mercoledì 18 gennaio 2017

Assassin's Creed - il film



Il 2016, per quanto riguarda le uscite cinematografiche, può decisamente essere definito un’ottima annata (permettetemi la citazione), e il 2017 sembra non voler essere da meno, esordendo col botto lo scorso 4 gennaio con l’attesissimo Assassin’s Creed.
Purtroppo non sono riuscita ad andare al cinema nella prima settimana di permanenza nelle sale, ma ho dovuto aspettare lo scorso venerdì. Nel frattempo ho letto e sentito in merito molti pareri contrastanti: chi lo descrive come una “cagata pazzesca” in stile Corazzata Potemkin, chi lo osanna come un capolavoro.
Come sempre in questi casi, sono andata al cinema con poche aspettative, pensando che, se a livello cinematografico fosse mancato proprio tutto, almeno per un paio d’ore ci sarebbe stato il culo di Fassbender proiettato sul maxi schermo. Not so bad.
Ma partiamo dalla trama.
Callum Lynch è un dead man walking, ovvero un omicida condannato a morte, la cui esecuzione è in realtà una messinscena architettata da parte della Fondazione Abstergo; questa Fondazione è alla ricerca della Mela dell’Eden, e si vuole servire di Callum per connetterlo ad una macchina chiamata Animus, che gli consentirà di rivivere i ricordi di un antenato spagnolo vissuto nel 1492, un certo Aguilar de Nerha, appartenente alla Confraternita degli Assassini (ovviamente, perché se no mica si sarebbe intitolato Assassin's Creed), che per ultimo ha avuto in suo possesso la Mela dell’Eden.
Senza andare nel dettaglio della trama per non spoilerare troppo, devo dire che a me il film è piaciuto, molto.
D’accordo, non è un film che nominerei per l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, però è ben girato e molto godibile. La trama è semplice, anche se forse un po’ scontata, ma comunque ben raccontata e gestita, e il fatto che sia ispirata alla saga videoludica, ma non strettamente legata ad essa, la rende fruibile anche al pubblico non gamer.
C’è un cattivo (o dei cattivi in questo caso) che cercano un manufatto per controllare l’umanità; c’è un protagonista figo e tormentato, mainagioia al punto giusto, che nel corso della trama prende coscienza di sé e di quale sia la cosa giusta da fare.


Ci sono un paio di belle ragazze, una delle quali cazzuta quanto il protagonista, il cui costume diventerà il sogno proibito di numerose cosplayer nel prossimo futuro; ci sono effetti speciali notevoli, combattimenti forse più realistici di quelli del videogame e inseguimenti al cardiopalma degni dei migliori parkouristi, in pieno stile Assassin’s Creed.
Insomma, non è un film da intellettuali, ma cosa si può pretendere da una pellicola tratta da un videogame?
Ho accennato agli effetti speciali, e devo dire che sotto questo punto di vista sono veramente ottimi e mai gratuiti, in particolare quelli relativi all’Animus, che rendono molto bene l’idea del passaggio attraverso le “due dimensioni” (passatemi il termine …).
Parlando appunto delle due differenti dimensioni lungo cui si dipana la storia, personalmente ho apprezzato molto la scelta fotografica di rendere visivamente diversi, quasi opposti, i due filoni narrativi: il primo, il presente nella struttura madrilena, ha una dominante blu, scura e fredda, con una sensazione di estrema pulizia e ordine che pervade tutto, come passare le mani su una superficie metallica, liscia e asettica.


Il secondo, il passato nell'Andalusia quattrocentesca, è invece luminoso, caldo, rosso e polveroso: nelle scene se ne avverte quasi la ruvidezza, l’odore di sudore, il vento secco sulla pelle e l’odore delle spezie.


In sostanza, un film piacevole, che appaga gli occhi e la voglia di adrenalina, che fa andare in sollucchero gli amanti della saga e si va guardare da chi invece non ci ha mai giocato.

