martedì 7 marzo 2017

Cartoomics 2017




Il 3-4-5 marzo scorso si è svolta al polo fieristico di Rho la fiera più grossa e importante del Nord Italia, con ben 21 edizioni alle spalle: Cartoomics.
La fiera occupava ben due padiglioni e vi posso assicurare che non sono pochi, visto che ho dovuto attraversarla di corsa domenica sera perché avevo dimenticato nei camerini il mio bastone da maga prima di tornare a casa. Sì, lo so, sono un genio.
Come sempre succede, il sabato è stata una giornata abbastanza vivibile: io e Alice abbiamo girato con calma la fiera, portando in coppia Daenerys (vedete la foto qui sopra di Fabio Ghezzi) e Melisandre; domenica invece mi hanno detto esserci stato un bordello assoluto, ma io la giornata l’ho passata dietro al palco in preda all’ansia pre-gara! XD
Ammetto che, vagabondando tra gli stand, l’area fumetti e l’area gaming non me le sono filate neanche di striscio; un po’ perché la prima, complici i molti stand di case editrici importanti (Panini Comics, Yamato, Bonelli, Star Comics), è sempre molto affollata, un po’ perché la mia esperienza da gamer è terminata circa venti anni fa (sigh) con il Super Nintendo.
In compenso ho gravitato molto a lungo nell'area fantasy e in zona palco.
Nel villaggio fantasy mi sento sempre a casa, vuoi perché sono sempre stata una divoratrice compulsiva di libri/film/serietv che comprendono maghi, draghi, cavalieri, duelli di cappa e spada, vuoi perché in quest’area si trova lo stand con la birra più buona di tutta la fiera, La Tana dell’Elfo (ve ne avevo già parlato nel post di Novegro). No davvero, cercatelo alle prossime fiere, se non l’avete ancora fatto, perché le loro birre e sono eccezionali! Io e i soci attraversavamo tutti e due i padiglioni, dall’area palco al Villaggio Medievale, solo per prendere la birra; non so se mi spiego.
Inoltre nell’area fantasy trovo sempre molti autori interessanti, che al contrario di Novegro non sono dislocati qui e là in mezzo agli altri stand, ma radunati tutti l’uno accanto all’altro, ed è quindi molto più facile individuarli; tra questi vi segnalo di nuovo la giovanissima Alessia Palumbo di cui vi avevo parlato qui e della quale vi riparlerò a breve.
In realtà ho preso qualche volantino e chissà che in futuro non scriva altre recensioni.
Tornando verso il palco abbiamo attraversato la fornitissima, ma molto cara, area food (4€ un cartoccino di patatine fritte …) e tutte le aree tematiche dedicate all’action e alla fantascienza. Erano presenti la sempre fantastica Umbrella Corporation con le scenografie e i figuranti di Resident Evil, un ring sul quale si svolgevano incontri di wrestling (!!!) e un intero spazio dedicato a Star Wars.
Come a Novegro, ma meno numerosi, nell’area palco erano posizionati alcuni stand gestiti direttamente da gruppi di cosplayer; tra tutti nomino soltanto il gruppo OnceUpon a Time Cosplay Italia, gestito dalla bravissima Stefania, perché li conosco personalmente e sono tutti davvero ottimi cosplayer, nonché molto simpatici e disponibili; e poi lui era presente allo stand il venerdì, nei panni di Rumplestiltskin, quindi sono un pochino di parte!


Come vi anticipavo domenica ho partecipato al Gran Cosplay Contest organizzato da EPICOS con il mio original fantasy (sopra una foto di me sul palco scattata da Mattia Lunardi). A parte l’attesa estenuante (ero la numero 54 interpretativa, dopo circa altri 30 non interpretativi), a parte l’ansia crescente, devo dire che sono soddisfatta della mia esibizione. Un mega grazie a lui e a tutti quelli che mi hanno tenuto compagnia dietro al palco.
Lo staff organizzativo di Epicos in questo senso si è rivelato assolutamente fantastico: due ragazze chiamavano i numeri con almeno una quindicina di esibizioni di anticipo, dando così il tempo di prepararsi; una volta in fila una ragazza si informava sulla traccia audio, sulla tempistica di ingresso e quant'altro; appena prima di entrare un altro membro dello staff si assicurava che chi necessitava di microfono lo avesse e di tutto quello ancora poteva servire un attimo prima dell’esibizione. Praticamente nulla è andato storto con circa un centinaio di esibizioni in tutto. Grandi!
L’unica nota veramente stonata, e mi spiace dirlo, erano i due presentatori troppo logorroici: eravamo in tanti cosplayer, davvero in tanti, e sarebbe stato preferibile una conduzione un po’ più rapida, perché la gara, premiazioni comprese, è terminata quando ormai il polo fieristico stava chiudendo, molti si erano già cambiati, qualcuno era già andato a casa, tutti eravamo distrutti!

