giovedì 14 maggio 2015

Il Climber sogna di volare ...

da leggere ascoltando: Negrita - L'uomo sogna di volare

Ci sono attimi che segnano un cambiamento, una netta linea di demarcazione tra un prima e un dopo; momenti in cui qualcosa di incomprensibile e altrettanto inaspettato ti scatta dentro; tu non capisci realmente cosa succede, ma puoi solo seguire il mood e vedere dove ti porta.
Qualcosa, in queste ultime settimane, è scattato dentro di me; io che, arrampicando, ho sempre avuto paura di volare,così tanta paura da non provare, a volte, passaggi perfettamente nelle mie corde; per non parlare di tiri al mio limite, che nemmeno mi sognavo di fare da uno. “Coniglite” la chiamo, dandole un nomignolo, quasi fosse una cara amica.
Invece, qualcosa dentro di me ha fatto click, come un interruttore virtuale che mi ha fatto passare in modalità “Coniglite OFF”.
Non so di preciso cosa sia stato, credo un insieme di cose; a partire da alcuni feedback positivi che ho ricevuto da parte di alcune persone praticamente sconosciute, apprezzamenti veramente disinteressati che hanno dato carica alla mia autostima, di recente messa a dura prova; aggiungiamoci anche il primo voletto semi-serio su uno stupido 4c galbiatese, dove un piede scivola via a causa dell’unto. Ed ecco che nella mia testa qualcosa è cambiato. E forse non ha nemmeno importanza cosa sia stato: mi godo il momento, prima che passi.

02 maggio.
È sabato, il sole splende, tira una leggera brezza che non fa patire il caldo. La compagnia è quella giusta, quella degli amici con cui so che mi divertirò, ma che mi spronano anche, soprattutto Giulia ed Elisa, cazzute quanto e più di molti ometti.
Siamo a Montestrutto e io mi sento a casa. A dire la verità questa roccia non mi piace, uno gneiss che riesce ad essere unto e scivoloso come il peggior calcaraccio, placche con pochi appigli sulle quali si deve scalare sempre in precario equilibrio. Niente zanche qui: il ciapa e tira non è contemplato.
Ma ci ho passato tutta un’estate su questi muri, e i tiri li conosco quasi tutti a memoria, anche se la maggior parte li ho fatti solo in moulinette, causa la “coniglite” di cui sopra. Mi sento stranamente confident oggi. Sono io la local e devo dare il buon esempio.
Inizio su un quinto, da prima. Poi un altro quinto.
Mi sento bene, mi sento spavalda. Guardo la famigerata “Morte”, 6a, l’unico tiro sempre libero del settore Carnevale. Sono agguerrita e voglio affrontarla. Parto. Sbaglio a salire dopo il primo rinvio, vado per funghi e mi trovo con un runout che mi farebbe arrivare in terra da oltre tre metri se cadessi.
Elisa, che mi assicura è preoccupata, ma io sono stranamente tranquilla. Valuto il da farsi, disarrampico un po’ e riprendo sulla linea corretta. Elisa si tranquillizza, io continuo a scalare. Mi sento bene e arrivo in catena.
A questo punto sono carica e provo a chiudere uno dei miei conti, “Il tiro delle arance”. Niente. Mi ha respinto fino allo scorso anno, mi respinge ancora. Pazienza, avrò un motivo per tornare a Montestrutto.
Ho ancora un sospeso qui, ed oggi è il giorno giusto per provarci. Convinco, o meglio, costringo tutti ad andare al settore Piccolo Cervino. Lì mi aspetta “Scala Jordan” un 5a, che di 5a ha poco. A me tocca un rinviaggio un po’ “volante”, visto che sono piccolina e ad un chiodo arrivo scomoda.
La guardo, la voglio.
Parto. Sono concentrata. Metto il primo rinvio; fino a qui è facile, salgo abbastanza tranquilla. Metto il secondo. Ok, ci siamo: ecco il pezzo porca troia … Mi costringo a stare concentrata, a pensare ai movimenti, all’equilibrio. A cercare, con calma qualcosa per le dita. Trovo qualcosa, salgo. Non arrivo a rinviare, porca troia! Calma, Grey, calma … alzo una mano, tengo una rughetta, alzo un piede, lo carico. Tiene. Rinvio. Yes!
Respiro, continuo a respirare. Salgo ancora. Un rinvio poi diventa più facile. La placca si appoggia, rinvio ancora. Un paio di movimenti ancora. Sono in catena!!
Nessuna paura. Solo controllo. Quasi non ci credo.
Accanto c’è un 5c che so essere difficile. Non l’ho mai provato, nemmeno in top rope.
Ci prova Teo. Perplessità negli ultimi cinque metri.
Click. La mia testa scatta. Lo voglio provare!
I primi metri sono delicati ma non così difficili. Tre rinvii, poi ecco il passaggio ostico.
Guardo la placca: è cattiva, molto cattiva. Non c’è nulla, un solo piede a destra, niente per le mani, se non quella che sembra una rughetta smagnesata, sempre a destra. Ma è lassù, ci devo arrivare.
Mi appendo, medito un po’, poi decido di provarci.
Faccio il primo movimento … Il chiodo è alle ginocchia … Adesso il piede a destra … Il chiodo si allontana … La mano sinistra in opposizione, sparo la destra dove vedo magnesite … ma cazzo! Fa schifo!!
Non la tengo … Volo …