… e poi il culo di Fassbender, che ve lo dico a fare!

Voto: 7,5
Ph. Credits: Google



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domenica 15 gennaio 2017

Serial Crush


A chi non è mai capitato di prendersi, almeno una volta, una cotta, tanto clamorosa quanto platonica, per un attore di una serie tv? Dai, lo so che tutte voi donzelle avevate le pareti delle vostre stanze tappezzate con i poster di James Van Der Beek o Joshua Jackson (Dawson’s Creek), di Jared Padalecki o Milo Ventimiglia (Gilmore Girls), o, se avete qualche anno meno di me, di uno dei fratelli Salvatore (The Vampire Diaries).
Ecco, io in realtà ho sempre avuto gusti particolari per quanto riguarda le serie tv: Beverly Hills 90210 non mi ha mai appassionata, ma forse allora ero troppo piccina, e ancora meno mi attiravano Dawson e la sua cricca. Quindi mentre tutte le mie compagne di classe si strappavano i capelli per le vicende del teen drama di turno, io mi innamoravo dei camici bianchi del Chicago General Hospital. Letteralmente.
E.R. – Medici in Prima Linea (ci tengo al titolo italiano!) è la mia serie del cuore, quella di cui ho seguito tutte, e dico tutte, le 15 stagioni, rigorosamente in prima serata su Rai 2, quando la parola streaming non era ancora stata inventata.


E tra le barelle del Pronto Soccorso il mio cuore ha iniziato a battere per il dottor John Carter, interpretato da un allora giovanissimo Noah Wyle. Non ridete, suvvia! Lo so che non è esattamente l’emblema del manzo, ma ero giovane e ingenua allora. La mia passione per il dottor Carter è durata fino a quando nelle corsie del Chigago General ha fatto la sua comparsa il dottor Gates, alias John Stamos, un figone che ancora oggi, a 53 anni, mi fa ribollire gli ormoni! Non per nulla è stato sposato con Rebecca Romijn. Ca va sans dire…


Nel frattempo, e siamo ai miei vent’anni, madre (perché in fondo era lei che deteneva il vero potere sul telecomando!) decide di farmi appassionare ad un altro medical drama, che in realtà è più drama che medical: Grey’s Anatomy. I miei ormoni rimangono stranamente abbastanza indifferenti alla fauna del Seattle General, e pensavo che il fascino del camice bianco fosse per me limitato alla città di Chicago. Ahahahahaha … ingenua! Non avevo calcolato Jesse Williams, aka dott. Avery, un mulatto dagli occhi verdi che ciao proprio!
È poi la volta di Spartacus, e del bellissimo e purtroppo rimpianto Andy Withfield, il primo e gnocchissimo protagonista della serie Starz; in realtà tutto il cast è un catalogo di manzi da paura; cioè, di Manu Bennet ne vogliamo parlare?


Venendo ai giorni recenti, il mio cuore ha battuto intensamente per il King of the North Richard Madden, ahimè fatto fuori alla fine della terza stagione insieme a mezza casata Stark (maledetti Frey!). Ammetto che George R.R. Martin si è beccato molti e sanguinosi insulti da parte mia per questa dipartita.
Al momento grandi gioie me le stanno dando le serie CW; del resto i supereroi hanno sempre il loro fascino!

Stephen Amell (Arrow) ha una fisicità pazzesca e un sex appeal notevole anche quando prende a martellate un copertone (!!!); peccato che con il copertone condivida anche l’espressività recitativa!
E poi Wentwoth Miller … ah, Wentworth Miller! Lo avevo più o meno catalogato tra i materassabili ai tempi di Prison Break e me lo ritrovo undici anni dopo nei gelidi panni di Capitan Cold in Legends of Tomorrow: sguardo azzurro ghiaccio, sorriso malandrino e un accento strascicato da bad boy che apriti cielo!
Non è un caso che ho iniziato un rewatch di Prison Break dalla prima, gloriosa stagione.



