mercoledì 13 settembre 2017

Milano Comics and Games - Settembre 2017



È un inizio di settembre un po’ piovoso e freddo quello di quest’anno. Sembra che l’autunno voglia ormai dare una bella botta alla lunga e calda estate, dicendole: “Ehi! Hai comandato tu per troppo tempo! Spostati e lascia spazio agli altri!”.

È quindi in una domenica uggiosa, sotto un cielo grigio che minaccia pioggia da un momento all’altro, che io e Lui ci dirigiamo a Malpensa Fiere per partecipare al MilanoComics&Games. Del resto cosa c’è di meglio di una bella fiera al chiuso per superare una giornata di pioggia?
Inoltre il Milano Comics&Games è un evento ormai ben rodato, con due edizioni l’anno, che si sta facendo sempre più spazio nel panorama delle fiere del nord Italia. Sapevamo che avremmo incontrato un po’ di persone, e visto che Lui mi sgrida sempre perché sono poco socievole (un eufemismo per dire che spesso odio la gente! XD), l’abbiamo vista come una buona occasione per fare … pubblic relations!

Se vi ricordate avevo già parlato qui dell’edizione di maggio, lamentandomi un po’ del fatto che, pur avendo a disposizione un polo come Malpensa Fiere, l’evento era sacrificato al secondo piano, in spazi angusti e un po’ privi di logica; questa volta siamo arrivati lì e … sorpresa! L’evento è stato spostato al piano terra, in un unico grande spazio che raccoglieva sia gli stand che il palco per la gara, e dal quale erano facilmente raggiungibili anche il prato esterno e l’area food. 

Molto, ma molto bene!




Ci è un sacco piaciuta questa nuova soluzione: spaziosa, più logica e gestibile; forse meno glamour rispetto al palco della sala conferenze, ma con la possibilità di gustarsi la gara cosplay e tutto quanto avveniva sul palco mentre si gironzolava per gli stand.

Sulle balconate poi si sono posizionati i fotografi che avevano quindi a disposizione un’area non troppo grande, ma sufficiente per poter scattare ai cosplayer anche quando ha iniziato a piovere e il prato e la fontana erano inagibili.
Era tutto più spazioso, meno congestionato, vivibile nonostante la quantità di persone presenti, persino nel momento in cui pioveva, eppure allo stesso tempo meno dispersivo e più raccolto attorno al palco.

Che dire, ottima scelta questo cambio di location, approvata in pieno!!
Ho apprezzato molto anche la gestione della gara cosplay, organizzata dai BHC: rapidi ed efficienti! Bravi! E complimenti a tutti i vincitori: premi meritatissimi!

Bravissima Stefania Ethain Castelgard che ha vinto il miglior femminile. Lui si diletta con i meme utlimamente!! 

Per quanto mi riguarda, mentre Lui si dedicava a scattare qualche foto in esterna prima del diluvio, io mi sono goduta la fiera nonostante gli scomodi panni di Domino. È stata un’ottima occasione per rivedere un po’ di persone che non vedevo dalle fiere di maggio e conoscere anche qualcuno di nuovo; perché secondo me il bello delle fiere è proprio questo: conoscere persone nuove e rivedersi di volta in volta. 
Cosplayer e fotografi che non posso definire “amici”, non tutti per lo meno, ma con i quali si instaura un rapporto di conoscenza e stima reciproca; un saluto, una birra, una foto e la giornata passa, alla faccia di tutti i flame, le litigate e gli insulti gratuiti che si leggono sul web.



I momenti che mi hanno reso più contenta? Le bambine (bambine, non ho sbagliato a scrivere!) che mi hanno chiesto una foto, nonostante fossi quanto di più lontano potesse esserci da una principessa Disney! XD Piccole guerriere crescono!

Secondo me il cosplay DEVE essere questo: divertimento, condivisione, rispetto e felicità, non solo per i cosplayer ma anche per chi in fiera viene in borghese solo per curiosità; un pomeriggio di leggerezza in mezzo alle ansie quotidiane!

Si ringrazia Andrea Visalli per la foto di copertina 
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mercoledì 30 agosto 2017

Kakebo, ovvero come i giapponesi ci insegnano il risparmio


L’estate sta volgendo al termine e le vacanze sono ormai solo un ricordo.

Tra un rientro in ufficio e una valigia da disfare, bisogna anche scendere a patti con il conto in banca; perché se le ferie sono belle, è anche vero che tra cene, aperitivi, viaggi, gite, souvenir, acquisti compulsivi o meditati, abbiamo tutti speso parecchio.

Bisogna correre ai ripari

Come fare per rimettere ordine nei conti di casa? Come si può non passare da ostriche e champagne a pane, cipolle e acqua?
Da tempo sul web si parla di un metodo giapponese ideato per gestire i conti di casa e risparmiare, il metodo Kakebo; in molti ne hanno scritto, qualcuno utilizzando l’agenda “ufficiale”, altri creando la loro personale versione stampabile. Io lo uso da alcuni mesi e, dopo averlo fatto scoprire anche a Lui, ve ne voglio parlare.