09/05. Galbiate, calcaraccio lecchese unto per antonomasia.
I masculi scalano per conto loro un pò distanti.
Noi quattro donzelle per conto nostro, due cordate in rosa che si divertono a ravanare in una delle falesie storiche del lecchese, quella che mi ha bastonato tutte le altre volte che sono stata qui.
Oggi ho lasciato a casa la coniglite, la testa c'è, e le amiche aiutano. Sono le stesse amiche cazzute di Montestrutto e anche se questa falesia non mi piace e ne ho sempre avuto paura, oggi scalo, e lo faccio bene... monto i tiri, persino quello dove manca il secondo spit. Quando Elisa me lo fa notare, e mi dice che forse sarebbe meglio scegliere un altro tiro, rispondo "manca il secondo spit? va beh, andrò al terzo"… un mese fa avrei cambiato tiro.
Sono su un altro tiro, sul passo porca troia ... è lungo e io sono piccola. Vedo la tacca da prendere lassù, so che la terrei, se solo ci arrivassi, ma non ci arrivo e non trovo un piede buono per salire statica. È tutto unto, le scarpette in aderenza scivolano. Provo una volta a fare il passo, ma la scarpetta non sta lì dove voglio che stia. Il chiodo è sotto il piede, ma decido di fregarmene: se ci arrivo quella tacca la tengo, lo so. Ci devo arrivare. So cosa devo fare, in palestra lo faccio sempre, senza paura. Click. Avverto la socia che mi assicura "Occhio, Giulia, che volo!". Punto i piedi sugli unici appoggi buoni. Carico. Lancio. Arrivo alla tacca. La stringo. La tengo. Non volo. Urla di incitamento dal basso.
Oggi ne ho talmente tanto che quando devo scegliere un altro tiro mi guardo un po’ in giro e ne vedo uno che mi piace, che mi sembra un buon ravano. Nemmeno voglio sapere che grado sia, non voglio limitazioni mentali, non me ne importa. Voglio solo scalare e vado.

Torno a casa con il sorriso ebete. Sono felice, felice dei quinti, dei 6a, di averci sempre e comunque provato.

FUCK THE FEAR!
CLIMBING LIFE IS GOOD!!
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lunedì 20 aprile 2015

Caprie a primavera

Sono forumista sul forum di Planet Mountain da relativamente poco, un anno e mezzo circa; da pochissimo se si pensa alle persone che lo bazzicano da una decina d’anni (anno più, anno meno), con migliaia di messaggi all’attivo.
Scrivo poco ma leggo molto, per una mia idea di dover entrare sempre in punta di piedi nelle discussioni, soprattutto quelle tecniche, perché non so mai bene chi posso trovarmi davanti, o meglio dall’altra parte dello schermo; a parte alcune volte quando le discussioni hanno toccato temi per me molto importanti e mi sono sentita abbastanza punta sul vivo.
Di tutte questi nomi e questi avatar, mi sono fatta un’idea, un’immagine virtuale tutta mia, anche se so che difficilmente può corrispondere alla realtà dei fatti.
Ma quando si presenta l’occasione è bello andare a verificare quanto la mia idea si è scostata dal vero. E le occasioni di solito si presentano sotto il nome di raduni. Gli ultimi tre forum-raduni sono stati organizzati nel nord-est. Ad uno, quello di Rocca Pendice, ho anche partecipato.
Nei primi giorni di febbraio, durante l’organizzazione del secondo raduno al Sengio Rosso, Grizzly, forumista savonese, lancia l’idea di un raduno nel nord-ovest. Ed individua immediatamente anche la location: Caprie (TO), a primavera.
Inizia il balletto delle date e a gran voce viene proclamato papabile il weekend 11-12 aprile.
Caprie è a 1h 20’ da Cameri, si potrebbe fare anche in giornata. A Caprie sono già stata, per la precisione ad Anticaprie, e non mi era dispiaciuta, sebbene avessi patito parecchio il serpentino, questa roccia particolare che sembra sempre scivolosa anche se in realtà non lo è. Viste le premesse decido che l’occasione è golosa, e confermo subito la partecipazione.
Alla prima occasione utile ne discuto con il socio, che da febbraio si è trasferito in Liguria, e anche lui è dell’idea di partecipare.
Passano le settimane e via via prende forma quello che si prospetta un raduno di tutto rispetto: molte le adesioni da parte di veterani del forum, quasi tutti a me sconosciuti, a parte Danilo e Drugo che già conoscevo da Rocca Pendice. Parallelamente viene creato anche l’evento su facebook e quello che inizialmente dovrebbe essere un forum-raduno si trasforma in un raduno intrasocial.
Nonostante alcune defezioni, tutto sembra filare liscio e non abbiamo nemmeno l’incognita meteo, che le previsioni promettono caldo e soleggiato per tutto il fine settimana.
Il ritrovo è fissato al bar La Sosta Climb per le 9.30 elastiche (tanto elastiche che qualcuno si presenterà non prima delle 10.15).
Decido di non voler essere la prima ad arrivare, ben sapendo che in una occasione del genere qualcuno che arriva con estremo ritardo c’è sempre; quindi parto molto comoda alle 8.15 il sabato mattina.
Un’ora e trenta di autostrada, compresa sosta in autogrill per necessaria tappa bagno, e alle 9.45 parcheggio la mia Ypsilon al punto di ritrovo.
Lì trovo già un po’ di forumisti e facebookari, tra cui ArterioLupen, Payns e Drugo intenti a stappare le prime bottiglie di prosecco. Se il buongiorno si vede dal mattino si prospetta un gran bel raduno!!!
Per fortuna Marina ha portato un’ottima torta al cioccolato che stempera un po’ il bicchiere di prosecco che mi ritrovo in mano, senza che io abbia, per altro, fatto troppe obiezioni in merito.
Alla spicciolata arrivano tutti, anche chi era già entrato al bar: Giudirel, Ste-Manto, Vecchio, Jimmy, Batman, Sarella76 e il socio, e tutti gli altri … ultimi i liguri, tra cui anche il mio socio, che si faranno perdonare recando con sé una discreta quantità di focaccia.
Ci muoviamo verso la falesia alla spicciolata, destinazione Anticaprie. Io e il socio ci eclissiamo per cercare un bar per la seconda colazione, visto che la Sosta è sprovvista di brioches, quindi raggiungiamo il gruppo più o meno quando arrivano anche Danilo e Crodaiolo.
Sostanzialmente abbiamo invaso il settore, tanto che due local si stupiscono per la quantità di persone presenti di sabato mattina. Spieghiamo loro che siamo tutti insieme per un raduno. Strabuzzano gli occhi e decidono di andarsene …
Si scala tutti sulle placche di serpentino, qualcuno scompare sulle numerose viette di più tiri. Anticaprie non è mai banale e nulla è regalato, ma si vede quasi subito che lo spirito del raduno non è inneggiare al dio Grado, a meno che non si tratti del Grado Alcolico. Questo è un raduno godereccio, dove l’arrampicata fa da contorno ad un ritrovo di amici di lunga data che non si vedevano da molto, o di persone che proprio non si conoscevano ma che hanno piacere comunque a stare insieme.
Si fa a mala pena mezzogiorno che Grizzly comincia a distribuire focaccia e vino rosso.