Per la gioia dei maschietti, prossimamente farò un post con le attrici gnocche delle serie tv! si accettano suggerimenti!!!

Ph Credits: Google
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martedì 3 gennaio 2017

Quantico... quando l'FBI provoca mal di testa!




Le feste natalizie, si sa, invitano all’ozio; con il buio e il freddo chiusi fuori dalla porta, non c’è nulla di meglio di una serata passata accoccolati sul divano, sotto una copertina, con una bella serie tv.
Io e lui abbiamo approfittato di una di queste occasioni per un binge-watching di Quantico, seconda stagione, prima midseason, che avevamo lasciato in sospeso dopo esserci divorati la prima stagione nell’estate.

Quantico, una serie che vi consiglio caldamente se amate i telefilm ad alto tasso di mal di testa! Tanti, forse troppi personaggi, una trama sì avvincente e ricca di colpi di scena, ma altrettanto caotica, confusa e spesso disorientante, che vi faranno esclamare più di una volta “Ma cosa sta succedendo?”.
E se nella prima stagione avevo subito adocchiato il principale sospettato, nella seconda nemmeno i miei sensi di ragno (che non ho …) riescono a districarsi tra nemici che sono amici, amici che sono nemici, amici che sono nemici e poi di nuovo amici … scusate, ho di nuovo mal di testa …

Al centro delle vicende c’è Alex Parrish, recluta dell’FBI a Quantico, interpretata dalla bellissima Priyanka Chopra, Miss Mondo 2000, che rimane coinvolta nell’esplosione alla Grand Central Station a New York, ma ne esce miracolosamente illesa; viene però accusata di essere la terrorista e diventa l’oggetto di una gigantesca caccia all’uomo che coinvolge anche i suoi ex compagni di addestramento. Alex dovrà non solo scagionare se stessa, ma anche trovare il vero terrorista, che scopriremo essere un membro dell’FBI.
Come se ciò non fosse già abbastanza complicato, la trama è divisa in due storyline distinte ma allo stesso tempo intrecciate: una è quella del presente e dell’attentato, la seconda invece è un flashback nel passato durante l’addestramento a Quantico, nel quale viene svelata, episodio dopo episodio, la genesi dei rapporti interpersonali che si vedono nel presente.
Nella seconda stagione troviamo uno schema analogo, con Alex questa volta recluta della CIA nel passato e unica in grado di sventare di nuovo un attacco terroristico nel presente.
Inutile dire che tutti, tranne Alex, fanno il doppio gioco, triplo gioco, quadruplo, quintuplo, e non è mai possibile dire con esattezza se un personaggio è amico di Alex oppure nemico, se sia una spia o se sia a sua volta spiato; non si può mai essere sicuri di nulla. Ogni dettaglio potrebbe essere rivelatore di qualcosa che magari poi si scopre non avere importanza ai fini ultimi delle vicende; ogni parola, frase o gesto deve essere tenuta in considerazione. Inoltre tutti nascondono dei segreti nel loro passato, tutti hanno qualcosa che non vogliono far sapere agli altri, e che li rende potenzialmente sospetti.
Insomma, un gran casino!