A parte questo è stata una due giorni favolosa, organizzata molto meglio di Novegro, dove ho rivisto persone belle e ne ho conosciute di nuove altrettanto interessanti; dove ho visto dei cosplay meravigliosi e anche i miei sono stati apprezzati.

Ph Credits: Fabio Ghezzi - Ghez's incredible, Mattia Lunardi - Il Mattia Lunardi
Leggi tutto...

mercoledì 22 febbraio 2017

Wanna be Max Black





2 Broke girls è una serie TV del 2011 andata in onda per la prima volta sul canale statunitense CBS ed arrivata in Italia due anni dopo.
Protagoniste della serie sono Max Black, interpretata dalla prosperosa Kat Dennings, e Caroline Channing, interpretata da Beth Behrs, due ragazze che più diverse non potrebbero essere, ma che si trovano a lavorare nella medesima tavola calda nei sobborghi di Brooklyn. Max, dal difficile passato, cinica, irriverente, praticamente gestisce da sola il locale dove un giorno arriva Caroline a chiedere un lavoro millantando una serie di esperienze lavorative nel campo della ristorazione in realtà del tutto fasulle. Caroline è infatti una ex ereditiera caduta in disgrazia quando il padre viene arrestato per frode.



























Max prende Caroline sotto la sua ala protetrice e, oltre a diventare colleghe e coinquiline, tra le due si sviluppa una sincera amicizia, cementata dal sogno comune di aprire un negozio di cupcake, specialità nella quale Max eccelle.
Attorno alle due ragazze ruotano poi una serie di personaggi più o meno surreali che fanno da spunto a gag e battute, come il pervertito cuoco Oleg, il timido Han proprietario della tavola calda, il vecchio cassiere Earl, la prorompente vicina di casa Sophie.
Gli ingredienti per la riuscita di un’ottima sit-com, con poche pretese senza dubbio, ci sono tutti: dialoghi serrati e volgari al punto giusto (indimenticabile la scena in cui Max riprende un avventore del locale avvezzo a chiamarla con uno schiocco di dita fulminandolo con “Tu credi che questo sia il suono per chiedere attenzione. Io so che questo è il suono che fa seccare la mia vagina”), battute lontane dal politicamente corretto, principalmente a sfondo razzista, sessuale o comunque poco raffinate, personaggi stereotipati ma ben bilanciati tra loro: da un lato la mora, cinica, disillusa Max, dall’altro la bionda, ex ricca, sempre positiva Caroline. E infatti il mix ha funzionato perfettamente per le prime tre stagioni, ma poi qualcosa è mancato: forse un’innovazione, forse una ventata di freschezza nella scrittura, nelle storie o semplicemente nei personaggi, ma la magia non ha più funzionato. I dialoghi si sono fatti stantii, le battute già sentite, i personaggi sempre uguali a se stessi e alla lunga hanno stancato anche i fan più accaniti. Persino la storyline principale, quella che riguarda Max e Caroline e il loro sogno di aprire una pasticceria non procede: quando le ragazze sembrano fare un passo avanti, ecco che gli sceneggiatori gliene fanno fare due indietro, e la situazione non decolla mai.
Ora, dopo cinque stagioni, si sente il bisogno di una svolta oppure di una fine; è brutto dirlo ma nulla è per sempre, nemmeno le serie tv, specialmente se queste non funzionano più.
Però le due Girls mi mancheranno, soprattutto Max, con la quale mi sono sempre un po’ immedesimata.
Mi pace talmente tanto il personaggio di Max che ogni tanto mi diletto anche io nella preparazione dei cupcake e voglio condividere con voi la ricetta del più classico di questi dolci, il Red Velvet che ho preparato per San Valentino e che lui ha molto apprezzato!
Con la differenza che non ho utilizzato il colorante rosso in pasta ma il colorante liquido. Quanto? Circa 40 ml e i cupcake sono venuti di un bel colore rosso. Inoltre ho usato lo zucchero di canna invece dello zucchero bianco.
Avendoli fatti per San Valentino li ho decorati con dei cuori di zucchero rossi e bianchi, di quelli che si trovano tranquillamente nel reparto preparati per dolci del supermercato.
Qui sotto trovate la foto che ho scattato (con il cellulare ... ) ai miei cupcake!



