparate praticamente insieme: avevo invitato un’amica a cena il sabato sera, avendole promesso il mio mitico cous cous; con la carne avanzata e la verdura, ho poi quasi improvvisato il pollo al curry la domenica sera, di ritorno da una fiera. Ovviamente la verdura può essere sostituita da altra a vostra scelta.

Pollo al curry con riso e verdure stufate con masala piccante

Dosi per due persone, però abbondanti perché quando l’ho preparato a pranzo non avevamo mangiato niente:
300g di riso (l’ideale sarebbe il basmati, ma io ho usato un normale riso roma)
200g di petto di pollo (non importa se intero o a fettine)
Mezzo peperone giallo e mezzo rosso
Mezza cipolla
Una zucchina grande o due piccole
Una costa di sedano
Tre o quattro pomodori ramati
Farina
Curry
Masala piccante
Sale
Olio

Per prima cosa mettete a bollire l’acqua per il riso; non dovete metterne troppa, perché poi farete una specie di cottura basmati.
Quando bolle, salate e buttate il riso. Il riso cuocendo dovrà assorbire la maggior parte dell’acqua in modo che l’amido non venga lavato via quando lo scolerete; in questo modo resterà più cremoso e saporito e non avrà l’aspetto slavato del riso bollito da ospedale o da mensa aziendale.
Affettate le verdure a pezzetti piuttosto piccoli quindi in un wok mettete un pochino d’olio (ne basta davvero poco) e fateci rosolare la cipolla; aggiungete poi in sequenza il peperone, le zucchine e il sedano. Fate rosolare tutto per bene quindi aggiungete un po’ d’acqua di cottura del riso. Lasciate cuocere cinque minuti quindi aggiungete i pomodori. Al termine della cottura aggiustate di sale e aggiungete un cucchiaino di masala piccante; quanto dipende da voi e da quanto è piccante il masala. Io ne ho messo un cucchiaino da caffè scarso perché non volevo esagerare con i sapori avendo già il curry sul pollo.
Nel frattempo tagliate a tocchetti il pollo; a parte preparate della farina miscelata con il curry, quanto dipende sempre dal vostro gusto; infarinate i tocchetti di pollo con questa miscela di farina e curry e metteteli in una padella con un filo di olio, quando sono rosolati bagnateli con un po’ d’acqua di cottura del riso, aggiungete un po’ del misto di farina e curry e abbassate la fiamma. La farina e l’amido del riso contribuiranno a creare una salsina cremosa nella padella, mentre il pollo finisce di cuocere.
Quando è tutto cotto prendete due piatti grandi e disponete separatamente il riso bollito e scolato, le verdure e il pollo.

Se ne avete voglia potete accompagnarlo con un vino bianco fruttato servito fresco

Cous Cous con pollo e verdure

Dosi per due persone
200 g di cous cous medio
200g di petto di pollo (non importa se intero o a fettine)
Mezzo peperone giallo e mezzo rosso
Mezza cipolla
Una zucchina grande o due piccole
Una costa di sedano
Un broccolo
Tre o quattro pomodori ramati
Farina
Spezie per la Tajine
Olio
Sale

Mettere a bollire l’acqua per il cous cous, che vi servirà anche per mantenere bagnate le verdure, quindi abbondate. Quando bolle salatela e abbassate la fiamma in modo che si mantenga calda.
A parte affettate la cipolla e il broccolo e metteteli in un wok con olio e iniziate la cottura. È importante che le cimette di broccolo siano tagliate a tocchetti molto piccoli, altrimenti rimarranno troppo duri.
A parte preparate della farina miscelata con le spezie per la tajine, quanto dipende sempre dal vostro gusto; infarinate i tocchetti di pollo con questa miscela e aggiungeteli ai broccoli.
Fate rosolare bene i tutto, quindi aggiungete tutte le altre verdure tagliate a tocchetti. Bagnate abbondantemente con l’acqua che avevate messo a bollire nel frattempo e lasciate cuocere con un coperchio.
Quando le verdure e il pollo sono cotti aggiustate di sale e, se volete, potete aggiungere ancora un cucchiaino di spezie, o addirittura la miscela di farina e spezie, avendo cura di mescolare bene.
In una ciotola mettete il cous cous medio e copritelo con l’acqua bollente seconodo le indicazioni riportate sulla confezione, aggiungete un filo d’olio d’oliva e lasciate riposare fino a quando l’acqua non sarà stata completamente assorbita.
A questo punto a me piace aggiungerlo al condimento, mischiarli bene e solo dopo servirlo nei piatti, ma potete anche servire cous cous e condimento separatamente.