Però, mal di testa a parte, Quantico è un’ottima serie, ben girata e ben recitata, anche se forse, per quel che mi riguarda, pecca un po’ di eccesso di patinatura: i protagonisti sono tutti bellissimi, con fisici da modelli, sempre ben pettinati e truccati; nessuno ha mai un capello fuori posto, il trucco sbavato o gli abiti impolverati; insomma sembrano sempre appena usciti dalla copertina di Vogue, anche dopo una corsa di dodici chilometri.
I personaggi però sono ben caratterizzati e ben raccontati, ognuno con le proprie abitudini e manie che vengono piano piano svelate nel corso degli episodi.
Come ho già detto prima, la trama, seppur caotica, è avvincente e ricca di colpi di scena (forse pure troppi!) anche se ogni tanto perde di mordente e i collegamenti tra le vicende dei protagonisti sono al limite dell’incredibile; lo si nota soprattutto sulla lunga distanza, ovvero nella seconda midseason della prima stagione, e questo mi convince sempre di più della migliore qualità di serie più brevi, composte solo da una decina di episodi invece che dei canonici 22.
La seconda stagione, della quale si è appena conclusa la prima parte, è addirittura più contorta e complessa della prima, con continui cambi di fronte tra amici e nemici che non fanno altro che rendere il tutto incerto; vedremo come gli sceneggiatori hanno intenzione di districare gli eventi negli episodi a venire.

Voto: 7.5.  

Ph. Credits: Web
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martedì 27 dicembre 2016

Animali Fantastici e dove trovarli


 Avrei voluto pubblicare questa recensione molto prima, ma impegni improrogabili di lavoro mi hanno ostacolato; poi ci sono state le abbuffate di Natale e ... ma finalmente eccola!
Devo ammettere che è stato difficile convincere una babbana come me a vedere al cinema Animali Fantastici e Dove Trovarli.
Perché io non sono una semplice babbana, sono la regina dei babbani! Io non ho mai letto un libro di Harry Potter e nemmeno ho visto i film. Non mi sono mai interessata alla saga del maghetto occhialuto, nonostante abbia molti amici Potterhead.
Però tra gli interpreti di Animali Fantastici figura un certo attore irlandese di nome Colin Farrell – e a me Colin piace, eccome se piace! – e poi sui social girano da giorni immagini di uno strano strano incrocio tra una talpa, un ornitorinco ed Eta Beta, persino più tenero di White Coffee Cat, che gli esperti chiamano Snaso.
Va beh, insomma, senza tirarla troppo per le lunghe, mi sono lasciata convincere e sono andata al cinema con poche aspettative.
E invece mi sono dovuta ricredere! Il film non è bello, di più! Dolce, ma non stucchevole, magico, divertente, ma con un finale un pochino amaro.
La trama è molto semplice, eppure ben gestita: Newt Scamander (un Eddie Redmayne perfetto per il ruolo, con quel suo essere vagamente disagiato e ingobbito) arriva a New York nel 1926 con una valigia piena di strane creature, le quali, in seguito ad un accidentale scambio di valigie con il nomag (l’equivalente USA di babbano) Jacob, si liberano. Newt e Jacob cercano di recuperarle con l’auto dell’ex-Auror Tina e di sua sorella Queenie. Il tutto in una new York dove i maghi sono visti con sospetto e sono costretti a nascondersi.

Gli effetti speciali sono favolosi: la valigia di Scamander è un regno incantato dove basta una tenda a separare un bosco fatato e un gelido mondo artico; e gli animali … oh! Gli animali!
Personalmente mi sono innamorata dell’Occamy, questo serpentello piumato dal becco d’oca, goloso di insetti e dalla particolare caratteristica di essere “aggiustospazioso”, ovvero di occupare perfettamente tutto lo spazio a sua disposizione, piccolo o grande che sia.
Poi ci sono l’Asticello, una sorta di baby groot, che Newt si porta sempre con sé; il Demiguise, un piccolo yeti con velleità di baby-sitter. E lo Snaso! Lo Snaso! Best personaggio ever!
Menzione speciale per la dolcezza della coppia Jacob-Queenie, un assortimento improbabile gestito dagli sceneggiatori e dagli interpreti con incredibile delicatezza (io poi Queenie la adoro proprio!)