Come vedete ho avuto qualche difficoltà con il frosting: è venuto buonissimo, dolce ma senza essere stucchevole, solo che non sono riuscita ad utilizzare la sac à poche e ho dovuto arrangiarmi con un cucchiaio a distribuire la crema sopra i dolcetti.
Fate anche attenzione alle dosi: la ricetta parla di 12 cupcake, io al sedicesimo pirottino riempito ho buttato l’impasto avanzato (sedici cupcake in due sono davvero too much!), ma credo ne sarebbero usciti ancora cinque o sei, quindi vate i vostri conti!

Per il resto, ricetta ampiamente approvata!!
Leggi tutto...

martedì 7 febbraio 2017

Festival del Fumetto 2017 - Winter Edition



Arriva febbraio e arriva anche una delle Fiere più importanti del Nord Italia: il Festival del Fumetto, aka Novegro.
Lo scorso weekend il ritrovo di tutti gli appassionati di fumetti, videogiochi, cosplay e tutto quanto può essere considerato nerd, è stato il polo fieristico di Novegro, per una intensa due giorni e ovviamente nemmeno io ho mancato l’appuntamento, nonostante un principio influenzale che mi avrebbe vista meglio a casa, con copertina, the caldo e Netflix.
C’è da dire che la tradizione del Novegro bagnato Novegro sfigato fortunato è stata mantenuta: nemmeno quest’anno il meteo ha aiutato e, dopo più di un mese di siccità, è arrivata una bella e intensa perturbazione che ha portato un tempo grigio e umido sabato e pioggia intensa domenica. Con buona pace di tutti coloro che si erano organizzati per gli shooting nel parco. Raga, se ne riparla a maggio forse!
Una fiera come questa merita due giorni, poiché il sabato è sempre più tranquillo e si riesce a girare molto bene tra gli stand; la domenica invece è un carnaio, ma lo avevo messo in conto e infatti l’idea era di stare prevalentemente nell’area palco; per quanto riguarda i cosplay, invece, ho deciso di fare doppietta fantasy e ho portato sabato il mio original, la Signora dei Draghi, Daenerys Targaryen la domenica (vedete due foto qui sotto).