Diciamolo subito in modo chiaro: non è che i giapponesi abbiano poi scoperto l’acqua calda! Perché con un po’ di buona volontà, una penna e un foglio bianco, tutti siamo perfettamente in grado di compilare un registro delle spese.
Ma ciò che rende il Kakebo un metodo diverso da tutti gli altri è il suo non essere una mera lista delle entrate e delle uscite, ma prevedere una pianificazione attenta e uno scrupoloso controllo quotidiano.
Il Kakebo è infatti una sorta di agenda dove annotare quotidianamente le spese suddivise per tipologia (spese indispensabili, vizi, vestiario, optional, spese impreviste …) in modo da averle tutte costantemente sott’occhio, in modo concreto.



Ad inizio mese si stabilisce il budget a disposizione, sottraendo dalle entrate le spese fisse e il risparmio desiderato., budget al quale ci si deve dovrebbe attenere proprio grazie al quotidiano controllo delle spese.
A fine mese, poi, bisogna tirare le somme: sommare tutte le voci separatamente e vedere cosa è andato bene e cosa è andato storto, dove abbiamo risparmiato e dove invece abbiamo speso troppo.
A fine anno poi si stilano i report e i grafici annuali che permettono così di capire dove vanno a finire i nostri soldi!



Il punto di forza di questo metodo, o almeno così dicono, è proprio nell'autodisciplina: scrivere quotidianamente le entrate e le uscite aiuta ad eliminare le spese inutili, a risparmiare, ma soprattutto a riflettere sulle proprie abitudini di spesa. Dovrebbe farci aumentare la consapevolezza di come stiamo utilizzando i nostri soldi e, di conseguenza, aggiustare il tiro se una delle voci sta diventando troppo elevata.
Questo esercizio, inoltre, favorisce l’idea di avere tutto sotto controllo e diminuisce la sensazione di ansia.
Di sicuro il metodo Kakebo aiuta ad avere una visione più chiara e definita delle disponibilità finanziarie, di quello che ci si può permettere e di cosa no, spalmando il budget mensile nelle settimane per non rischiare di sperperare tutto nei primi dieci giorni del mese e arrivare alla fine senza soldi.



Per quanto mi riguarda ci sono mesi in cui il Kakebo ha funzionato alla grande, e mesi dove spese impreviste si sono comunque accumulate e il mio conto in banca non ne è uscito vincitore.
Non sono sicura che a fine anno mi metterò realmente a stilare i grafici e tutti i rendiconti richiesti, come non credo che comprerò l’agenda ufficiale nel 2018. Di sicuro continuerò ad utilizzare il metodo, magari utilizzando una normalissima agenda, avendone comunque appreso i principi di base. 



Anche Lui si è trovato molto bene con questo metodo, per quanto non lo abbiamo trovato particolarmente innovativo, e ne abbiamo utilizzato una versione semplificata anche in vacanza, segnando su un quaderno ogni sera quanto spendevamo e cercando di mantenere un budget.
Se volete farlo anche voi, vi suggerisco di provare a stampare qualche fee printable; ce ne sono molti sul web e a voi non resta che scegliere la versione che più vi aggrada, così da iniziare almeno con una versione guidata.


Fatemi sapere se l’avete trovato interessante!
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martedì 22 agosto 2017

Linguadoca: parte prima



Ultimamente sono stata poco presente qui sul blog,ma un luglio parecchio impegnativo al lavoro, e poi le agognate ferie mi hanno portato lontano dalla tastiera del pc. Ma anche le ferie terminano ed eccomi qua.

Le vacanze non sono vacanze se non si oltrepassa un confine, almeno per me; rimanere a casa tutto agosto non fa per me: non riuscirei mai a riposarmi davvero se non spiccassi il volo per una destinazione ignota.

A me, però, il mare non piace particolarmente e Lui non ci può andare, pena pesanti scottature; però di andare nel freddo nord non ne avevamo nessuna voglia; decidiamo quindi per la Francia del sud, calda, assolata, e ignota ad entrambi.
Lui ha una sola richiesta: Rennes le Chateau. Affascinato dai templari, desidera visitare il piccolo borgo sede di tanti misteri. A me stuzzica molto l'idea di visitare una zona di eretici e quindi organizziamo un tour in tre tappe in Linguadoca.

La Linguadoca-Rossiglione è un'ex regione francese, dal 2016 confluita nella regione dell'Occitania. Inizia al confine con la Camargue e si estende fino al confine spagnolo. È una regione ricca di storia, di monumenti e siti turistici, alcuni borghi medievali annoverati tra i borghi più belli di Francia e alcuni siti patrimonio dell'UNESCO.