Insomma, non vi dico altro nel caso non l’aveste ancora visto, ma vi consiglio caldamente di rimediare al più presto!  
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martedì 6 dicembre 2016

Alessia Palumbo - I Due Regni, La Città Intera



Io sono una divoratrice seriale di libri … no davvero, ho raggiunto vette da 40 libri l’anno e ho comprato un ebook reader anche per non avere pile di libri in giro per casa a prendere polvere.
Leggo più o meno qualunque cosa abbia almeno due frasi per pagina.
Il mio genere preferito è il fantasy: lessi il Signore degli Anelli in tempi non sospetti, quando Jackson non aveva ancora iniziato a girare il film, ho il libro completo delle Leggende di Earthsea e ho iniziato la saga di Geralt di Rivia, ma magari di questi parleremo un’altra volta.
Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché vorrei parlarvi di un libro fantasy di una giovane autrice che ho scoperto alla scorsa fiera di Galliate, ovvero I Due Regni – La Città Intera della giovanissima Alessia Palumbo (qui il link alla pagina facebook, qui quello al sito).
Iniziamo dalla trama, così come viene descritta dalla stessa autrice in quarta di copertina:

In un regno devastato dai conflitti fra maghi e guerrieri, la Città Intera è sorta, baluardo nella lotta contro chiunque possieda sangue magico.
In questo scenario si muove Farwel, decisa a riportare pace ed equilibro in un luogo dove imperversa solo timore e morte. In un fantasy, certamente non canonico, si muove la sfera umana dell’interiorità e di ogni sua sfumatura, non trovando il malvagio o il corrotto in un mostro da debellare o in una antica maledizione che pende sul capo indistinto della razza umana, ma dentro quegli stessi personaggi che creano e distruggono. Parallelamente alla vicenda, altri filoni narrativi si intrecciano, mostrando eventi del passato privi del dolore della Città Intera, ma carichi già di un nefasto presagio”.

Il libro è assolutamente meraviglioso, avvincente e appassionante; io non riuscivo a smettere di leggerlo! È un romanzo che si muove a metà tra un fantasy classico, incentrato sulla lotta tra bene e male, dove troviamo magia e combattimenti in stile cappa e spada, e un romanzo del tutto atipico per il genere, poiché mancano le creature soprannaturali che ritroviamo invece nei fantasy classici (un draghetto, però, amica mia, potevi metterlo, eh? Uno solo… piccino … sullo sfondo …), il mondo è quasi più simile a quello di un romanzo distopico, oscuro e decadente, e il nemico non è una minaccia esterna, ma l’umanità stessa, con i suoi limiti, le sue paure e pregiudizi.
Farwel, poi, non è l’eroina senza macchia e senza paura che va incontro al suo destino a testa alta e spada sguainata, come i grandi eroi, ma una donna (forte richiamo ai romanzi della Zimmer-Bradley) che non solo deve combattere contro coloro che vogliono sterminare i maghi, ma anche, e soprattutto, cercare di raccogliere i pezzi di se stessa e della sua vita, riparando agli errori del suo passato.
Interessante poi l’alternarsi di tre storie lungo il dipanarsi dei capitoli: le vicende della Farwel adulta e della sua lotta contro la Città Intera, le vicende della giovane Farwel all’accademia dove studia per diventare una maga, un romanzo nel romanzo che la nostra eroina legge nelle pause dello studio, tre filoni narrativi che si alternano e rincorrono nel libro.

Insomma, un libro che vi consiglio vivamente, sia che siate appassionati del genere, sia che vi avviciniate al fantasy per la prima volta.
Inoltre lo trovate anche in versione digitale, su Amazon, IBS o anche in fiera, cosa abbastanza insolita per quanto riguarda un autore emergente, e che, personalmente, ho apprezzato moltissimo, vista la mia conversione quasi completa all’e-book.

Io, intanto ho prenotato la copia cartacea numerata del secondo romanzo, perché l’importante è essere coerenti, sempre!