Io devo rimettere in bolla la testa, che non c’è. Ho passato troppo tempo senza scalare, neanche in palestra, e devo riprendere la confidenza. L’uscita di Pasquetta mi ha tolto un po’ di ruggine, ma di sicuro non è bastata. Osservo la parete e decido di non strafare. Riprovo un 4+ che avevo già provato l’estate scorsa, mi ricordo che mi ero appesa un po’ di volte. Questa volta non mi appendo ma comunque non mi sento troppo a mio agio.
Il socio ha difficoltà anche lui, soprattutto per via di un piede malandato che gli procura molto dolore.
Dopo il quarto decidiamo di spostarci su un 6a che avevamo già provato, “Ocio”
MarcoAurelio riesce a montarlo ma con la difficoltà dovuta al male al piede. Io lo provo da due, ma un passo a metà lo devo azzerare perché non riesco a passare, nonostante svariati tentativi e approcci. Viste le condizioni fisiche di entrambi (MarcoAurelio potrebbe di più ma il piede non gli dà tregua), torniamo al settore dove sono tutti gli altri, che nel frattempo sono stati raggiunti da un coloratissimo Vigorone, e poi anche dai “veri climber” che si sono cimentati con le vie a più tiri.
Faccio ancora un quarto facile, per obbligarmi a scalare da prima, poi un 5b da seconda che non credo avrei salito da prima, a meno di estremi patemi.
Nel frattempo il vero spirito del raduno ha ripreso il sopravvento e rispuntano vino, focaccia, addirittura una colomba e un vassoio di sfilatini alle olive.
È chiaro che ormai non si scala più, ma la compagnia è allegra e caciarona, e ci si diverte anche a stare seduti a prendersi poco sul serio.

Il vero raduno, però, non è la giornata in falesia. Il vero raduno è la cena, per la quale ci ritroviamo tutti a La Sosta Climb. Purtroppo perdiamo Vigorone, ma guadagniamo Ncianca e Gibolla, presente solo alla cena.
Viste le premesse della giornata, la cena non poteva che essere un qualcosa degno degli annali dei raduni: i numeri ufficiali parlano di 34 partecipanti alla cena (compresi astemi e bambini) e 32 bottiglie di vino bevute.
Ampio giro di antipasti, due primi, e già al secondo è difficile arrivare con ancora un posticino nello stomaco. Una cena prevalentemente vegetariana che non credo abbia scontentato nemmeno i più carnivori. Io sono persino sopravvissuta alle noci nella pasta, delle quali mi sono resa conto troppo tardi … me la cavo solamente con qualche noia nei giorni a seguire …
Come se tutto ciò non bastatasse, Gibolla estrae dal metaforico cilindro un bottiglione di genepy home made grande più o meno come me …
Si narrano racconti quasi mitologici della fine della serata, alla quale non ho partecipato perché la stanchezza mi ha vinto prima di tanti altri … e che non si dica che era un raduno di vecchi!!