Terra di templari, eretici, vino e sale! 



Di questa regione noi abbiamo visitato i dipartimenti del Gard, dell'Herault, dell'Aude e dei Pirenei Orientali.

Qui vi racconto la nostra prima tappa, nel Gard e nell'Herault.



Ci siamo mossi in auto dall'Italia, il che è stato un vero sollievo per me: non avevo vincoli di peso per quanto riguarda le valigie! Inoltre non avremmo avuto nessun problema di spostamento, quindi ho cercato dei B&B dai quali raggiungere comodamente tutti i siti che volevamo visitare.

I primi cinque giorni siamo stati ospiti del Mas Sant Ange di Lunel, a una ventina di minuti di auto da Montpellier. Un b&b molto carino, moderno e pulito, con una cucina a disposizione degli ospiti e la colazione servita in giardio; noi ci siamo trovati molto bene e vi rimando al sito di booking per i dettagli. 
Da qui poi raggiungere quello che volevamo vedere è stato un attimo.

Saintes – Maries – de – la – Mer

Questa cittadina di mare è in realtà in Camargue ed è stata la meta del nostro primo pranzo francese; una cittadina bianca, luminosa e pulita, che deve il suo nome alla leggenda provenzale delle “Marie del Mare”, secondo la quale Maria Salomè e Maria Jacobè avrebbero raggiunto la regione in barca, insieme alla serva Sara (la “vierge noire” diventata patrona dei gitani) e ad altri seguaci di Gesù.
Da vedere assolutamente la chiesa fortificata, dal cui tetto si gode la vista della città e delle sue spiagge finissime.
abbiamo pranzato in un bar sul lungomare, vicino all'attracco del battello per il tour della costa camarguese; tapas e un'insalata nicoise molto invitanti. fate un giro sul mio Instagram per vedere la foto. 






Nimes e Pont du Gard

Elegante e silenziosa, Nimes, capoluogo del dipartimento del Gard, ci ha stupiti perché molto più piccola di quanto ci aspettassimo. Da vedere assolutamente l'Arena, l'anfiteatro romano del 1 secolo d.C., la Maison Carrée, il tempio romano del 5 anno d.C., uno dei meglio conservati al mondo, e la Tour Magne, quello che rimane di una torre di guardia del 16 a.C che si raggiunge dal settecentesco Jardin de la Fontaine.
In Esplanade Charles de Gaulle abbiamo mangiato delle ottime omlettes.
E non si può andare a Nimes senza prima recarsi al Pont du Gard, il colossale acquedotto romano del 1 secolo d.C., un monumento straordinario ed imponente, sito dell'UNESCO dal 1985 e nominato Grand Site de France dal 2004.






Saint-Guilhem-le-Desert

Nelle Gole dell'Herault, in mezzo ad alte falesie, nel 804 d.C., Guilhem, cugino di Carlo Magno, fondò l'abbazia di Gellone, che divenne una tappa fondamentale nel cammino di Santiago. Nel XI secolo l'abbazia fu ricostruita ed è, ai giorni nostri, una delle più importanti testimonianze dell'arte romanica della Linguadoca. Attorno all'abbazia si sviluppa un piccolo borgo, inserito nel patrimonio mondiale dell'UNESCO insieme al vicinissimo Pont du Diable, uno dei più antichi ponti medievali di Francia. Il sito è anche nominato Grand Site de France.
Il ponte ci ha un po' delusi, mentre perdersi per i vicoletti di Saint-Guilhem è bellissimo, fino ad arrivare alla piazza principale dove un immenso platano fa ombra ai turisti che sorseggiano un buon bicchiere di vino. Molti, infatti, i venditori di vino che gestiscono un piccolo negozio di degustazione. provate il rosè, noi ne siamo stati conquistati. 







Aigues Mortes e le Saline

La cittadina di Aigues Mortes è interessante più per la sua cinta muraria che per la città in sé, che non ha nulla di diverso di tanti altri borghi in Linguadoca. Ma la cinta muraria è eccezionale e la sua vista vale la visita. E quando si è lì non si può evitare la visita alle saline, dalle quali si gode di uno spettacolare panorama sulle mura circondate dagli stagni di acqua rosa, dai quali viene estratto il famoso sale della Camargue.

Il tour di un paio d'ore con il trenino è decisamente turistico ma molto suggestivo. E poi la visita allo shop vale la pena solo per portarsi a casa vagonate di sale aromatizzato!  





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mercoledì 26 luglio 2017

I Baroni del Cielo - Pamela Williams



In fiera, come a tutti gli eventi che coinvolgono molte persone, si incontra gente di ogni tipo: persone simpatiche, persone antipatiche; persone interessanti e altre un po’ meno.
Qualche volta capita di conoscere persone che hanno davvero qualcosa da dire, e che lo fanno bene.
Una di queste è Pamela Williams, pseudonimo di Pamela Meleca, ed è di lei che oggi voglio parlare, in particolare del suo libro “I Baroni del Cielo”.