Come vi dicevo il sabato la fiera è un po’ più vivibile e ho potuto godermi il tour dei padiglioni, che adesso vi racconto.
Primo stop, l’area food.
Cari i miei organizzatori o chi per voi, non so se amarvi tanto o odiarvi ancora di più per tutto il ben di Dio che c’è in quest’area! Io e lui siamo, ahimè, a dieta e sabato ci siamo portati il pranzo da casa; ma mi veniva da piangere a guardare tutto quello che c’era lì intorno, tra arancini, patatine fritte, panini, dolci giapponesi e addirittura la polenta … e che dire poi dello stand di caramelle e waffle nel padiglione centrale? Non potevo passarci davanti … O.O.
Domenica, invece, io mi sono lasciata tentare dalle patatine fritte alla paprika, lui da un arancino che ho guardato con somma golosità ... ma ho resistito, stoicamente. Alè!
Una menzione speciale va allo stand de La Tana dell’Elfo che ci ha deliziato con le sue ottime birre e il suo Latte di Unicorno; provateli alla prossima fiera!
A stomaco pieno si gironzola meglio verso il padiglione accanto, dedicato come di consueto al Potteraduno annuale: un intero spazio a tema dove ogni stand parlava di Hogwarts, magia e … Burrobirra! In effetti io ci sono andata solo per la burrobirra, ma i vari stand offrivano bacchette, sciarpe e cravatte delle diverse case di Hogwarts, giratempo e boccini alati, pozioni e spezie varie, libri, diari e chi lo desiderava poteva addirittura adottare una Puffola Pigmea.
Anche qui menzione speciale per la maga residente allo stand di Unicorn, Draghi, la Strega che ha voluto una foto con me il sabato; se andate sulla sua pagina facebook la potete vedere.
L’area più grossa era dedicata, ovviamente, agli stand di gadget e fumetti, come sempre ben nutrita e interessante, peccato solo che domenica si facesse davvero fatica a girare. Moltissimi gli stand di fumetti, action figure, Funko Pop, ma anche vari gadget, parrucche e lenti a contatto, giovani autori e disegnatori. Io come al solito perdo l’orientamento e mi ritrovo a vagare senza una meta precisa …
Molto valida l’idea di separare l’area fumetti e gadget da tutto ciò che è cosplay; in questa edizione, infatti, attorno al palco si trovavano tutti gli stand monotematici, così noi cosplayer abbiamo potuto tranquillamente stare nell’area palco ed avere tutti gli spazi per le foto senza dover continuamente migrare da un angolo all’altro della fiera. Quello che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stato, come ovvio, quello di Game of Thrones, con tanto di trono di spade su cui farsi fare una foto e poter gridare per un istante “I Sette Regni sono miei!!!!”.
C’erano anche il labirinto Horror di Epicos, dedicato ad American Horror Story, lo stand di Once Upon a Time e quello degli Avengers, la 501 Italica Garrison e la Rebel Italian Base per Star Wars, lo stand DC Comics e quello dedicato a Tomb Raider … e tutti quelli che mi sono dimenticata!
Difficile ricordarsi di tutti i partecipanti alla fiera, anche perché il livello dei cosplay era decisamente elevato, complimenti davvero a tutti quanti.
Ma una fiera così grande non può essere solo luci, ma ha anche le sue ombre; quindi passiamo alle note dolenti.
- Cari miei organizzatori, ma come vi è venuto in mente di mettere il guardaroba FUORI dai padiglioni? E di mettere i camerini per cambiarsi dietro il palco praticamente dalla parte opposta. Siamo a febbraio, nel nord Italia, dove piove e fa freddo; come potete pensare che un cosplayer possa, una volta cambiatosi, riattraversare due padiglioni, con tutto in mano e farsi venti minuti venti di coda al freddo e sotto la pioggia per raggiungere il guardaroba, magari con una bella parrucca nuova che si rovina, il make up che si scioglie e/o svariati centimetri di pelle nuda? Non ci siamo proprio! La prossima volta guardaroba e camerini DENTRO il padiglione e possibilmente attigui, grazie!
- Ragazzi, siamo a Novegro, una fiera in cui si reca qualche migliaio di visitatori ogni anno tra edizione invernale e primaverile, visitatori che pagano 11-15 € di biglietto. Possibile che non si riesca ad avere un ospite degno di una convention di queste proprorzioni? Possibile che alla Festa dell’Unicorno c’è stato Manu Bennet, al Palermo Comicon Maul Cosplay e Lucy Lowless e a Novegro nulla, ma proprio nulla? Mah …
- Domenica ho spesso e volentieri odiato la gente. Sì, proprio la gente, le persone! Non voglio passare per misantropa perché non lo sono, ma a volte mi sale proprio l’omicidio. Giusto per menzionare un paio di categorie insopportabili: quelli che fanno le foto a tradimento, mentre stai mangiando, mentre stai parlando, ridendo, sbadigliando, scaccolandoti … NO! Siamo in cosplay, siamo narcisisti per definizione e siamo venuti in fiera per farci fotografare (mica spendo 300€ di vestito e accessori per tenerli nell’armadio!), quindi CHIEDETECELO e lasciateci mettere in posa al meglio delle nostre possibilità (che tanto le foto imbarazzanti ce le fanno già gli amici!).
E poi che dire dei genii che vengono la domenica in fiera con i passeggini e si lamentano che non c’è spazio e, non riuscendo ad avanzare, ti passano su un piede o, peggio ancora sul vestito. NO! Amputami un piede ma non toccarmi il vestito! Altrimenti … spacco bottiglia e ammazzo famiglia!





Ma a parte questo è stata una bella fiera, mi sono molto divertita, ho rivisto persone che volevo salutare e conosciuto persone nuove! Il Festival del Fumetto è promosso, sempre e comunque!