L’abbiamo accompagnato con un vino rosso fresco e frizzante.

Buon appetito!


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martedì 25 aprile 2017

Acciobooks: il portale per lo scambio di libri



Da lettrice compulsiva quale sono, vado sempre alla ricerca di libri. Dal momento che le spese sono tante e i soldi per gli extra mai abbastanza, tutte le occasioni che mi permettono di ottenere un buon libro ad un prezzo vantaggioso sono sempre ben accette.

Questa è senza dubbio una delle motivazioni che mi hanno portata a scegliere il supporto digitale cinque anni fa; non l’unica, ma di sicuro una delle principali (magari più avanti scriverò un post ad hoc sulla scelta di passare dal supporto cartaceo all’ebook reader).
Inoltre mi sono recentemente posta il problema di quale destino dare ai miei libri cartacei già letti, che al momento giacciono alla rinfusa su uno scaffale dell’armadio a muro nella mia stanza, totalmente inutilizzati e pieni di polvere. Sinceramente mi dispiace un sacco vederli così e stavo meditando su come potergli dare una nuova vita.

Poi finalmente un giorno ho avuto l’illuminazione.
Leggevo un post sul blog L’Angolo dei Libri [inserisci link] e ho scoperto Acciobooks, una rivelazione! Acciobooks non è altro che un sito di scambio/vendita libri, ma principalmente scambio, dove tramite un motore di ricerca la persona che cerca un determinato libro viene messa in contatto con una persona che lo possiede e lo vuole cedere.
La filosofia del sito è essenzialmente quella della libera circolazione dell’arte e della cultura: i libri devono essere liberi di viaggiare di mano in mano, di lettore in lettore, permettendo così alle parole scritte di arricchire quante più persone possibili. Perché, secondo il sito, i libri salvano la vita, permettendo l’evasione dalla quotidianità.
Nell’era del digitale, dove ogni informazione è disponibile in rete e dove la cultura è, potenzialmente, davvero accessibile a tutti, ha un che di poetico questa visione del libro cartaceo che viaggia in tutta Italia di città in città.
E non me ne vogliano gli autori e gli editori, ma lo scambio di libri ha sicuramente anche un indubbio vantaggio economico: nella teoria acquistando un solo libro si potrebbe leggere per tutta la vita.
Nella teoria ho scritto, perché nella realtà non è proprio così.

Ma entriamo nel dettaglio di come funziona AccioBooks: innanzi tutto è necessario registrarsi mediante un indirizzo email valido e una password; una volta fatto questo si può accedere al proprio profilo e, tramite un semplice motore di ricerca, caricare nella propria libreria l’elenco dei libri che si vogliono liberare, indicando se si vogliono scambiare o vendere e lo stato in cui si trova il libro.
Una volta caricati i propri libri potete navigare nel sito, che come avrete potuto capire non è altro che un grande data base: inserite nel motore di ricerca il titolo o l’autore del libro che state cercando … et voilà, vi viene mostrato chi possiede quel libro e lo vuole scambiare o vendere.
Cliccando sull’utente e poi sulla stringa sotto l’immagine del libro invierete una email al proprietario dove vi dichiarate interessati a scambiare o comprare il libro. Attenzione! La stringa blu riguarda lo scambio, quella verde riguarda la vendita. nella foto qui sotto potete vedere il mio profilo; non c'è la stringa verde della vendita perché ho scelto solamente di scambiare i libri e non venderli. 
In entrambi i casi, comunque, se lo scambio va in porto si spedisce il libro, e qui consiglio la spedizione tramite piego di libri una tariffa postale agevolata per la spedizione di libri.



Per quanto la filosofia del sito sia molto friendly, al limite dell’hippy, e che in teoria nel momento in cui di trova una persona disponibile allo scambio di libri tutto dovrebbe filare liscio, la mia esperienza in merito non è del tutto positiva: in sole due settimane, e con una decina di libri messi a disposizione, sono riuscita effettivamente a scambiare un libro, e questo lo considero un ottimo traguardo.