La domenica mattina le facce, però, non sono delle più sveglie e reattive … io necessito di ben due caffè che  mi vengono gentilmente offerti (grazie e ancora grazie!!); a qualcuno nemmeno il caffè è sufficiente, o così pare …
nonostante i postumi ci avviamo verso la Cava di Borgone: una falesia splendida per una fredda giornata invernale. Il 12 aprile, un forno!
Purtroppo il mio socio non riesce praticamente a fare nulla e si lascia prendere dallo sconforto. Così io mi ritrovo ad elemosinare una sicura prima da Danilo poi da Ncianca, dando prova della mia proverbiale coniglite.
Quando medito ad un ultimo tirello facile facile, arriva la proposta di Batman di fare con lui i due tiri della via normale. Detto fatto. Sarà la via più carina di entrambi i giorni. Peccato solo per il mio secchiello che molto stretto e aggressivo non ne vuole sapere di scorrere durante la calata in doppia. Me lo devo trascinare di forza e ci metto una vita a fare la prima calata. Fortunatamente con un paio di dritte di Batman, la seconda va via un po’ più rapida.
Si sono fatte le 15; tutti sono seduti all’ombra per non andare in ebollizione. Alla spicciolata sono già andati via Drugo, Jimmy, Ncianca, Danilo e Crodaiolo.
Il raduno si avvia alla conclusione. Visti gli animi, il caldo e la poca voglia ci trasferiamo nuovamente tutti alla Sosta per una birretta rinfrescante. Alla birretta si aggiungono patatine, panini, qualcuno estrae anche un salame e si stappano nuovamente un paio di bottiglie di rosso.
Degna conclusione di una due giorni enogastronomicamente piuttosto impegnativa!
Alle 16.30 decido che è giunto il momento di rimettermi in viaggio verso casa. Saluto tutti, saluto il socio, che tornerà verso la Liguria con Grizzly, e mi metto in auto.
Dovendo concentrarmi sulla strada, mi rendo improvvisamente conto di quanto mi gira la testa. Pregando di non incontrare nessuna pattuglia, penso a quanto mi sono divertita questo weekend, a quanto sono stata bene e rilassata dopo un periodo di intenso stress e incazzature varie.
Il sorriso ebete stampato sulla mia faccia non è dovuto solamente all’alcool che ho in abbondanza nelle vene, ma anche ad una due giorni che mi ha rimessa al mondo.
Grazie a chi a reso possibile tutto ciò, e ai presenti che hanno reso il raduno indimenticabile!

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sabato 21 marzo 2015

Quando la sf... ortuna decide di divertirsi...

Alcune giornate iniziano male, troppo male … e mentre sei in coda su una strada di montagna, in salita, col fondo reso sdrucciolevole dalla neve appena caduta, mentre aspetti che le quaranta auto che hai davanti ripartano, in testa hai un unico pensiero: invertire il senso di marcia e tornare a casa, perché quando gli Dei ti sono avversi, e contro hai la Sfiga, il Sole, la Luna e pure Saturno, ti sembra che insistere


non abbia senso.
Ma non lo fai; resti lì e aspetti, paziente. Ma solo perché la strada è troppo stretta.
La sfortuna, poi, quella mattina ce l’ha proprio con te e non smette di perseguitarti, al punto che, arrivata finalmente a San Domenico, alle 11 del mattino (quando dovresti aver già fatto non meno di tre discese), quando sei riuscita a trovare parcheggio, hai messo gli scarponi, afferrato la tavola e pagato lo skipass, quando, dicevamo, raggiungi la seggiovia per salire alle piste, ecco che questa si blocca per un guasto alla rete elettrica.
E allora, cosa resta da fare? Niente. Solo aspettare.
Guardi sperduta l’amica che con te ha condiviso il viaggio, si può dire, della speranza, con la quale hai condiviso il timore di non riuscire ad arrancare su per quella strada, che aveva bloccato auto sulla carta ben più performanti della tua piccola Ypsilon, vecchia di centosettantamila chilometri; l’amica alla quale hai chiesto: “e se non ce la facciamo?” e ti sei sentita rincuorare, l’amica che poco dopo hai rincuorato a tua volta, quando hai sentito la tua Ypsilon viaggiare grintosa sul fondo scivoloso, convinta ormai che in cima a quella strada ci saresti arrivata in un modo o in un altro.
E mentre aspettate vi guardate e basta, stanche di parlare, con solo la voglia di sentire la neve correre sotto la tavola.
Ma ecco che la seggiovia riparte e, seppur lentamente, iniziate la ripida salita verso le piste.
È già mezzogiorno, ma all’improvviso non importa più: il cielo è terso, di un azzurro che fa male agli occhi; il sole splende alto e la temperatura è più che gradevole; il panorama sul Veglia spettacolare; ma soprattutto la neve è semplicemente perfetta! Complice la nevicata finita nemmeno sei ore prima, le piste sono coperte di uno strato di soffice manto non completamente battuto, o non battuto del tutto.
È il paradiso dei tavolari: sulle piste battute non c’è traccia di ghiaccio, e gli snowboard galleggiano che è una meraviglia, mentre quelle non battute sono l’unico posto dove è consentito il fuoripista e sono già solcate da innumerevoli serpentine.
Tu e la socia vi lanciate immediatamente verso la prima seggiovia, quella che porta al Pizzo Dosso.
E se la prima discesa decidete di farla facile, un po’ timorose, perché è la prima della giornata e sapete che dovete risvegliare i muscoli intorpiditi da tante ore di auto, dalla seconda ci prendete gusto e affrontate le nere, colore che fino a quel momento vi aveva terribilmente spaventato. Ma complice la neve soffice, le piste adatte agli snowboarder e la voglia di macinare chilometri, oggi percorrete una nera dopo l’altra, su e giù da quei pendii, veloci e sicure. E dove la pista è più pendente azzardate anche un po’ in fresca.
Vi fermate giusto per un panino e poi di nuovo su e giù, dal Pizzo Dosso all’alpe Ciamporino, intercettando differenti piste.
Non riesci a pensare che quella giornata iniziata tanto male si rivela una delle migliori della stagione, e a quel punto te ne freghi della coda, dell’aver iniziato a mezzogiorno, del nervoso accumulato. La giornata è stata perfetta: due donne, due amiche, due snowboarder, la neve soffice e uno scenario magico.
A fine giornata scendete soddisfatte, incuranti che la sfiga è sempre lì dietro l’angolo.
E invece … e invece il parcheggio bisognava pagarlo con lo skipass …
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!
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lunedì 16 febbraio 2015

A whiter shade of pale

... e quando sono quassù tutto ha un senso ...
... e poco importa se, una volta scesa,
la vita ritorna caotica e confusa come prima ...
... su queste vette tutto è pace dentro di me ...

