Ho conosciuto Pamela alla scorsa edizione del Rock In Comics a Somma Lombardo, evento del quale vi avevo parlato qui; durante la giornata Pamela ha presentato il suo libro e in più ho avuto l’occasione per scambiare qualche parola con lei.
Ci siamo poi riviste successivamente a Trecate e a Ricetto e, poiché abbiamo in comune alcune amicizie nell’ambiente cosplay, abbiamo approfondito la conoscenza reciproca. Devo dire di aver trovato in lei una ragazza molto gentile e disponibile, una cosplayer in gamba ed una persona molto alla mano.
Come ho già fatto in passato (vi ricordate di Alessia Palumbo?) ho voluto dare a Pamela e al suo libro un’opportunità: l’ho comprato e, con un ritardo di due mesi sulla tabella di marcia, a giugno l’ho letto;
ed ora, a distanza di un mese, ecco la mia recensione.

Iniziamo a dire che I Baroni del Cielo è il primo libro pubblicato da Pamela, per l’editore Sillabe di Sale; questa la sinossi presente sul sito dell’editore (così evito spoiler):

Quando la Signora di tutte le terre di Drakonar Rain decide di tornare alla Villa ereditata dall’amato nonno, non immagina certo che la sua vita possa venire sconvolta da avvenimenti eccitanti e situazioni mortalmente pericolose…
Ivy Drakeryan è la predestinata ignara del crudele destino che l’attende, immerso in una dimensione oscura della quale nemmeno lei ne è a conoscenza, almeno fino a quando non incontra il Demone da sempre imprigionato sotto i suoi  occhi che ne reclama il possesso, trascinandola in un’atmosfera carica di tenebre e di sensualità dove difficilmente Ivy riuscirà a ribellarsi e a resistere al lato oscuro della passione.
Tra incontri intriganti ed eventi inaspettati, la protagonista dovrà affrontare numerosi ostacoli che metteranno a repentaglio non soltanto la sua vita, ma anche quella delle persone più care.
Tenebre e sensualità, personaggi misteriosi ed intriganti, situazione magnetiche e giochi di seduzione eccitanti che non staccheranno il lettore fino all’ultima pagina.

Benché pensato come primo volume di una saga, potrebbe benissimo essere un romanzo autoconclusivo: il finale rimane sì aperto, ma la trama si chiude comunque senza un vero e proprio cliffhanger; e la cosa, in realtà, a me non dispiace affatto. Mi piacciono i libri che si concludono lasciando la possibilità di un altro volume ma senza l’urgenza di doverlo leggere.



I Baroni del Cielo è un fantasy un po’ atipico, dove la consueta ambientazione pseudo-medievale lascia il posto ad un mondo dal sapore vittoriano: innanzitutto l’ambientazione è in una villa e non in un castello; inoltre vengono affiancati come mezzi di trasporto cavalli, carrozze ed un aeroplano. Anche gli abiti dei protagonisti, e soprattutto di Ivy, rielaborano uno stile di inizio novecento, in chiave più moderna e quasi fumettosa. Si discosta un po’, quindi, dal fantasy classico che siamo tutti abituati a conoscere, e lo stile ricorda un po’ i manga giapponesi: soprattutto nei primi capitoli si ha l’impressione di leggere la versione romanzo di un manga. E se all’inizio la cosa destabilizza un po’, proseguendo la lettura è molto piacevole.

La trama è bella ed intrigante, ben bilanciata e soprattutto mai scontata.
E anche quando le vicende sembrano aver preso una direzione intuitiva, non manca mai il colpo di scena che lascia il lettore a bocca aperta, soprattutto nei capitoli finali.
I personaggi sono ben caratterizzati e portano il lettore ad immedesimarsi con essi oppure a detestarli: Ivy proprio non riuscivo a sopportarla, l’ho detestata per tutto il romanzo, non empatizzando mai con lei, con i suoi sentimenti e con le sue scelte. Ma come dico sempre, se un personaggio riesce a suscitare dei sentimenti nel lettore, che sia simpatia o, al contrario, insofferenza, significa che il personaggio è decisamente riuscito.
In alcuni passaggi la narrazione risulta un pochino criptica e alcune frasi ho dovuto rileggerle un paio di volte, ma nel complesso è un libro ben scritto, scorrevole e mai pesante.
I capitoli centrali, relativi ai sogni della protagonista, saranno la gioia dei lettori amanti delle atmosfere più horror: benché ad Ivy non succeda (quasi) nulla di male, l’ansia traspira dalle pagine, al punto che, leggendolo di sera prima di addormentarmi, mi sono spesso ritrovata a fissare gli angoli bui della stanza con un certo timore.
Non mi sono piaciute invece le scene erotiche, descritte in maniera troppo esplicita e con un linguaggio troppo grezzo, ai limiti del colloquiale, che poco si presta ad un romanzo; allo stesso modo mi ha infastidito molto il modo in cui Ivy esprime i suoi sentimenti nei confronti di Math, di Alex, o di chicchessia: uno stile molto shojo, o young adult che stride con il pubblico a cui è rivolto il romanzo.