Foto Credits: pagina facebook I due Regni
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mercoledì 30 novembre 2016

iComix


Domenica 26 novembre, domenica di fiera; probabilmente è l’ultima dell’anno e l’ultima fino a Novegro, per questo motivo il Sindacato quasi al completo si stipa in una macchina e parte alla volta dell’iComix.
Quest’anno la fiera si svolge al Mediolanum Forum di Assago, sulla carta una location di un certo livello.
Sempre sulla carta la fiera avrebbe dovuto essere qualcosa di decisamente goloso, con nientemeno che la finale nazionale dell’Italian Cosplay Contest, il cui primo premio è un viaggio organizzato con destinazione Tokyo, ça va sans dire...
Sulla carta, quindi, tutto bello, divertente e molto geek …
Sulla carta, appunto.
Perché la realtà è stata ben diversa: la fiera si è svolta al Forum, sì, ma tipo nello scantinato, in un’area grande quanto un francobollo, con il palco buttato alla bell’è meglio in un angoletto vicino ad un ingresso laterale.
Mmm … grandioso …
Va beh, vorrà dire che l’area degli stand sarà ricca e molto interessante, giusto? Sbagliato … pochi stand e poco interessanti, nessuno dei quali catturava l’attenzione, o si distingueva dalla massa delle solite bancarelle tutte uguali di tutte le fiere.
Non che mi aspettassi una Novegro, ma in confronto a quella dello scorso anno una delusione proprio!
In dieci muniti l’area stand è girata, ci guardiamo in faccia: 
-che si fa? 
-Facciamo due foto 
… sì ma gli spazi interni non sono adeguati e non c’è un’area attrezzata per i fotografi … in esterno.. beh in esterno ci sono le scalinate del Forum, poco di più …
Va beh, consoliamoci con un caffè …
KAFFééé!!1!!1
BUONGIORNISSIMO!!
-basta fare gli scemi e cerchiamo il caffè. Dov’è l’area food?
-Mi dicono essere di là, dall’altra parte …
-No, non c’è …
-Ah, beh, sarà verso l’ingresso …
-No, niente …
-Ma dove si prende un caffè in questo posto?
*tizio a caso che passa* - guardate che dovete uscire e andare all’Autogrill
- ma siamo in cosplay!
- allora andate al Carrefour
- ma siamo in coslpay …
- eh, allora niente …
- ah … grazie
Non c’è nemmeno l’area food … nemmeno un posto dove prendere un caffè, una birra, dell’acqua …
No, non ci siamo proprio!
NOPE!
Voto alla fiera 4--, perché potrebbe, eccome se potrebbe, ma non si applica!

Se non altro il livello cosplay era molto molto alto, complice la finale dell’Italian Cosplay Contest.

Se non altro era presente un’area dedicata agli autori emergenti, tra i quali Alessia Palumbo con il suo “I Due Regni – La Città Intera”, ma di lei vi parlerò in un prossimo post.

Foto credits: IlMattiaLunardi
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lunedì 28 novembre 2016

Cambiamenti


Avevo lasciato in stato di abbandono questo blog perché era diventato uno spazio che ormai mi stava stretto: scrivere solo di arrampicata era diventato limitante.
Ho scoperto che mi piace fare altre cose, magari meno interessanti, magari meno divertenti, ma che fanno parte di me e della mia vita e non voglio più tenerle fuori da questo spazio che è mio e che vorrei somigliasse di più a quella che sono diventata.
Quindi si cambia!
Si cambia nome, e da “Climbing in Hades” si passa a “La Torre di Persephone”.
Si cambia look, più semplice nell'aspetto e nei colori, ma più interattivo e “social”.
Si cambia registro, e da blog tematico lo farò diventare una sorta di diario personale: scriverò quello che mi passa per la testa, anche di arrampicata, ma non solo!
Non so come, non so quando né con quale frequenza, ma so che lo voglio fare!
Una sorta di buon proposito per l’anno nuovo con un mese di anticipo!
Questo è solo l'inizio ... 

Stay tuned!!   

Immagine: Google
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