C’è da dire che però sono stata contattata da almeno una decina di persone interessate a scambiare uno dei miei libri, e alle quali ho risposto dicendomi interessata ad un libro dei loro, che poi però sono scomparse nel nulla. Poco male, non ci ho perso altro se non il tempo di scrivere qualche mail, ma devo dire che la cosa mi ha irritata non poco.

In ogni caso, visto quello che costa e l’impegno necessario a mantenere la registrazione al sito, pari a zero, consiglio vivamente Acciobooks a chi come me necessita di avere qualcosa di nuovo da leggere ogni mese, perché avere la possibilità di un libro più o meno gratis ogni tanto è un’opportunità da non sottovalutare.
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lunedì 28 novembre 2016

Cambiamenti


Avevo lasciato in stato di abbandono questo blog perché era diventato uno spazio che ormai mi stava stretto: scrivere solo di arrampicata era diventato limitante.
Ho scoperto che mi piace fare altre cose, magari meno interessanti, magari meno divertenti, ma che fanno parte di me e della mia vita e non voglio più tenerle fuori da questo spazio che è mio e che vorrei somigliasse di più a quella che sono diventata.
Quindi si cambia!
Si cambia nome, e da “Climbing in Hades” si passa a “La Torre di Persephone”.
Si cambia look, più semplice nell'aspetto e nei colori, ma più interattivo e “social”.
Si cambia registro, e da blog tematico lo farò diventare una sorta di diario personale: scriverò quello che mi passa per la testa, anche di arrampicata, ma non solo!
Non so come, non so quando né con quale frequenza, ma so che lo voglio fare!
Una sorta di buon proposito per l’anno nuovo con un mese di anticipo!
Questo è solo l'inizio ... 

Stay tuned!!   

Immagine: Google
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giovedì 3 settembre 2015