Ph. Credits: Persephone Grey, Il Mattia Lunardi, uno sconosciuto in fiera XD
Leggi tutto...

giovedì 26 gennaio 2017

#idisagidelcosplay - Daenerys Targaryen




Daenerys della casa Targaryen, "Nata dalla tempesta", la prima del suo nome, regina degli Andali, dei Rhoynar e dei Primi Uomini, signora dei Sette Regni, protettrice del Regno, principessa di Roccia del Drago, Khaleesi del Grande Mare d'Erba, "la Non-bruciata", "Madre dei Draghi", regina di Meereen, "Distruttrice di catene".

Se non si fosse capito, nel Gioco dei Troni io tifo per i Targaryen. Perché hanno i draghi e io amo i draghi. Potevo, quindi, esimermi dal fare il cosplay della Madre dei Draghi? No, certo che no, anche se si tratta di un mainstream e a me non piacciono molto i cosplay troppo inflazionati.
Mannaggia a me e alle mie idee! Sembra facile imitare Daenerys, ma non lo è, per un cazzo!
La prima cosa che ho cercato è stata la parrucca, perché ho pensato “trovata quella, il resto sarà una passeggiata!” … ceeeeertooo! Credici!
Comunque, i Targaryen potevano mai avere un colore di capelli standard? Che ne so, un castano ramato o un nero corvino? No, loro hanno i capelli biondi con i riflessi argento (caro George R.R. Martin, io e te dovremo fare un discorsetto, prima o poi…) e la Khaleesi non poteva certo averli di un colore diverso. Peccato che io no ho a disposizione le risorse quasi illimitate della HBO, e volevo una parrucca adatta senza però vendermi anche un rene … c’è da dire che pure io sono una perfezionista e non la volevo né bianca (orrore!!) né grigia e possibilmente già acconciata; quindi ho trascorso ore su internet prima di riuscire a trovare la lace front del colore giusto, ma ce l’ho fatta: ho una parrucca di un biondo chiaro chiaro (ash blonde) già semi-acconciata. Semi-acconciata, perché ovviamente non mi va bene così come è, e schiavizzerò lui obbligandolo ad indossarla mentre la sistemo.
No, non avrete le foto …


Per il vestito non mi sono posta nemmeno il problema: considerando che non so cucire, l’ho commissionato ad un’amica sarta, che per semplificarmi l’esistenza ha il negozio ubicato ad un’ora e venti minuti di macchina da casa mia. Comodo.
Ultimo, ma non meno importante passo, il make up.
Partiamo dal semplice: Daenerys ha gli occhi azzurri, almeno nella serie; io ho gli occhi azzurri; quindi niente ricerca spasmodica di un paio di lenti azzurre graduate che mi non mi facciano sembrare un’aliena (sì so’ cecata! Se vi siete mai chiesti perché faccio solo cosplay di personaggi con gli occhi blu, questo è il motivo!). Un punto per me, evviva!
Però, e qui iniziano i però, non ho esattamente il viso di Emilia Clarke (magari!!!); quindi sotto con la base e il contouring.
Primo step, il fondotinta, poi il correttore per le occhiaie e quello per i brufoletti (ho quasi 33 anni, ma quando la smetteranno?), quindi un velo di cipria rosata per fissare il tutto. E siamo al momento del contouring sugli zigomi, sulla mascella e sulla fronte, possibilmente impiegando almeno venti minuti per sfumarlo bene che l’effetto pennellata di prova a me proprio fa cacare. E fino a qui niente di nuovo…
Labbra e occhi tutto tranquillo.
Ma la particolarità della Clarke sono le sopracciglia, grandi folte e scure, che persino Cara Delevigne gliele invidia! Avete presente quei bei tronchi che vanno di moda ultimamente? Bene … sappiate che le mie non si avvicinano neanche lontanamente a quelle della Clarke, ma proprio zero, niet, nein, nada de nada. Le mie sopracciglia sono sottili sottili, quattro peletti smorti che quasi non sanno nemmeno loro perché stanno lì, e pure belle distanti. Neanche a volerle far crescere selvagge si avvicinano a quelle della Khaleesi nazionale. Non ci siamo proprio.
Cari i miei make up artist di HBO, ma una ceretta a ‘sta povera ragazza non potevate fargliela? Una passata con la pinzetta, magari? Non potevate pensare a noi povere cosplayer che ci saremmo ritrovate a dover imitare cotanta peluria, pur avendo quattro peletti rattrappiti? No?
Va beh, io ci ho provato. Il risultato finale lo vedrete a Novegro, anche se ho pubblicato un'anteprima su Instagram.