Ma del resto qualche pecca un lavoro d’esordio deve pur averla, e in ogni caso questi sono peccati veniali che sono certo verranno corretti nei libri futuri; perché I Baroni del Cielo è in generale è un buon libro e un ottimo esordio che vi consiglio vivamente di leggere; ci sono dei dettagli da sistemare, ma Pamela ha talento e deve assolutamente continuare a scrivere!


Aspetto con ansia il prossimo volume!
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venerdì 7 luglio 2017

Fumetti al Ricetto 2017





























Avrei dovuto pubblicare questo post già da alcuni giorni, ma due settimane di pura follia la lavoro e un weekend a Stoccarda mi hanno fatto ritardare la pubblicazione.
Vi volevo parlare dell'evento Fumetti al Ricetto che si è tenuto a Ricetto di Candelo il 24-25 giungo scorso.

È l’ultima domenica di giugno, ultimo weekend di un mese all’insegna del caldo torrido.
Nonostante le temperature proibitive e il sole cocente, alle 13 ci mettiamo in macchina alla volta di Candelo (Bi), un piccolo comune conosciuto principalmente per il suo ricetto.



Il ricetto è una struttura fortificata, di origine medievale, situata all’interno di un paese, dove in origine si accumulavano i beni del signore locale o della popolazione (animali, foraggio, …) e, nel caso di attacchi, vi si rifugiava anche la popolazione.
A differenza di altri, analoghi ma ormai perduti che costellavano il Piemonte e il Biellese in particolare, il ricetto di Candelo è perfettamente conservato, avendo subito pochissimi rimaneggiamenti nel corso dei secoli.



È un esempio unico ed è uno dei meglio conservati d’Europa; è costruito quasi totalmente in ciottoli di fiume, comprese le stradine, chiamate rue, sulle quali è in effetti scomodo camminare. Anticamente le cellule, le unità abitative, erano utilizzate come cantina per la vinificazione e come essiccatoio per i prodotti agricoli. Tutt’oggi le cellule sono private ed in parte utilizzate per la conservazione del vino.



Inutile dire che questo monumento medievale è stupendo e consiglio a tutti di andare a visitarlo: è sempre aperto e vi si trovano numerose locande e osterie per una sosta; mi dicono poi che durante i mercatini di Natale il borgo sia magico.



Dal 2002 il ricetto fa parte dei Borghi più belli d’Italia, certificato ANCI, e dal 2007 è bandiera arancione del Touring Club Italiano.




Noi comunque ci siamo andati per un motivo ben preciso: l’evento Fumetti al Ricetto, al quale sono anni che lui vuole andare ma che è sempre saltato causa maltempo. Quest’anno no: il cielo è sereno e splende il sole. Persino troppo, forse, e il caldo ci fa desistere dal metterci in cosplay; un vero peccato perché c’è un’ampia zona a tema Game of Thrones, con tanto di trono di spade su cui fare le foto, e io avrei voluto sfoggiare il mio costume di Daenerys; ma all’idea di mettermi la parrucca stavo già male, quindi ho rinunciato e … tutti in borghese!!



E il bello degli eventi così piccoli è che c’erano un sacco di cosplayer che conosco, quasi tutti in borghese per via del caldo, con i quali abbiamo potuto chiacchierare tranquillamente, gironzolare per il borgo e, ovviamente, assistere alla gara cosplay. Perché se di Fiera del Fumetto si parla, non può mancare la gara, organizzata per l’occasione dai Moguwork.
Peccato solo che i partecipanti fossero pochi, perché come in tutte le gare da loro organizzate, i premi erano decisamente interessanti: addirittura un viaggio a Parigi per il Japan Expo. Non male davvero!

Se posso permettermi, consiglierei vivamente di riorganizzare la fiera in un periodo meno torrido, magari ad aprile, oppure ottobre, per permettere ai cosplayer di partecipare con costumi e armature troppo impegnativi per le temperature di fine giugno.


Per quanto riguarda noi, il borgo ci ha conquistati e torneremo sicuramente in autunno o primavera per scattare qualche foto a tema medievale, pertanto se passaste di lì non preoccupatevi di incontrare qualcuno vestito strano! XD


Foto by Persephone Grey
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mercoledì 14 giugno 2017

Cosplay, flame e stupidità: my 2 cents



Antefatto: questo è un post scritto di getto, con quello che mi passa per la testa ultimamente. Perdonate la sintassi a volte troppo colloquiale e il lessico sicuramente non all’altezza dei miei post consueti.