Pustertal

Scalare è bello, ma a volte si ha bisogno di vivere la montagna in modo meno adrenalinico. O almeno io ne sento il bisogno, soprattutto nei periodi di massimo stress e stanchezza, quando la mia testa se ne va per i fatti suoi e non ho abbastanza concentrazione; per questo motivo anche quest’anno decido di programmare qualche giorno di ferie in giro per le Alpi, con Miriam, amica e compagna di camminate.
L’anno scorso siamo state in Val Veny, alle pendici del Monte Bianco; quest’anno Miriam esprime il desiderio di andare in Dolomiti, proposta che accolgo con entusiasmo, visto che nemmeno io conosco bene quelle zone. In breve decidiamo che il “campo base” sarà Brunico, stabiliamo il periodo, la seconda settimana di agosto, e in breve troviamo anche un alberghetto. Detto fatto. Ora non resta che attendere l’8 di agosto, provando a progettare in anticipo qualche escursione.
È da parecchio che ho in testa di vedere le Tre Cime di Lavaredo, ma non mi fido ad affrontare la ferrata delle Scalette, anche se mi piacerebbe tanto, e non conoscendo la zona chiedo info sul forum.
Mi viene caldamente sconsigliato il giro delle Tre Cime, perché molto affollato e perché “da sotto” non si vede nulla. Mi consigliano, invece, di raggiungerle dalla Val Fiscalina e Val Campodidentro.
Trovo recensito un bel percorso che dal rifugio Tre Scarperi porta al Rifugio Locatelli. Forse è un po’ impegnativo (1000 m di dislivello), ma viene recensito come E, quindi, lancio il cuore oltre l’ostacolo, e lo reputo approcciabile. Il resto lo decideremo in loco.
Le ultime settimane prima della partenza sono una tortura: caldo torrido, lavoro pressante, stanchezza accumulata che si fa sentire sempre di più. Al 20 luglio sono già sui gomiti: non mi sembra possibile che l’8 di agosto arriverà.
E invece arriva, e ovviamente il meteo, caldo, soleggiato e afoso per tutto il mese precedente, decide di complicarci la vita e prevede temporali per tutto il fine settimana.
Ce ne faremo una ragione, anche perché non possiamo fare diversamente. Optiamo su una partenza morbida, alle 9.00 da Varese, orario che mi lascia perplessa ma al quale acconsento; siamo in ferie, dopo tutto, niente stress. Deve aver avuto la stessa idea anche qualche altro migliaio di vacanzieri, tant’è che appena imboccata la Modena – Brennero ci troviamo ferme in coda con previsioni di percorrenza a passo d’uomo fino a Trento. Troppo! Usciamo e proseguiamo su strada normale. Ci impiegheremo la bellezza di sei ore per arrivare a Vipiteno, e nel frattempo il meteo decide di rispettare le previsioni e in breve si rannuvola.
Tra me e Miriam, dall’anno scorso, c’è un piccolo gioco, il gioco dei confini: l’estate scorsa abbiamo valicato insieme in escursione il confine tra Italia e Francia. Lo scorso giugno, sempre su un sentiero, quello tra Italia e Svizzera. Nella programmazione del viaggio abbiamo deciso di valicare anche il confine con l’Austria e di visitare Innsbruck proprio quel pomeriggio. Purtroppo non ci è possibile valicarlo a piedi, ma ci accontentiamo.
Peccato solo per la pioggia, che inizia a scendere copiosa non appena entriamo in territorio austriaco e che ci rovina in parte la visita alla città, ma non la cena tipica, che consumiamo in un localino del centro storico, su tavolini all’aperto in una viuzza deliziosa.
Rientrate in Italia, andiamo a dormire augurandoci che l’indomani il tempo sia migliore.
Ci svegliamo sotto un cielo incerto: molte nubi minacciose intervallate da sprazzi di sereno. Non c’è molto margine per una escursione lunga: il rischio di pioggia è davvero alto e ci tocca trovare un’alternativa. Vicino a Brunico c’è Campo Tures; a Campo Tures c’è un castello (macondirondirondello …); alla parola “castello” i miei occhi di nerd, fantasy-dipendente, appassionata di medioevo, si illuminano d’immenso: UN CASTELLO!!! Credo di aver guardato Miriam con sguardo degno del miglior Gatto con gli Stivali, e quindi Castel Taufers sia! In effetti il castello è una meraviglia, perfettamente conservato e arredato. Peccato solo per alcuni visitatori un po’ troppo molesti che hanno infastidito la visita guidata.
Nel frattempo il meteo migliora ed esce anche uno splendido sole. Scopriamo, non mi ricordo nemmeno bene come, che da Campo Tures parte un sentiero che porta alle tre cascate del Rio Riva (Valle Aurina); del resto siamo venute in vacanza per camminare, quindi gambe in spalla e alè!