Leggi tutto...

mercoledì 18 gennaio 2017

Assassin's Creed - il film



Il 2016, per quanto riguarda le uscite cinematografiche, può decisamente essere definito un’ottima annata (permettetemi la citazione), e il 2017 sembra non voler essere da meno, esordendo col botto lo scorso 4 gennaio con l’attesissimo Assassin’s Creed.
Purtroppo non sono riuscita ad andare al cinema nella prima settimana di permanenza nelle sale, ma ho dovuto aspettare lo scorso venerdì. Nel frattempo ho letto e sentito in merito molti pareri contrastanti: chi lo descrive come una “cagata pazzesca” in stile Corazzata Potemkin, chi lo osanna come un capolavoro.
Come sempre in questi casi, sono andata al cinema con poche aspettative, pensando che, se a livello cinematografico fosse mancato proprio tutto, almeno per un paio d’ore ci sarebbe stato il culo di Fassbender proiettato sul maxi schermo. Not so bad.
Ma partiamo dalla trama.
Callum Lynch è un dead man walking, ovvero un omicida condannato a morte, la cui esecuzione è in realtà una messinscena architettata da parte della Fondazione Abstergo; questa Fondazione è alla ricerca della Mela dell’Eden, e si vuole servire di Callum per connetterlo ad una macchina chiamata Animus, che gli consentirà di rivivere i ricordi di un antenato spagnolo vissuto nel 1492, un certo Aguilar de Nerha, appartenente alla Confraternita degli Assassini (ovviamente, perché se no mica si sarebbe intitolato Assassin's Creed), che per ultimo ha avuto in suo possesso la Mela dell’Eden.
Senza andare nel dettaglio della trama per non spoilerare troppo, devo dire che a me il film è piaciuto, molto.
D’accordo, non è un film che nominerei per l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, però è ben girato e molto godibile. La trama è semplice, anche se forse un po’ scontata, ma comunque ben raccontata e gestita, e il fatto che sia ispirata alla saga videoludica, ma non strettamente legata ad essa, la rende fruibile anche al pubblico non gamer.
C’è un cattivo (o dei cattivi in questo caso) che cercano un manufatto per controllare l’umanità; c’è un protagonista figo e tormentato, mainagioia al punto giusto, che nel corso della trama prende coscienza di sé e di quale sia la cosa giusta da fare.


Ci sono un paio di belle ragazze, una delle quali cazzuta quanto il protagonista, il cui costume diventerà il sogno proibito di numerose cosplayer nel prossimo futuro; ci sono effetti speciali notevoli, combattimenti forse più realistici di quelli del videogame e inseguimenti al cardiopalma degni dei migliori parkouristi, in pieno stile Assassin’s Creed.
Insomma, non è un film da intellettuali, ma cosa si può pretendere da una pellicola tratta da un videogame?
Ho accennato agli effetti speciali, e devo dire che sotto questo punto di vista sono veramente ottimi e mai gratuiti, in particolare quelli relativi all’Animus, che rendono molto bene l’idea del passaggio attraverso le “due dimensioni” (passatemi il termine …).
Parlando appunto delle due differenti dimensioni lungo cui si dipana la storia, personalmente ho apprezzato molto la scelta fotografica di rendere visivamente diversi, quasi opposti, i due filoni narrativi: il primo, il presente nella struttura madrilena, ha una dominante blu, scura e fredda, con una sensazione di estrema pulizia e ordine che pervade tutto, come passare le mani su una superficie metallica, liscia e asettica.


Il secondo, il passato nell'Andalusia quattrocentesca, è invece luminoso, caldo, rosso e polveroso: nelle scene se ne avverte quasi la ruvidezza, l’odore di sudore, il vento secco sulla pelle e l’odore delle spezie.


In sostanza, un film piacevole, che appaga gli occhi e la voglia di adrenalina, che fa andare in sollucchero gli amanti della saga e si va guardare da chi invece non ci ha mai giocato.