Sono entrata nel mondo del cosplay da relativamente poco tempo rispetto alla maggior parte delle persone che ho conosciuto: poco più di un anno e mezzo fa, all’iComix del Novembre 2015, ho partecipato alla mia prima fiera da cosplayer e non da semplice visitatrice in borghese. Ero stata ad un paio di eventi in precedenza (Galliate Comix e Games Week 2015),grazie ai quali ho scoperto un mondo divertente, dove conoscere persone nuove, nerd come me, un mondo del quale ho voluto fare parte attivamente.

Tutto questa premessa per dire che ho iniziato a fare cosplay perché mi piace e continuerò a farlo perché mi diverto e perché ho conosciuto finora molta gente carina, simpatica, socievole. Amo fare la scema in fiera, fermarmi a fare foto, chiederne io ad altri, senza mai prendermi sul serio, perché no, non riesco a prendermi sul serio vestita da Pollon o con una mascherina nera sugli occhi.




E allora, perché questo post? Perché ultimamente vedo sui social una proliferazione assurda di flame, insulti, discussioni inutili che non mi sta piacendo affatto. Vedo un netto contrasto tra l’atmosfera che si respira in fiera e quello che leggo sui social. È vero, internet è pieno di troll e leoni da tastiera da prima che comparissero facebook & Co, ma ultimamente mi pare che la cosa stia sfuggendo di mano.
Vedo post creati appositamente per provocare un flame, cosplayer che prendono per il culo altri cosplayer o chi non fa parte di questo mondo per motivazioni non meglio precisate, persone che si arrogano il diritto di criticare e pretendono di dire chi può fare o non fare cosa.

BASTA!

Credo sia il caso di fare tutti quanti un passo indietro, rivedere le nostre priorità e l’atteggiamento che abbiamo nei confronti degli altri.

IL COSPLAY E’ UN PASSATEMPO, NON UN LAVORO. Forse qualcuno riesce a viverci, ma per la maggior parte di noi è e rimarrà un passatempo. Facciamocene una ragione, una volta per tutte! E in quanto passatempo va affrontato come tale; invece aprendo i vari gruppi facebook dedicati non trovo altro che rivalità, lamentele perché non si è stati premiati ad una gara o perché in giuria c’è quel cosplayer piuttosto che un altro … ma perché? Perché inacidirsi il sangue quando si potrebbe tranquillamente andare tutti d’amore e d’accordo? 



Ricordiamoci che essere famosi nel cosplay non significa nulla. Non si è FAMOSI, si è CONOSCIUTI NELL’AMBIENTE. C’è una grossa differenza. Nessun cosplayer verrà chiamato per essere intervistato dalla D’Urso o da Mentana; nessuno, per quanto conosciuto in ambito cosplay, verrà fermato per strada, nessuno di noi diventerà FAMOSO. Tutti continueremo a recarci al supermercato senza problemi. Fidatevi, sarà così.

Proprio per questo nel mondo del cosplay c’è spazio per tutti e ognuno di noi può diventare più o meno CONOSCIUTO (non famoso) per le sue capacità: chi è un ottimo costumista, chi un make up artist con i controfiocchi, chi è bravo a costruire armature, chi è particolarmente somigliante ad un personaggio … insomma ognuno può trovare la propria strada, farsi conoscere e apprezzare, senza per questo denigrare quella degli altri. 



Per quanto mi riguarda credo che l’unica cosa che so fare davvero bene sia scrivere, e quindi ho ripreso in mano questo blog ed eccomi qui. Ci guadagnerò? Non credo proprio… ma non è questo il mio obiettivo. Sento di avere delle cose da dire e mi sono creata questo spazio per farlo. Vi romperò le scatole spammandovi questo blog in tutte le salse? OVVIAMENTE! Mi arrabbierò se qualcun altro ne dovesse aprire uno? CERTO CHE NO! 
Perché dovrei?


Basta criticare, basta accanirsi gli uni contro gli altri! 
Rispettiamoci e rispettiamo le scelte altrui. Ad esempio io non amo i cosplay gratuitamente nudi, come i mashup di Slave Leia + qualsiasi altro personaggio a scelta (in realtà non amo i mahup in generale ma questa è un’altra storia …), ma di sicuro non vado ad inveire su facebook contro le ragazze che lo fanno. Scelta loro, punto. Io preferisco un cosplay più fedele all’originale quindi mi atterrò a questa mia scelta, ma è una decisione mia personale. 

Il fatto che non mi piaccia l’idea di un tipo di costume, non mi autorizza a screditare pubblicamente chi lo fa

Come nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a screditare chicchessia solo perché fa l’ennesimo cosplay di Harley Quinn o di Elsa, perché fa una versione alternativa di un personaggio, perché fa crossplay, perché fa una versione genderbend, perché il cosplay non è perfetto nei minimi particolari, perché … (aggiungeteci quello che volete). IL COSPLAY E’ UN PASSATEMPO! E se vogliamo anche una forma d’arte, e come tale ognuno sceglie l’espressione che meglio lo rappresenta.