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lunedì 22 dicembre 2014

Pensa Leggero - Ipse Dixit 2014



Un anno e più di arrampicata; un anno e più di giornate passate appesi ad un pezzettino di roccia, con il caldo, con il freddo, con il sole o le nuvole, ma sempre con la stessa voglia di divertirsi. Ed è quasi inevitabile che in tutte queste giornate escano frasi, battute, dialoghi al limite del ridicolo.
Il titolo stesso, “Pensa leggero”, è una battuta, un non sense, un inutile consiglio destinato a chi sta affrontando un passaggio ostico.
Alcune frasi le ricordavo, molte altre mi saranno sfuggite; la maggior parte saranno incomprensibili ai più, qualcuna è diventata una sorta di marchio di fabbrica della nostra comunità rampicante.
Eccone una raccolta, sicuramente incompleta …


Luca Cardano: “Cazzo è Rodellar?”

Fabio Battocchio: “Non banale, non banale …”

Fabio Battocchio: “Bravi, ragazzi! Bravi!”

Fabio Battocchio: “Oh Gesù!”

Fabio Battocchio: "Sì sì, no no..."

Gabriele Torno: “Alza quella gamba! Dio di legno!”

Gabriele Torno: “Aiutati con la bestemmia!”

CATALUNYA CLIMBING

Laura Grey: “Ragazzi, siamo in piedi da 20 ore”
Fabio Battocchio: “E abbiamo fatto solo un 6a+”

Matteo Rasi: “Ci vuole un bel viadotto, come in Liguria. Tutto dritto e non questa strada piena di curve! Saremmo stati a Tarragona nella metà del tempo!”
Laura Ballarin: “Rasi, alla faccia dell’amore per la natura”
Fabio Battocchio: “Sì, ma io avrei fatto tre tiri in più”

Matteo Rasi: “C’è da fare manovra?”
Fabio Battocchio: “C’è da fare la sosta!”

Laura Ballarin: “Tu menti sapendo di mentire”
Fabio Battocchio: “Io mento sapendo di mentina”

Laura Grey: “Rasi! Invece di cazzeggiare, fammi una foto sul 6a!”
Matteo Rasi: “Il tiro devi farlo per la gloria non per i fotografi!”
Laura Grey: “Ma io non conosco nessuna Gloria …”

TORRE DELLE GIAVINE 03/05

Laura Grey: “Fabio, guarda che hai perso una scarpetta”
Luca Cardano: “E non è neppure mezzanotte”

Luca Cardano: “Si sono dimenticati di aggiungere i piedi!” (Sul primo tiro della Torre delle Giavine)

PREMIA 10/05

Andrea Pistocchini: “La fai da primo o da secondo?”
Riccardo Olivani: “Se potessi da terzo!”

Laura Grey Galdini: “Per passare lì … devi fidarti e uscire!” (ovvero come dare indicazioni precise …)

Luca Cardano: “Barbara … tallona!”
Barbara Martinengo: “Cardano! Tallono sto cazzo!”
Luca Cardano: “… se ti piace!”

MOTTARONE 17/05

Laura Grey Galdini: “Cazzo, ho finito i centimetri”
Marco Aurelio: “Tu parti sempre con poca attrezzatura”

Laura Grey Galdini: “Non ho abbastanza apertura alare per fare questo passaggio”

Marco Aurelio: “Mettiti bene contro la parete con il bacino. Fai la patata grattugiata”

MONTESTRUTTO 21/05

Marco Aurelio: “Ma su Morte hanno aggiunto i piedi?”

Marco Aurelio: “Per noi normometrici il passo duro è uno solo” (riferendosi all’altezza di Laura Grey Galdini)

TOIRANO 24-25/05

(In auto sul lungomare di Pegli)
Laura Grey Galdini: “Appena trovo una rotonda mi giro”
Marco Aurelio: “Una rotonda sul mare”

Laura Grey Galdini: “Io sono una calcarista, il Viakal è la mia Kriptonite”

Marco Aurelio: “Ma non è possibile, abbiamo dormito sotto la falesia, e siamo stati comunque i secondi ad arrivare!”

SIMPLON DORF 14/06

Matteo Rasi: “Qui è difficile arrampicare a vista”
Luca Cardano: “Più che a vista qui si arrampica a svista”

Luca Cardano (riferendosi a Marco Aurelio e Laura Grey Galdini): “Ma voi due siete sempre a Montestrutto?”
Laura Grey Galdini: “Veramente io a Montestrutto sono andata solo due volte quest’anno”
Luca Cardano: “Comunque due volte di troppo!”

VAL FERRET 21-22/06

Laura Grey Galdini: “Le Grandes Jorasses! Che belle! … peccato che sia la parete sbagliata!”
Marco Aurelio: “Non può esserci una parete sbagliata!”
Laura Grey Galdini: “No, ma quella giusta è la nord …”


ESIGO 19/07

Matteo Rasi: “Un tiro bagnato e ragnato”

Luca Cardano (Osservando Matteo Rasi sul tiro “ragnato”): “Guarda, Spiderman!”

CUZZAGO 06/08

Luca Cardano: “Finchè c’è dita c’è speranza”

PREMIA 19/08

Laura Grey Galdini: “facciamo dei quarti defaticanti?”
Dario Melchionni: “ma quali quarti! Gli unici quarti che ci facciamo sono quelli di vino!”