… e poi il culo di Fassbender, che ve lo dico a fare!

Voto: 7,5
Ph. Credits: Google



Leggi tutto...

domenica 15 gennaio 2017

Serial Crush


A chi non è mai capitato di prendersi, almeno una volta, una cotta, tanto clamorosa quanto platonica, per un attore di una serie tv? Dai, lo so che tutte voi donzelle avevate le pareti delle vostre stanze tappezzate con i poster di James Van Der Beek o Joshua Jackson (Dawson’s Creek), di Jared Padalecki o Milo Ventimiglia (Gilmore Girls), o, se avete qualche anno meno di me, di uno dei fratelli Salvatore (The Vampire Diaries).
Ecco, io in realtà ho sempre avuto gusti particolari per quanto riguarda le serie tv: Beverly Hills 90210 non mi ha mai appassionata, ma forse allora ero troppo piccina, e ancora meno mi attiravano Dawson e la sua cricca. Quindi mentre tutte le mie compagne di classe si strappavano i capelli per le vicende del teen drama di turno, io mi innamoravo dei camici bianchi del Chicago General Hospital. Letteralmente.
E.R. – Medici in Prima Linea (ci tengo al titolo italiano!) è la mia serie del cuore, quella di cui ho seguito tutte, e dico tutte, le 15 stagioni, rigorosamente in prima serata su Rai 2, quando la parola streaming non era ancora stata inventata.


E tra le barelle del Pronto Soccorso il mio cuore ha iniziato a battere per il dottor John Carter, interpretato da un allora giovanissimo Noah Wyle. Non ridete, suvvia! Lo so che non è esattamente l’emblema del manzo, ma ero giovane e ingenua allora. La mia passione per il dottor Carter è durata fino a quando nelle corsie del Chigago General ha fatto la sua comparsa il dottor Gates, alias John Stamos, un figone che ancora oggi, a 53 anni, mi fa ribollire gli ormoni! Non per nulla è stato sposato con Rebecca Romijn. Ca va sans dire…


Nel frattempo, e siamo ai miei vent’anni, madre (perché in fondo era lei che deteneva il vero potere sul telecomando!) decide di farmi appassionare ad un altro medical drama, che in realtà è più drama che medical: Grey’s Anatomy. I miei ormoni rimangono stranamente abbastanza indifferenti alla fauna del Seattle General, e pensavo che il fascino del camice bianco fosse per me limitato alla città di Chicago. Ahahahahaha … ingenua! Non avevo calcolato Jesse Williams, aka dott. Avery, un mulatto dagli occhi verdi che ciao proprio!
È poi la volta di Spartacus, e del bellissimo e purtroppo rimpianto Andy Withfield, il primo e gnocchissimo protagonista della serie Starz; in realtà tutto il cast è un catalogo di manzi da paura; cioè, di Manu Bennet ne vogliamo parlare?


Venendo ai giorni recenti, il mio cuore ha battuto intensamente per il King of the North Richard Madden, ahimè fatto fuori alla fine della terza stagione insieme a mezza casata Stark (maledetti Frey!). Ammetto che George R.R. Martin si è beccato molti e sanguinosi insulti da parte mia per questa dipartita.
Al momento grandi gioie me le stanno dando le serie CW; del resto i supereroi hanno sempre il loro fascino!

Stephen Amell (Arrow) ha una fisicità pazzesca e un sex appeal notevole anche quando prende a martellate un copertone (!!!); peccato che con il copertone condivida anche l’espressività recitativa!
E poi Wentwoth Miller … ah, Wentworth Miller! Lo avevo più o meno catalogato tra i materassabili ai tempi di Prison Break e me lo ritrovo undici anni dopo nei gelidi panni di Capitan Cold in Legends of Tomorrow: sguardo azzurro ghiaccio, sorriso malandrino e un accento strascicato da bad boy che apriti cielo!
Non è un caso che ho iniziato un rewatch di Prison Break dalla prima, gloriosa stagione.



Per la gioia dei maschietti, prossimamente farò un post con le attrici gnocche delle serie tv! si accettano suggerimenti!!!

Ph Credits: Google
Leggi tutto...

martedì 3 gennaio 2017

Quantico... quando l'FBI provoca mal di testa!