Idem per il discorso Patreon; nemmeno io condivido l’idea di vendere le mie foto, soprattutto senza veli, ma non per questo mi sento libera di definire “cagna” chi lo fa. Alcune ragazze vogliono vendere le loro foto? Libere di farlo. Se ci guadagnano meglio per loro. Io non ho nessun interesse a screditarle, tanto che a me non ne viene in tasca nulla. Posso dire che è una cosa che io non farei, ma io sono io, non sono loro.

Altro tormentone che mi ha dato molto fastidio ultimamente è il prendere in giro chi non conosce il cosplay e lo guarda con ignoranza e pregiudizio. Non è comportandosi in questo modo che si avvicinano le persone al cosplay; non è prendendole in giro o trattandole con superiorità che possiamo vincere i loro pregiudizi e invogliarli ad interessarsi a noi e a capire di più ciò che facciamo. Trattiamo gli “esterni” con rispetto, spiegando loro che non è una cosa stupida, ma che è un ambiente sano, divertente, stimolante. 

Però poi creiamolo questo mondo che vogliamo far conoscere agli altri!



A costo di sembrare retorica vi dirò: c'è già tanta bruttezza a questo mondo, tante occasioni per far sentire le persone inappropriate (vi rimando, a proposito, al mio articolo sul Blue Whale nel Bosone), necessità di creare delle challenge per provare a sentirsi felici; noi abbiamo la possibilità di giocare e divertirci con i nostri personaggi preferiti, di tornare bambini anche solo per qualche ora.

Non roviniamo tutto con la stupidità.

PS: tutte le foto in questo post sono VOLUTAMENTE brutte foto, prese da facebook e per lo più fatte con il cellulare. questo perché ritengo che siano quelle che incarnano meglio ciò che io penso debba essere lo spirito di una fiera. non me ne vogliano le persone immortalate, ma siamo più belli così!   
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martedì 30 maggio 2017

Epices and Love



La maggior parte delle persone che conosco sognano di visitare i paesi del Nord Europa, le città di Londra, Berlino, Amsterdam. Paesi anglosassoni o germanici che hanno di sicuro un grande appeal per storia e tradizioni, ma che su di me, a parte qualche rara eccezione, non hanno un particolare effetto.
Io ho sempre nutrito interesse verso i paesi del mediterraneo e del mondo arabo, affascinata dalla loro cultura e dall’arte, così particolari e ricche.
Nella mia mente al freddo, grigio e austero nord Europa ho sempre preferito gli assolati, caldi e caotici paesi dell’area magrebina o mediorientale.
Alla nebbia di Londra preferirei il caldo di Granada, ad una birreria di Monaco di Baviera un Riad di Marrakesh, a Stonenge preferisco la città di Petra, in Giordania.
Sono paesi difficili quelli appartenenti al mondo arabo, ora più che mai, ma non bisogna dimenticare che sono stati luoghi culla di una civiltà ricca e raffinata, le cui propaggini arrivano fino all’Europa, in Andalusia e, sotto certi aspetti, anche in Sicilia.

Amando così tanto il mondo arabo e in generale il bacino del Mediterraneo, pur avendolo visitato troppo poco, ho una passione viscerale per le spezie. Quei profumi e sapori, intensi, avvolgenti, penetranti.
Non mi bastano mai, ne comprerei in continuazione e, grazie al fatto che se conservate ben chiuse si mantengono a lungo, ne compro quantità spropositate ogni volta che ne ho l’occasione: in Grecia ho comprato un mix di Origano e Timo di Kalymnos; al mercato della Boqueria a Barcellona ho acquistato dei misti per pollo e verdure, in Sicilia l’origano di Erice. Ogni anno poi, durante la fiera dell’artigianato, ne faccio sempre una bella scorta allo stand di Epices and Love, nella zona francese. L’anno scorso poi ho comprato anche dei misti piccanti in uno stand calabrese …
Insomma, come mi ha detto tempo fa un amico, ho talmente tante spezie che nel 1400 mi ci sarei comprata uno stato!

E se si parla di spezie, non posso certo dimenticare l’India, con i suoi sapori particolari, quei profumi e i piatti così caratteristici. Non sono mai stata in India ma un viaggio lì lo vorrei fare, prima o poi.

Visto che tra le cose che mi riesce meglio fare, una di queste è cucinare, amo sperimentare ricette dal gusto esotico; volevo quindi proporvene due che ricordano molto i paesi magrebini e l’India: un pollo al curry e un cous cous con pollo e verdure.
Lui è stato, ovviamente, obbligato ad assaggiarle entrambe, e devo dire che ne è stato entusiasta!
Per quanto riguarda il curry ho utilizzato quello in vendita nei supermercati, niente di particolare. Invece il masala piccante e le spezie per la tajine le ho prese alla scorsa fiera dell’artigianato.
Però si possono acquistare tranquillamente online.
La cosa divertente di queste due ricette è che le ho preparate praticamente insieme: avevo invitato un’amica a cena il sabato sera, avendole promesso il mio mitico cous cous; con la carne avanzata e la verdura, ho poi quasi improvvisato il pollo al curry la domenica sera, di ritorno da una fiera. Ovviamente la verdura può essere sostituita da altra a vostra scelta.