MONTESTRUTTO 30/08

Anonimo 1: “cosa fai, la provi questa?
Anonimo 2: “no no, io oggi non scalo. Io oggi faccio solo l’assicuratore”
Anonimo 1: “e cosa sei, un agente Generali?”

(per gentile concessione di Marco Aurelio)

SPERONI DI PONTE BROLLA 31/08 – VIA QUARZADER

Marco Aurelio: “Sei assicurata alla piastrina”
Laura Grey Galdini: “Ok, provo a partire”
Marco Aurelio: “Non provare, parti e basta”

ZUCCO DELL’ANGELONE 14/09

Laura Ballarin : “Com’è il tiro? Duro?”
Matteo Rasi: “Mmm… Insomma… Direi barzotto!”

ROCCA PENDICE – RADUNO FORUMISTICO 27 – 28/09

Marco Aurelio (guardando la strada sul navigatore): “è da un po’ che guadagniamo tempo sul navigatore”
Laura Grey Galdini: “beh, diciamo che non sto andando esattamente piano”

Marco Aurelio (salendo alla guida della Ypsilon): “Hai la cintura di sicurezza chiodata lunga”

SAN VITO LO CAPO 03-11/10

Matteo Grandi: “Cos’altro può succedere?”

Laura Ballarin: “Rasi non prendere i semafori con il giallo che poi la Galdini si becca in pieno il rosso!”
Matteo Rasi: “ah, c’era un semaforo?”

Laura Ballarin (riferendosi allo spaghetto di Laura Grey): “scusa se non riesco a darti corda più in fretta, ma si arriccia tutta … mi sa che da spaghetto si è trasformata in busiata!”

Matteo Grandi: “Unto is a state of mind” (riferendosi al calcare)

Laura Grey Galdini: “Chi mi aiuta a tradurre questa frase dal latino?”
Elisa Tentori: “Io se vuoi ti assicuro”

Fabio Battocchio: “Ballarin, perché non hai fatto il bagno?”
Laura Ballarin: “Non mi sono fidata a fare il passo!”

Davide Crespi: “Ma, cosa sono questi?”
Laura Ballarin: “Finocchi …”
Davide Crespi: “ah, sono fatti così?”

Davide Crespi (vedendo Matteo Grandi salire slegato su una cengia a non più di 2 metri da terra): “Scendi subito di lì che ti fai male!”
Davide Crespi (quando Matteo Grandi decide di scendere dalla cengia): “scendi di culo che se no cadi!”

Laura Ballarin e Laura Grey Galdini in coro(dopo aver scoperto una moka piena di caffè, ma non sapendo chi l’avesse preparato): “la partenogenesi del caffè!”

Laura Ballarin :“Blocca!”
Laura Grey Galdini: “Bloccata!”
Laura Ballarin: “Grazie!”
Luca Cardano: “Grazie? Perché grazie? Da quando si ringrazia per il bloccaggio?”

Elisa Tentori (a Laura Grey Galdini che sta salendo accanto a lei su un tiro da prima, e deve rinviare): “ti posso aiutare in qualche modo?”
Laura Grey Galdini: “no, tranquilla, questa è bella bella in modo assurdo!”
Elisa Tentori: “cit”

Laura Grey Galdini: “Ah, Cristo! Punge!”
Fabio Battocchio: “Ah, Cristo! Hai ragione!”
(alle prese con i cardi sul sentiero)

Elisa Tentori: “ci starebbero i nachos con il formaggio fuso e il peperoncino, ma come li facciamo?”
Luca Cardano: “Aspetta, ho trovato un forno a microonde in bagno!”

Laura Ballarin: “sono andata nell’altro appartamento. C’erano i ragazzi che guardavano la lavatrice girare …”

Fabio Battocchio: “Il paese spaesuto … spaesato … sperduto!”

Laura Grey Galdini: “eh … questo non è un 5a!”
Luca Cardano: “E infatti è un 5c!”

Davide Crespi (a Matteo Grandi): “Scusa Matteo, mi potresti bloccare per favore?”

Davide Crespi (a Matteo Grandi): “Sì però non insaccarmi!”

Laura Ballarin: “Salamize myself!”

Elisa Tentori (arrivata un po’ affannata alla fine di un tiro duro): “Scusate per il fiatone!”

Matteo Rasi: “A casa è già inverno! Quell’inverno noioso perché non c’è ancora la neve!”
Laura Ballarin: “E infatti si chiama autunno!”

Laura Ballarin (su un tiro con un passaggio sotto un tetto): “Sì ma Eli, parancami su un po’, cazzo!”

Tutti (stile coro da stadio): “Mangia il cunzato! Lovati mangia il cunzato!”

Laura Ballarin (passando accanto ad alcuni bimbi tedeschi impegnati a giocare con un pezzo di corda): “Che carini questi bimbi che giocano ad impiccarsi!”

Fabio Battocchio: “Dove sono le chiavi della Volkswagen?”
Luca Cardano: “lì nello zaino!”
Fabio Battocchio: “Ah, sì, eccole le ho trovate!”
Davide Crespi: “eh, ma questo è un problema … Lovati è andato via con la Volkswagen, e ha lasciato qui le chiavi”

Cameriere della Casa del CousCous: “assaggiatelo e poi mi darete il resposto” 

CORMA DI MACHABY 26/10 – VIA DIRETTA AL BANANO

Laura Grey Galdini: “non ce la faccio! Non riesco a salire!”
Marco Aurelio: “Dici sempre così, ma intanto sali”
Laura Grey Galdini: “non è vero, non ci riesco!”
Marco Aurelio: “ma se continuo a recuperare le mezze …”

SASSO BALLARO 2/11

Una coppia sconosciuta, dopo che lei ha fatto un passaggio con un movimento da contorsionista, probabilmente inutile:
Lei: “Mi sono sentita un geco”
Lui: “guarda che hai sbagliato una lettera, ti sei sentita un cieco!”