Le feste natalizie, si sa, invitano all’ozio; con il buio e il freddo chiusi fuori dalla porta, non c’è nulla di meglio di una serata passata accoccolati sul divano, sotto una copertina, con una bella serie tv.
Io e lui abbiamo approfittato di una di queste occasioni per un binge-watching di Quantico, seconda stagione, prima midseason, che avevamo lasciato in sospeso dopo esserci divorati la prima stagione nell’estate.

Quantico, una serie che vi consiglio caldamente se amate i telefilm ad alto tasso di mal di testa! Tanti, forse troppi personaggi, una trama sì avvincente e ricca di colpi di scena, ma altrettanto caotica, confusa e spesso disorientante, che vi faranno esclamare più di una volta “Ma cosa sta succedendo?”.
E se nella prima stagione avevo subito adocchiato il principale sospettato, nella seconda nemmeno i miei sensi di ragno (che non ho …) riescono a districarsi tra nemici che sono amici, amici che sono nemici, amici che sono nemici e poi di nuovo amici … scusate, ho di nuovo mal di testa …

Al centro delle vicende c’è Alex Parrish, recluta dell’FBI a Quantico, interpretata dalla bellissima Priyanka Chopra, Miss Mondo 2000, che rimane coinvolta nell’esplosione alla Grand Central Station a New York, ma ne esce miracolosamente illesa; viene però accusata di essere la terrorista e diventa l’oggetto di una gigantesca caccia all’uomo che coinvolge anche i suoi ex compagni di addestramento. Alex dovrà non solo scagionare se stessa, ma anche trovare il vero terrorista, che scopriremo essere un membro dell’FBI.
Come se ciò non fosse già abbastanza complicato, la trama è divisa in due storyline distinte ma allo stesso tempo intrecciate: una è quella del presente e dell’attentato, la seconda invece è un flashback nel passato durante l’addestramento a Quantico, nel quale viene svelata, episodio dopo episodio, la genesi dei rapporti interpersonali che si vedono nel presente.
Nella seconda stagione troviamo uno schema analogo, con Alex questa volta recluta della CIA nel passato e unica in grado di sventare di nuovo un attacco terroristico nel presente.
Inutile dire che tutti, tranne Alex, fanno il doppio gioco, triplo gioco, quadruplo, quintuplo, e non è mai possibile dire con esattezza se un personaggio è amico di Alex oppure nemico, se sia una spia o se sia a sua volta spiato; non si può mai essere sicuri di nulla. Ogni dettaglio potrebbe essere rivelatore di qualcosa che magari poi si scopre non avere importanza ai fini ultimi delle vicende; ogni parola, frase o gesto deve essere tenuta in considerazione. Inoltre tutti nascondono dei segreti nel loro passato, tutti hanno qualcosa che non vogliono far sapere agli altri, e che li rende potenzialmente sospetti.
Insomma, un gran casino!

Però, mal di testa a parte, Quantico è un’ottima serie, ben girata e ben recitata, anche se forse, per quel che mi riguarda, pecca un po’ di eccesso di patinatura: i protagonisti sono tutti bellissimi, con fisici da modelli, sempre ben pettinati e truccati; nessuno ha mai un capello fuori posto, il trucco sbavato o gli abiti impolverati; insomma sembrano sempre appena usciti dalla copertina di Vogue, anche dopo una corsa di dodici chilometri.
I personaggi però sono ben caratterizzati e ben raccontati, ognuno con le proprie abitudini e manie che vengono piano piano svelate nel corso degli episodi.
Come ho già detto prima, la trama, seppur caotica, è avvincente e ricca di colpi di scena (forse pure troppi!) anche se ogni tanto perde di mordente e i collegamenti tra le vicende dei protagonisti sono al limite dell’incredibile; lo si nota soprattutto sulla lunga distanza, ovvero nella seconda midseason della prima stagione, e questo mi convince sempre di più della migliore qualità di serie più brevi, composte solo da una decina di episodi invece che dei canonici 22.
La seconda stagione, della quale si è appena conclusa la prima parte, è addirittura più contorta e complessa della prima, con continui cambi di fronte tra amici e nemici che non fanno altro che rendere il tutto incerto; vedremo come gli sceneggiatori hanno intenzione di districare gli eventi negli episodi a venire.

Voto: 7.5.  

Ph. Credits: Web
Leggi tutto...