Pollo al curry con riso e verdure stufate con masala piccante

Dosi per due persone, però abbondanti perché quando l’ho preparato a pranzo non avevamo mangiato niente:
300g di riso (l’ideale sarebbe il basmati, ma io ho usato un normale riso roma)
200g di petto di pollo (non importa se intero o a fettine)
Mezzo peperone giallo e mezzo rosso
Mezza cipolla
Una zucchina grande o due piccole
Una costa di sedano
Tre o quattro pomodori ramati
Farina
Curry
Masala piccante
Sale
Olio

Per prima cosa mettete a bollire l’acqua per il riso; non dovete metterne troppa, perché poi farete una specie di cottura basmati.
Quando bolle, salate e buttate il riso. Il riso cuocendo dovrà assorbire la maggior parte dell’acqua in modo che l’amido non venga lavato via quando lo scolerete; in questo modo resterà più cremoso e saporito e non avrà l’aspetto slavato del riso bollito da ospedale o da mensa aziendale.
Affettate le verdure a pezzetti piuttosto piccoli quindi in un wok mettete un pochino d’olio (ne basta davvero poco) e fateci rosolare la cipolla; aggiungete poi in sequenza il peperone, le zucchine e il sedano. Fate rosolare tutto per bene quindi aggiungete un po’ d’acqua di cottura del riso. Lasciate cuocere cinque minuti quindi aggiungete i pomodori. Al termine della cottura aggiustate di sale e aggiungete un cucchiaino di masala piccante; quanto dipende da voi e da quanto è piccante il masala. Io ne ho messo un cucchiaino da caffè scarso perché non volevo esagerare con i sapori avendo già il curry sul pollo.
Nel frattempo tagliate a tocchetti il pollo; a parte preparate della farina miscelata con il curry, quanto dipende sempre dal vostro gusto; infarinate i tocchetti di pollo con questa miscela di farina e curry e metteteli in una padella con un filo di olio, quando sono rosolati bagnateli con un po’ d’acqua di cottura del riso, aggiungete un po’ del misto di farina e curry e abbassate la fiamma. La farina e l’amido del riso contribuiranno a creare una salsina cremosa nella padella, mentre il pollo finisce di cuocere.
Quando è tutto cotto prendete due piatti grandi e disponete separatamente il riso bollito e scolato, le verdure e il pollo.

Se ne avete voglia potete accompagnarlo con un vino bianco fruttato servito fresco

Cous Cous con pollo e verdure

Dosi per due persone
200 g di cous cous medio
200g di petto di pollo (non importa se intero o a fettine)
Mezzo peperone giallo e mezzo rosso
Mezza cipolla
Una zucchina grande o due piccole
Una costa di sedano
Un broccolo
Tre o quattro pomodori ramati
Farina
Spezie per la Tajine
Olio
Sale

Mettere a bollire l’acqua per il cous cous, che vi servirà anche per mantenere bagnate le verdure, quindi abbondate. Quando bolle salatela e abbassate la fiamma in modo che si mantenga calda.
A parte affettate la cipolla e il broccolo e metteteli in un wok con olio e iniziate la cottura. È importante che le cimette di broccolo siano tagliate a tocchetti molto piccoli, altrimenti rimarranno troppo duri.
A parte preparate della farina miscelata con le spezie per la tajine, quanto dipende sempre dal vostro gusto; infarinate i tocchetti di pollo con questa miscela e aggiungeteli ai broccoli.
Fate rosolare bene i tutto, quindi aggiungete tutte le altre verdure tagliate a tocchetti. Bagnate abbondantemente con l’acqua che avevate messo a bollire nel frattempo e lasciate cuocere con un coperchio.
Quando le verdure e il pollo sono cotti aggiustate di sale e, se volete, potete aggiungere ancora un cucchiaino di spezie, o addirittura la miscela di farina e spezie, avendo cura di mescolare bene.
In una ciotola mettete il cous cous medio e copritelo con l’acqua bollente seconodo le indicazioni riportate sulla confezione, aggiungete un filo d’olio d’oliva e lasciate riposare fino a quando l’acqua non sarà stata completamente assorbita.
A questo punto a me piace aggiungerlo al condimento, mischiarli bene e solo dopo servirlo nei piatti, ma potete anche servire cous cous e condimento separatamente.

L’abbiamo accompagnato con un vino rosso fresco e frizzante.

Buon appetito!


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