Laura Grey Galdini (a Marco Aurelio in difficoltà su un passaggio): “più su c’è qualcosa di buono per le mani!”
Marco Aurelio: (non trovando niente): “ma vaffanculo va!”

TOIRANO 8-9/11

Riccardo (l’istruttore): “A chi non beve il vino, Dio neghi anche l’acqua”

Gabriele Torno: “Spittatura rabbit proof”

Luca Cardano: “non distraetemi l’assicuratore”

Sara: “Tirami un po’ che mi piace sentire il culo che viene sollevato”

Sara (a un Luca Cardano particolarmente inflessibile): “oh, ma Cardano, mi sembri il giudice di Giochi Senza Frontiere!”

CERVINIA 16/11

Francesco Semeraro (prima volta che sale su un’ovovia): “oh, ma le porte si chiudono!”

Marco Aurelio: “va bene ‘Tavola Calda’ … ma chi ha gli sci come fa?”

Marco Aurelio (a Laura Grey Galdini dopo aver detto la stessa frase contemporaneamente): “ormai siamo l’uno nel cervello dell’altro”

MURO DURO 20/11

Matteo Rasi: “Grey, ci pacchi Bardonecchia? Hai imparato da Fabio Battocchio, il maestro dei paccari!”
Fabio Battocchio: “Sai come mi chiamano a San Donato? DHL!”
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giovedì 20 novembre 2014

... Pace, Amore e Gioia Infinita ...

da leggere ascoltando Negrita - Gioia Infinita ... la colonna sonora della vacanza