L’inizio del percorso è su strada sterrata, del tutto pianeggiante, in mezzo ai campi, dalla quale si gode di una vista di Campo Tures e Castel Taufers degna di una cartolina (la mia reflex ringrazia!); via via che ci si avvicina alle cascate il sentiero si addentra nel bosco e inizia a salire, anche se è davvero poco impegnativa. Non chiedetemi il numero del sentiero perché davvero non lo ricordo. So solo che si trovano già indicazioni nella piazza centrale di Campo Tures, quindi è facile.
La prima cascata sbuca da una specie di grotta, bassa ma impetuosa, si fa portare rispetto. Dopo il rito delle foto con cascata alle spalle proseguiamo lungo il sentiero in salita, lungo il quale, quasi come stazioni di una via crucis, si incontrano delle cappellette dedicate al Cantico delle Creature. Molto suggestiva quella dedicata al Fuoco, dove l’area è disseminata di piccoli e grandi ometti, cumuli di pietre impilati, sasso dopo sasso, a testimonianza di chi, per volontà o per caso, è passato di lì.
Raggiungiamo la seconda cascata, alta ed imponente, quando ormai il cielo si è fatto plumbeo. Nemmeno il tempo di chiederci cosa fare che si mette a piovere. Non ci resta che girare i tacchi e tornare alla macchina.
Giorno 3 di vacanza. Finalmente il sole splende in un cielo terso azzurro cobalto, attraversato solo da alcune bianche e soffici nuvole innocue che ne esaltano la perfezione. Oggi trekking! Destinazione Plan de Corones, dove finalmente potrò collaudare i miei nuovi bastoncini rigorosamente Decathlon. Facciamo le pigre e saliamo con l’ovetto. Che sensazione strana prendere un ovetto in estate, senza snowboard, senza code, senza la ressa delle domeniche sulla neve.
Saliamo fino in vetta, dove ci attende la campana della Concordia (mah …) e uno spettacolare panorama che spazia su molte vette dolomitiche, dal Sassolungo al Sass Putia, al Lagazuoi, fino a scorgere la Marmolada in lontananza, purtroppo velata da una lieve foschia.
Dopo le foto di rito approcciamo l’itinerario detto “Gran Tour”, un giro ad anello che corre poco sotto la cima, lungo i sentieri 1 e 3. L’idea è di chiudere il giro e prendere il percorso di discesa verso Riscone, sentieri 8-7-4. Purtroppo la cartina che abbiamo (recuperata in albergo la sera prima) è decisamente poco chiara e molto approssimativa, e in breve perdiamo l’orientamento. Crediamo di aver fatto quasi il giro completo, e prendiamo un sentiero di discesa in quel punto male indicato. Dopo una ventina di minuti di cammino troviamo delle indicazioni più chiare, e mi rendo conto che non si tratta del sentiero che dobbiamo prendere noi, ma quello che scende esattamente sul versante opposto. Damn!! Dobbiamo risalire. Puntiamo alla vetta così ci sarà più facile trovare il sentiero corretto, che in effetti risulta molto ben indicato. Ci impieghiamo circa 4 ore per raggiungere la partenza degli ovetti, lungo un percorso a dir poco incantevole, lievemente più impegnativo ed esposto nella parte iniziale, si addentra poi nel bosco diventando più facile; costeggia il lago di Hirsch, di una straordinaria bellezza, per raggiungere poi un boschetto di conifere che sembra uscito da una delle migliori storie di fate ed elfi: ci godiamo l’escursione fermandoci spesso per fotografare il paesaggio, con molta calma e la mente finalmente libera e leggera. Una giornata fantastica non poteva che concludersi con del buon cibo e, raggiunto Riscone ormai all’ora perfetta, troviamo, proprio alla fine del sentiero, un ristorante molto carino e ben recensito, dove consumiamo una cena golosa accompagnata da abbondanti birre tirolesi.
Martedì, altro giorno di splendido sole. Siamo ancora un po’ stanche da ieri, quindi optiamo per quello che dovrebbe essere un rilassante giro in bici lungo la pista ciclabile detta Pusterbike, che da Rio di Pusteria porta a San Candido, lungo il torrente Rienza.
Noleggiamo le Biciclette a Brunico e prendiamo la direzione verso Rio di Pusteria. Il percorso è assolutamente incantevole e nemmeno troppo impegnativo. Le salite si alternano alle discese ma per la maggior parte si pedala in piano, tra paesini che paiono dipinti e prati di un verde che fa male agli occhi. Arriviamo fino a Valdoies e poi decidiamo di tornare indietro: volevamo un giro rilassante e abbiamo fatto quasi 40 chilometri tra andata e ritorno. Pausa gelato quando riportiamo le bici al noleggio e poi via verso il lago di Braies, un incantevole lago alpino, uno specchio d’acqua di rara bellezza, diventato famoso per una fiction con Terence Hill, e quindi invaso di turisti. Fatico a fare foto senza che qualcuno mi passi davanti. Impreco un po’ e mi innervosisco, ma alla fine qualche bello scatto lo riesco a fare lo stesso verso il tramonto, con le cime illuminate dai caldi raggi del sole morente e la superficie del lago solcata dalle ultime barche e da un SUP.