Non tutti i viaggi sono uguali; non tutte le vacanze hanno lo stesso sapore.
Alcune come arrivano passano; e non è che non ti lasciano nulla, ma non sono quelle che ricorderai per i mesi a venire.
E poi ci sono quei viaggi, quelli belli davvero, che per il luogo visitato e le persone con cui hai vissuto l’esperienza, si appiccicano alla pelle, e non riesci più a scacciarne via ricordi e nostalgia. Sono quelle vacanze così piene di sole e risate da far tanto bene all’anima, che ti fanno pensare che, infondo, la vita è bella ed è bello viverla. E condividerla, nelle gioie e nelle sconfitte, condividere i sorrisi, le canzoni, le fatiche; i giorni di sole e quelli di pioggia; le sveglie sentite e quelle ignorate; i tramonti in falesia e quelli in spiaggia.
Così era stata Kalymnos, così è stata San Vito lo Capo.
Forse per la compagnia ormai rodata, lo zoccolo duro degli Abbracci Verticali, forse perché, tutto sommato, siamo persone alle quali bastano una birra e dei nachos per essere felici, ma la trasferta sicula del nostro piccolo, grande gruppo è stata qualcosa di indimenticabile, con momenti di assoluta ilarità. E mi risulta difficile raccontare nel dettaglio i nove giorni trascorsi in terra siciliana, tanto che da più di un mese sto cercando di scrivere queste poche righe, cancellando e cambiando parole che non riescono ad esprimere del tutto emozioni e sensazioni, quelle “scosse forti all’anima che nessuno scorderà più”
Cosa rimane in mente della Sicilia? Sicuramente i colori: la terra rossastra, che contrasta con il verde dei fichi d’india e degli arbusti della macchia mediterranea; il calcare giallo, rosso e grigio che si staglia contro il cielo azzurrissimo; la sabbia bianca della spiaggia di San Vito, il mare verdazzurro, che si tinge d’oro al tramonto e gli scogli neri delle altre calette.
Le falesie, che sono qualcosa di imbarazzante tanto sono belle: un calcare giovane, tagliente, ferocemente doloroso, dove sono state chiodate linee molto varie e articolate, a volte logiche, altre meno, dalle placche a gocce alle grotte, dai muri verticali, fatti di concrezioni e sporgenze affilate come rasoi (le mie povere gambe ne sanno qualcosa), ai passi boulderosi in forte strapiombo, su buone maniglie che a volte si stringono e a volte sembrano mordere i palmi delle mani. E poi buchi, lame, fessure, diedri, inaspettate clessidre “belle belle in modo assurdo!” che risolvono un rinviaggio altrimenti un po’ precario.
Cosa ricordare delle falesie sanvitesi? Sicuramente la gradazione casuale, dove un 5b è una scala a pioli in un settore e in un altro è un tiro da infarto; la chiodatura fantasiosa, con buoni buoni quattro metri tra un chiodo e l’altro, anche quando in mezzo c’è un passo duro sotto un tetto; i passi ostici e i passi “porca troia”; la salsedine depositata sulla roccia, che si mischia al sudore e alla magnesite sulle mani, creando un terrificante effetto pappetta, deleterio per la tenuta.
Le vespe e i “calabresi” (soprannome affibbiato ai calabroni per renderli un pochino più … simpatici …), che vedi ronzare minacciosi accanto al tiro che vuoi fare, lassù a dieci metri da terra, e che iniziano a ronzarti attorno mentre scali, ancora più minacciosi, e pensi “ma chi cazzo me l’ha fatto fare! Aiuto voglio scendere!” ma ormai sei lì, e il tiro va smontato. E quelli che inizialmente non ci sono ed escono solo dopo, incazzati quanto basta, costringendo quattro persone a fuggire a gambe levate.
Il caldo torrido a metà ottobre, che ci fa consumare litri e litri d’acqua per bagnarci i capelli e poter scalare senza andare in ebollizione; e che ci fa fuggire ad Erice il giorno in cui l’acqua, ahimè, l’abbiamo dimenticata.
La nostra “piccola comunità rampicante” (cit. Laura B.) ha dato il meglio (… e, a volte, anche il peggio) di sé su quei muri di calcare.
Qualcuno ha letteralmente lasciato il sangue sulla roccia tagliente, imbrattando anche i rinvii; i più hanno lasciato ogni giorno qualche centimetro di pelle.
Ognuno di noi ha portato a casa qualche piccolo successo personale: chi ha iniziato scalando sui quarti e a fine vacanza ha scalato sui sesti; chi ha imparato le manovre di sosta, non senza qualche perplessità; chi ha scoperto che forse i passaggi sotto i tetti non sono poi così impossibili; chi prova a dare consigli a qualcuno, e questo qualcuno sistematicamente fa l’opposto (scusami Luca, giuro che non lo faccio apposta!).
Grazie a Davide e Matteo, poi, abbiamo capito che si può essere molto gentili anche in falesia (“per favore Matteo, potresti bloccarmi un po’?”) e Laura B. ha subito provato a mettere in pratica i consigli (“Blocca!”, “Bloccata!”, “Grazie!”), capendo però che, sospesa a svariati metri da terra, la gentilezza non è esattamente nelle sue corde (“Eli, però, parancami su un po’, cazzo!”). Dal canto mio ho fatto ampiamente risuonare le mie parolacce per tutte le falesie, fortunatamente piene di crucchi che mi auguro non abbiano del tutto capito.
Dalla Sicilia siamo tornati tutti con qualcosa in più, ricordi, esperienze, ma soprattutto … chili! Perché se è vero che si mangia bene in tutta Italia, in Sicilia si mangia benissimo.
E noi siamo una comunità di buongustai. O per lo meno di mangioni.
Apriamo le culinarie danze io ed Elisa con un epico arancino alle 9.07 del mattino, appena atterrate all’aeroporto di Palermo. E chiuderemo ancora io ed Elisa con il pane cunzato, indecentemente unto e ripieno, sempre in aeroporto, al ritorno.
Tra il primo arancino e l’ultimo pane cunzato c’è stato il delirio! Un delirio fatto di cene a base di pesce fresco, frutti di mare, couscous, busiate variamente condite, caponata, pizza e, a volte, un po’ di verdura, il tutto innaffiato da bianchi trinacri e amari della casa dai colori, a volte, un po’ inquietanti; un delirio di cene ma anche di apertivi caserecci a suon di birra, tanta birra, patatine, salame e formaggio, nachos piccanti preparati in un microonde rintracciato nel bagno (!!!); le mie colazioni salate a base di arancini, cunzato o sfincione (sono monotona lo so …), consumate sotto gli sguardi attoniti degli altri che addentavano ipercalorici dolci alla ricotta, accompagnati da generose dosi di caffè, al quale abbiamo insegnato anche la strana arte della partenogenesi.
In questa vacanza abbiamo imparato che in Sicilia i sapori sono intensi tanto quanto i colori di questa Terra, che l’aglio è onnipresente tanto quanto le acciughe; che il pesto alla trapanese è buonissimo, ma i sughi di pesce lo sono di più; che la pepata di cozze è veramente pepata e che avanzare qualcosa nel piatto è “davvero un suicidio” [cit.]; che gli arancini sono buoni a tutte le ore, ma che la birra è migliore se bevuta in spiaggia al tramonto; qualcuno, poi, ha anche scoperto la vera forma dei finocchi!
Abbiamo imparato che la 500L è una macchina bruttissima a vedersi, ma tanto spaziosa da accoglierci comodamente in sette; che in aeroporto è indispensabile arrivare in anticipo e che l’ “ampio margine” non sempre è conveniente (almeno non come lo intendono Luca e Matteo); e che in mancanza di una stazione radio decente in auto possono scatenarsi discussioni politiche degne dei salotti televisivi più trash.
Abbiamo capito che in Sicilia fa caldo anche a ottobre, che le falesie assolate sono da affrontare la mattina presto e che partire con in valigia il piumino ma senza pantaloni leggeri potrebbe rivelarsi un epic fail; che i fichi d’india pungono e che se si lascia una pizza in bella vista un cane potrebbe, accidentalmente, mangiarsela ...
Abbiamo imparato che, a volte, nei bagni delle case si trovano cose strane, come un forno a microonde, e che invece che farsi domande è meglio fare i nachos; e che dire “cos’altro può succedere” dopo aver elencato una serie di sventure non può far altro che chiamarne di nuove …

E anche se la stagione è ormai finita e ci prepariamo per la neve, con la testa stiamo già a progettando l’anno a venire; seduti attorno ad un tavolo, con le mani ancora sporche della magnesite di una delle ultime domeniche di roccia, si sogna la Sardegna, ma forse prima la Spagna, e perché no? una tenda e le Calanques; ma prima c’è da pensare all’epifania rampicante, la cui organizzazione di solito spetta a me. e tra un sogno e l’altro arrivano le birre e così, di nuovo, come tante volte abbiamo fatto, brindiamo a noi e a questa vita … pace, amore e gioia infinita.
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