Giorno 5, ultimo giorno effettivo di vacanza. Domani dovremo ripartire, quindi non potremo fare nulla di lungo e impegnativo. Rimane solo oggi per l’escursione programmata verso il rifugio Locatelli, verso le Tre Cime di Lavaredo. Fin dal mattino sono carica, l’escursione è impegnativa ma sono sicura che ce la faremo. Alla fine il percorso è soltanto E, possiamo farcela.
Ci svegliamo presto, colazione presto, anche se il dubbio che non sia così presto mi rimane. Va beh, poco male, le giornate sono ancora lunghe, fino alle 21 c’è luce.
Prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso San Candido, ma troviamo coda e perdiamo tempo, quindi arriviamo al parcheggio che la sbarra è già chiusa: per arrivare al parcheggio alto del rifugio Tre Scarperi, punto di partenza dell’escursione dobbiamo prendere la navetta. Arriviamo al parcheggio alto (quota 1500 m) e da lì inizia il sentiero per il Tre Scarperi, che raggiungiamo in circa 15 minuti. Adesso inizia l’escursione vera e propria (quota 1626 m), a sinistra la Punta dei Tre Scarperi, a destra i Baranci, dritto davanti a noi il monte Mattina. Proseguiamo su un sentiero abbastanza pianeggiante, attraversando il letto asciutto di un torrente e seguendo il segnavia 105 lasciamo sulla destra l’indicazione per il Passo Grande del Rondoi, e proseguiamo a sinistra. Ecco che il sentiero inizia a salire ripido, tra pini mughi, larici e grandi massi di calcare candido. In poco tempo guadagniamo molta quota e la vegetazione si fa sempre più rada. Ci voltiamo e il fondovalle ci appare lontanissimo. Vedo che Miriam accusa molto la salita anche se stiamo salendo piano, ma non mi preoccupo, abbiamo ancora tempo. Superiamo il guado di un piccolo torrente e proseguiamo non senza un po’ di fatica. Il paesaggio si fa sempre più brullo, quasi lunare, fa molto caldo ma non lo sto patendo, il sole è forte, come il suo riverbero sulla roccia bianca. Dovremmo essere a circa 2000 m, se non di più. Proseguiamo ancora un tratto sul ghiaione, il sentiero che si snoda serpeggiando tra massi e sfasciumi. A un tratto alla nostra destra appare una montagna particolarissima che si staglia contro il cielo azzurro con le sue guglie, quasi una mano che emerge dal ghiaione sottostante: è la Torre dei Scarperi, alta, solitaria, imponente. Devo ammettere che il panorama non ha la bellezza canonica di un paesaggio alpino, accogliente come il bosco attraversato scendendo da Plan de Corones. Qui la bellezza è spaventosa, austera, quasi ostile per l’uomo: è tutto arido, roccioso, franoso, quasi a voler respingere ogni forma di vita.
Abbiamo percorso l’ultimo tratto davvero lentamente, troppo lentamente. Miriam sta male, cerco di trainarla ancora un po’, ma non ce la fa. Inoltre inizia a preoccuparsi di perdere la navetta per tornare alla macchina, navetta che io avevo già messo in conto di perdere, anche se non glielo avevo detto per non spaventarla. Subito mi dice “vai avanti tu”, ma non è il caso. Non la voglio lasciare da sola, e comunque non si risolverebbe la situazione: la navetta la perderemmo lo stesso. Abbandoniamo l’impresa e torniamo indietro. Inutile dire che io sono arrabbiatissima, ovviamente con me stessa per aver sottovalutato la salita e sopravvalutato le nostre capacità, ma tant’è.
La discesa è un po’ più veloce e in un paio d’ore scarse siamo al parcheggio alto. Miriam decide che vuole comunque farmi contenta e, presa l’auto, ci dirigiamo verso Misurina e, da lì, al rifugio Auronzo, dove, vista l’ora, ci fermeremo a cena.
Le Tre Cime le vedrò lo stesso, anche se non come avrei voluto. Pazienza, mi resta un obiettivo da raggiungere!
Giorno 6, giorno di partenza. Oggi però dobbiamo per forza riposare. Lasciamo l’albergo e ci dirigiamo verso la piscina di Riscone. Miriam ne approfitta per fare qualche vasca, io per fare la lucertola sotto al sole. Alle 14 decidiamo che è ora di partire, non dopo essere rimaste di nuovo perplesse sull’offerta culinaria tirolese: non si trova una foglia di insalata nemmeno a pregare. L’unica pseudo-verdura che trovo sono delle patatine fritte.
Appena rimesse le ruote sulla A4 mi volto verso le montagne, verso quella dimensione verticale dove davvero mi sento a casa.
Chissà se l’anno prossimo varcheremo l’ultimo confine rimasto …
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